Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 12:13
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 2 minuti
Cambia colore:
 

"Cosa mia 4", in appello un`assoluzione e sconti di pena

Un’assoluzione e riduzioni di pena, almeno in un caso, sostanziali. Non passa indenne lo scoglio del secondo grado il procedimento con rito abbreviato “Cosa mia 4”, che ha visto alla sbarra soggetti…

Pubblicato il: 05/05/2014 – 22:10
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

Un’assoluzione e riduzioni di pena, almeno in un caso, sostanziali. Non passa indenne lo scoglio del secondo grado il procedimento con rito abbreviato “Cosa mia 4”, che ha visto alla sbarra soggetti  di peso del clan Gallico, accusati a vario titolo di associazione mafiosa e intestazione fittizia dei beni. Al di là dell’assoluzione di Rocco Gallico, in primo grado condannato a sei anni di carcere, rilevante è la riduzione di condanna disposta dalla Corte per Carmelo Gallico, che passa dai vent’anni di reclusione rimediati in primo grado ai dodici disposti dai giudici d’appello, che non lo ha riconosciuto come capo promotore dell’associazione. Riduzioni di pena giungono infine per l’ergastolano Domenico Gallico, che passa da sei a cinque anni di carcere, e per  Teresa Gallico, che dovrà scontare tre anni sei mesi e venti giorni in luogo dei quattro disposti in primo grado dal gup.
Nonostante le riduzioni, si conferma comunque l`impianto accusatorio, sostenuto in primo grado dai pm Roberto Di Palma e Giovanni Musarò, e accolto in appello dal sostituto pg Adriana Fimiani, che in sede di requisitoria aveva chiesto la conferma di tutte le condanne. Al centro dell’inchiesta era finito il raffinato castello finanziario dietro cui – stando alle risultanze investigative – il clan aveva tentato di mascherare il proprio patrimonio,  anche grazie all`essenziale apporto dell`avvocato Vincenzo Minasi, che a differenza dei quattro imputati ha scelto il rito ordinario, tuttora in corso di fronte al Tribunale di Palmi.
Già in carcere per i rapporti più che cordiali che intratteneva con la famiglia di `ndrangheta dei Valle-Lampada, per i pm Minasi non era solo il legale di riferimento della cosca Gallico, ma il vero «consigliori della cosca, gestendone gli interessi economici e fornendo consulenze in materia finanziaria e intermediazione immobiliare». Secondo l`accusa, era lui a mettere i patrimoni del clan al riparo dalle “attenzioni” di investigatori ed inquirenti tramite società di comodo intestate a prestanome, in Italia, ma soprattutto negli Stati Uniti e in Svizzera.
Manovre che sono costate, nonostante le riduzioni, pene severe anche ai quattro imputati dell`abbreviato del procedimento Cosa Mia 4, ennesimo stralcio dell`omonima inchiesta, che negli anni ha fatto luce non solo sulla cosca Gallico e i suoi interessi criminali, ma anche sulle infiltrazioni dei clan nei cantieri della Salerno-Reggio Calabria.

Argomenti
Categorie collegate

x

x