Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 18:06
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

IL COMMENTO | Spending review alla calabrese

Quando si dice la burla del destino (meglio, delle decisioni della politica) si intende la presa in giro delle naturali aspettative che uno o più componenti del genere umano nutrono. In Calabria, e i…

Pubblicato il: 08/08/2014 – 13:05
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo

Quando si dice la burla del destino (meglio, delle decisioni della politica) si intende la presa in giro delle naturali aspettative che uno o più componenti del genere umano nutrono. In Calabria, e in particolare a Cosenza, si va oltre. Vediamo cosa è successo.
C’era una volta un’Azienda ospedaliera con i fiocchi, forte com’era e com’è del presidio dell’Annunziata che ha alleviato sofferenze e offerto soluzioni, anche di eccellenza, a tantissimi calabresi e non solo.
La precarietà generale del servizio sanitario regionale, generata dal succedersi di gestioni politiche incapaci di affrontare e risolvere seriamente il problema, ha decimato il suo sistema operativo, riducendo alla quasi inutilità i presidi rimasti in piedi, nonostante la generosità degli operatori preposti e l’accorato appello dei medesimi ad essere aiutati nel garantire civiltà salutare ai cittadini.
A fronte di questo nulla. Le istituzioni di ogni livello sorde a tutte le grida di aiuto. Anche i cittadini, vere vittime del livello assistenziale (tant’è che ogni tanto ne muore qualcuno), hanno sottaciuto le loro lamentele, lasciando scorrere da soli i medici e gli infermieri per le vie della città bruzia in una manifestazione di protesta organizzata nel loro e altrui interesse. Assistendo a tale tributo all’assenteismo irresponsabile mi sono vergognato.
Il dramma. Tutti a lamentarsi per un organico ospedaliero de-organizzato e destrutturato nelle sue espressioni più dirette: un pronto soccorso formato da pochissimi medici eroi, costretti a coprire i turni più pesanti, disertati dagli inidonei; altrettanto per la rianimazione. Una situazione “commovente” e preoccupante della quale si è fatto partecipe il sindaco di Cosenza che, con una coraggiosa ordinanza contigibile e urgente ha supposto di dare fiato ai servizi sanitari asfissiati che hanno storicamente fatto apprezzare le perfomance dello stabilimento ospedaliero cosentino. Ha ordinato l’assunzione di sette medici, indispensabili per garantire ai cittadini soprattutto quella istanza di continuare a vivere soddisfatta nei pronto soccorso italiani, ovunque appesantiti dalle falle di una assistenza territoriale che non c’è.
A tutto questo hanno fatto seguito aggressioni giornalistiche telecomandate, note critiche di improvvisati legulei pubblici, un atteggiamento consapevole del management inteso a rispettare pedissequamente l’anzidetto ordine sindacale più che a garantire l’obbligatorio garantibile.
Blocco del turnover, punto. Quindi, i medici chiamati all’assunzione straordinaria, spesso consigliati dai soliti noti alla renitenza alle soluzioni di controparte, hanno desistito dal precario impiego. Di conseguenza, una assistenza sanitaria assediata dall’irresponsabilità e impedita ai cittadini, specie di quelli che non posseggono alternativa.
Di contro una novità, della quale danno ampia nota i sindacati aziendali: l’azienda ospedaliera ha avviato le procedure di assunzione di venti amministrativi riservati alle categorie cosiddette protette.
Quanto a protezione ci sarebbe in Calabria (ma anche altrove) tanto da dire. Soprattutto in relazione a quella assicurata dalla generalità della politica, specializzata a procacciare le necessarie certificazioni di invalidità, alle cooperative fornitrici di mano d’opera, in specie nella sanità cosentina. Quella sorta di novellata espressione del tradizionale caporalato da sfruttare al massimo anche nelle competizioni elettorali, così come recentemente avvenuto. C’entra qualcosa con il voto di scambio? Alla magistratura il compito di verificarlo.
Tornando al “nostro”, spero tanto che i cittadini calabresi si pongano una domanda senza accontentarsi, questa volta, della solita risposta. Con tutto il rispetto delle categorie protette – sulle quali tuttavia andrebbe comunque rivista la normativa e verificato il corretto possesso dello relativo status – ma quanti amministrativi occorrono ancora alla sanità calabrese, al lordo dell’affollamento generato dalla politica direttamente ovvero indirettamente attraverso l’uso delle anzidette cooperative? E ai medici e agli infermieri chi ci pensa, e dunque ai cittadini?
Vi è ragione di sperare che non abbiano, nel frattempo, introdotto le fotocopie e le “imbasciate” nei Lea, cui centinaia di cooperatori sono quotidianamente addetti e destinati.
Questa è la spending review dalla nostre parti.

 

* docente Unical

Argomenti
Categorie collegate

x

x