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Omicidio Stojeck, convalidato il fermo di Bruno

REGGIO CALABRIA Il gip di Reggio ha convalidato il fermo di Pietro Bruno, il trentaseienne reggino fermato nei giorni scorsi perché ritenuto responsabile dell’omicidio del trentottenne polacco cono…

Pubblicato il: 26/08/2014 – 7:32
Omicidio Stojeck, convalidato il fermo di Bruno

REGGIO CALABRIA Il gip di Reggio ha convalidato il fermo di Pietro Bruno, il trentaseienne reggino fermato nei giorni scorsi perché ritenuto responsabile dell’omicidio del trentottenne polacco conosciuto come Rafal Strojeck Krzysztof, ucciso mercoledì scorso in pieno giorno con cinque colpi di pistola nella centralissima via Pio XI a Reggio Calabria. Bruno, amante della moglie di Stojeck e socio della sala giochi e scommesse Passion 365, di fronte alla quale il trentottenne polacco è stato ucciso, è stato fermato a meno di quarantotto ore del delitto dagli uomini della Mobile per ordine del procuratore aggiunto Nicola Gratteri e del pm Sara Amerio. Stando quanto ricostruito dagli investigatori, il trentaseienne reggino da tempo avrebbe avuto una relazione extraconiugale con la donna, della quale sarebbe stato morbosamente geloso. E proprio la gelosia lo avrebbe spinto mercoledì a puntare la pistola contro l’uomo che tutti conoscevano come Stojeck, ma che rispondeva in realtà – hanno scoperto successivamente gli investigatori – al nome di Marcin Krol, svuotandogli contro quasi l’intero caricatore, proprio di fronte alla sala scommesse di cui Bruno era socio.
Un luogo che fin da subito ha attirato l’attenzione degli investigatori. Le immagini registrate dalle telecamere dell’impianto di videosorveglianza – hanno ipotizzato gli uomini della Mobile nell’immediatezza del delitto – avrebbero potuto rivelare il volto del killer, per questo – dopo aver tentato invano di contattare il titolare – hanno ordinato ai vigili del fuoco di sfondare serranda e vetrata per acquisire il nastro nel più breve tempo possibile. Ma quel giorno le telecamere del Passion 365 sono risultate stranamente fuori servizio. Nessun fotogramma era rimasto salvato sui computer dell’esercizio commerciale. E soprattutto nessun hard disk avrebbe potuto farlo. Quell’indispensabile dispositivo per un impianto di sorveglianza non c’era o risultava rimosso.
Un particolare che ha immediatamente insospettito inquirenti e investigatori, che proprio sulla sala scommesse e sul variegato popolo che la frequenta hanno deciso di concentrare gli sforzi, partendo proprio da quel socio – Pietro Bruno – che fin da subito è risultato irreperibile.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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