«Se e quando farò saltare in aria l’Iran?»
Trump rientra in anticipo da Camp David e annuncia decisioni forti
ROMA Gli Stati Uniti alzano l’allerta per gli americani in Medio Oriente sulla scia dei timori di una “rapida” escalation fra lo scontro in atto dell’Arabia Saudita e gli Houthi e l’alta tensione tra Teheran e Washington. Parlando di “cose molto importanti” all’orizzonte nella guerra contro l’Iran, il commander-in-chief è rientrato in anticipo da Campa David e ha ribadito di essere in una “fase decisionale” sulle sue prossime mosse. “La mia domanda è: se e quando farò saltare in aria l’intera nazione? È meglio che si comportino bene”, ha detto in un’intervista a Fox. Un attacco a stretto giro appare improbabile. Da settimane l’amministrazione ripete che una nuova fase del conflitto potrebbe aprisi dopo le elezioni di metà mandato di novembre. Inoltre il commander-in-chief ha in programma una fitta agenda di incontri nei prossimi giorni, prima all’Assemblea generale dell’Onu poi alla Casa Bianca dove riceverà il presidente cinese Xi Jinping. Una settimana quindi cruciale per raccogliere tutti gli elementi e delinerare la sua strategia. Martedì Trump incontrerà i paesi del Golfo per fare il punto sulla guerra in Iran e parlare delle prossime fasi. Nella girandola di appuntamenti previsti a New York – dalla presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez al sindaco Zohran Mamdani – non si può escludere che il commander-in-chief possa incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Da sempre favorevole agli incontri faccia a faccia, Trump si è infatti detto “aperto” a vederlo dopo che Teheran ha inviato un elenco di richieste per porre fine al conflitto. Le recenti minacce del presidente, che da giorni è tornato ad aleggiare lo spettro di una escalation contro l’Iran, potrebbero quindi rivelarsi una mossa negoziale per mettere sotto pressione la controparte e cercare una svolta al conflitto prima delle midterm. Chiudere la guerra a poche settimane dal voto aiuterebbe i repubblicani, molto indietro nei sondaggi e penalizzati da un conflitto che non piace agli americani. Pur ostentando pubblicamente sicurezza – fa notare il Washington Post – il presidente è consapevole della difficile situazione dei conservatori e sa che parte delle responsabilità sono sue. Per questo ha deciso di impegnarsi di più in campagna elettorale e di aumentare le spese dei suoi super pac a favore dei candidati conservatori. Risolvere il conflitto con Teheran aiuterebbe a smorzare la tensione in Medio Oriente, dove lo scontro fra gli houthi dello Yemen e l’Arabia Saudita prosegue. “Siamo in costante comunicazione con gli houthi e hanno concordato di non combattere con gli Stati Uniti” ha assicurato Trump rientrando alla casa Bianca in anticipo da Camp David, dove avrebbe dovuto restare l’intero fine settimana. Nessuna spiegazione ufficiale è stata fornita sul rientro anticipato, arrivato poco dopo la decisione del Dipartimento di Stato di alzare l’allerta per tutti gli americani in Medio Oriente esortandoli a “mantenere un livello di vigilanza più elevata” in seguito all'”ostilità” degli Houthi “sostenuti dall’Iran contro l’Arabia Saudita”. Il conflitto, ha aggiunto Washington, “rischia di subire una rapida escalation”. I ribelli yemeniti hanno intensificato la loro offensiva e preso di mira Riad dopo aver colpito venerdì un Eurofighter italiano fermo all’interno della base saudita di Ta’if. Un incidente che pone anche ai vertici della Difesa italiani una riflessione su eventuali rimodulazioni o nuove indicazioni per i contingenti impegnati dal marzo scorso nel Golfo, proprio a partire dalla nostra Task Force Arabia. Non si può escludere che nelle prossime ore, a partire da domani, il ministro Guido Crosetto possa ricevere il report richiesto al Capo di Stato maggiore della Difesa e al comandante Covi. Sulla base di quel rapporto farà le sue valutazioni. (Ansa)
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