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Caro carburante, marinerie in rivolta: il 22 ottobre blocco dello Stretto di Messina con 100 pescherecci

Armatori siciliani e calabresi sul piede di guerra contro il prezzo insostenibile del gasolio. L’annuncio della Federazione

Pubblicato il: 23/09/2026 – 13:48
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CATANIA Gli armatori siciliani bloccheranno lo Stretto di Messina contro il caro carburante. E adesso, dopo l’assemblea delle marinerie dell’Isola, svoltasi al porto di Catania, c’è anche una data: il 22 ottobre. «La marineria siciliana, insieme a quella calabrese, il 22 ottobre bloccherà lo Stretto di Messina», conferma Fabio Micalizzi presidente della Federazione armatori siciliani – «una manifestazione che si svolgerà con il blocco del transito navale nazionale e internazionale e l’impiego di ben 100 pescherecci provenienti da Sicilia e Calabria». In ballo c’è molto. «La pesca professionale non può continuare così. Il gasolio – aggiunge Micalizzi – è la nostra materia prima: senza carburante i pescherecci restano in porto e le imprese muoiono. La richiesta al governo nazionale è di valutare un tetto al prezzo del gasolio destinato alla pesca professionale, compatibile con le norme nazionali ed europee». Così la proposta degli armatori è questa: in condizioni ordinarie, puntare a un costo per le imprese di pesca non superiore a 0,40-0,50 euro/litro; nell’attuale situazione eccezionale, comunque non oltre 0,60-0,70 euro/litro, attraverso gli strumenti fiscali, compensativi e di sostegno consentiti dalla legge. Crediti d’imposta, bandi e progetti «non bastano se oggi l’armatore non ha la convenienza economica per mettere in moto il peschereccio. Non chiediamo l’ennesimo contentino», avverte. La protesta sullo Stretto avrà un costo: ogni banca «per andare lì dovrà affrontare una spesa compresa tra i duemila e i cinquemila euro», ma la richiesta, del resto, è quella di una misura che «affronti il problema alla radice. Se il costo di una battuta di pesca supera ciò che l’impresa può ricavare, il risultato è inevitabile: barche ferme, equipaggi senza lavoro, imprese a rischio chiusura e meno pesce italiano sui nostri mercati. Il governo utilizzi tutti gli strumenti disponibili e apra immediatamente un confronto con la categoria». In Sicilia, viene ricordato, c’è un doppio fronte della protesta che si salda: da un lato gli armatori, dall’altro gli autotrasportatori che sempre oggi provano a dialogare con la Regione per chiedere l’atteso varo dell’annunciato provvedimento per salvare il settore. Altrimenti, in questo caso, si andrà al blocco dei porti.

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