Migranti in Calabria, ribaltato il processo della Corte dei Conti. Assolti Lucano e gli altri sindaci
Il procedimento penale era già stato archiviato, mentre era stato richiesto maxi risarcimento da 5 milioni di euro
Nessun sistema di “truffe” per la gestione dell’Emergenza Nord Africa tra il 2011 e il 2012 in Calabria. Arriva il proscioglimento davanti la Corte dei Conti per gli imputati a cui era stato richiesto un maxi risarcimento da oltre 5 milioni di euro complessivi, di cui 780 mila euro solo al sindaco di Riace Mimmo Lucano. Già nel procedimento penale la posizione degli imputati si era conclusa con una archiviazione, ma la Corte dei Conti della Calabria aveva chiesto invece un maxi risarcimento, ma la vicenda giudiziaria, come riporta IlDubbio, si chiude con un ulteriore ribaltamento: la prescrizione dell’azione erariale e il crollo della tesi accusatoria su un presunto accordo e occultamento doloso.
La vicenda risalente al 2011-2012
Al centro dell’inchiesta, ricostruisce il giornale, l’ex dirigente della Protezione civile Salvatore Mazzeo, insieme a sindaci e amministratori locali come lo stesso Mimmo Lucano. La vicenda si lega all’inchiesta della Guardia di Finanza del 2017 che aveva scandagliato le convenzioni siglate durante lo stato di emergenza. Se il procedimento penale è stato archiviato, la Corte dei Conti pur riconoscendo l’assenza di una “intesa truffaldina” aveva riconosciuto in primo grado la responsabilità di danno erariale.
La decisione della Corte dei Conti
Due gli elementi decisivi. Sul piano del merito, è emerso che la stessa Corte dei Conti, a livello centrale, aveva già riconosciuto come giustificati i maggiori costi legati ai flussi eccezionali di migranti, e che il compenso di 46 euro al giorno applicato a Riace rientrava nei parametri nazionali previsti dalla normativa dell’epoca lo stesso importo, sottolineano i legali di Lucano, applicato in tutta Italia senza che altre amministrazioni fossero perseguite. Sul piano procedurale, l’azione è stata dichiarata prescritta: i fatti risalgono al 2011-2012 ed erano già noti alla Corte dei Conti calabrese tramite proprie delibere del 2012, quindi il termine di cinque anni per agire era scaduto nel 2017. Le prime notifiche alla procura regionale sono invece arrivate solo nel 2021. (redazione@corrierecal.it)
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