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IL TRITOLO DEI MISTERI | «Un'arma in meno per le cosche»

REGGIO CALABRIA «Abbiamo privato le cosche reggine di un’importante fonte di approvvigionamento di esplosivo». È questa la sintesi che il questore Guido Longo fa dell’operazione di bonifica della L…

Pubblicato il: 20/05/2014 – 22:00
IL TRITOLO DEI MISTERI | «Un'arma in meno per le cosche»

REGGIO CALABRIA «Abbiamo privato le cosche reggine di un’importante fonte di approvvigionamento di esplosivo». È questa la sintesi che il questore Guido Longo fa dell’operazione di bonifica della Laura C, che ha portato al sequestro di 121 panetti di tritolo da 200 grammi ciascuno dalle stive del mercantile, inabissatosi con il suo prezioso carico di esplosivo nel ’41 di fronte alle coste di Saline Joniche, in provincia di Reggio Calabria. Un carico che nel tempo – come dimostrato in passato da diverse operazioni –  è diventato oggetto degli appetiti dei clan, che hanno via via prelevato parti dell’esplosivo, per utilizzarlo per attentati dinamitardi o metterlo sul sempre fiorente mercato del traffico illecito di armi. Un focolaio di infezione  nei pressi di una ferita aperta, per gli inquirenti reggini, che al problema hanno voluto dare una soluzione definitiva. «Un anno e mezzo fa il procuratore capo Federico Cafiero De Raho ci ha delegato la bonifica definitiva della nave dopo le sfortunate esperienze precedenti. In questi anni, in diverse occasioni, abbiamo riscontrato che questo esplosivo era nella disponibilità  degli ‘ndranghetisti, quindi dovevamo togliergli questo deposito dalle mani», afferma il questore Longo. Materiale delicatissimo, allo stato inoffensivo, ma  perfettamente conservato, a cui sarebbe bastato un innesco per tornare operativo e devastante. Per questo da rendere inaccessibile. 
Un’operazione delicata, che ha richiesto l’intervento del reparto d’élite della Marina militare –  i subacquei del Comsubin –  per l’ispezione del relitto. Una squadra di 15 uomini, con l’appoggio dei reparti della Polizia di Stato e della Guardia costiera, per giorni si è immersa a 47 metri di profondità, «in condizioni quasi proibitive» per via delle correnti e delle condizioni del relitto, per recuperare la maggior parte del tritolo possibile. «Adesso si procederà invece a chiudere definitivamente gli accessi alle tre stive, per rendere inaccessibile la nave», continua il questore. Ma le attività non si fermano qui. Al vaglio di investigatori e inquirenti ci sono anche tutti gli attentati dinamitardi  in cui sia stato utilizzato esplosivo compatibile con i panetti rinvenuti nel mercantile, nel tentativo di tracciare la rete che attorno al prezioso carico della nave i clan – e forse non solo –  hanno tessuto.

 

Alessia Candito

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