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Da Soverato parte la battaglia per la libertà di stampa

SOVERATO Un appello al gioco di squadra in una terra spesso resa più fragile dai troppi individualismi. Un fronte comune per arginare i condizionamenti della libertà di stampa e delle libertà …

Pubblicato il: 01/09/2014 – 13:25
Da Soverato parte la battaglia per la libertà di stampa

SOVERATO Un appello al gioco di squadra in una terra spesso resa più fragile dai troppi individualismi. Un fronte comune per arginare i condizionamenti della libertà di stampa e delle libertà degli stessi calabresi. Il dibattito che l’Ora siamo noi ha organizzato al Glauco di Soverato ha avuto questo come filo conduttore. L’incontro, moderato dal direttore dell’Ora della Calabria Luciano Regolo, ha rappresentato la prosecuzione della giornata di riflessione organizzata dalla Fnsi a Polistena nelle scorse settimane, confermando la specificità tutta calabrese di un mondo dell’informazione perennemente sotto pressione della mafia e dei poteri occulti che “vogliono mettere i bavagli” a chi ama la Calabria e proprio perché ama la Calabria non vuole nasconderne i mali e le emergenze sotto il tappeto. Esperienze e visioni del giornalismo, della politica e della magistratura a confronto, arricchite dalle testimonianze di Michele Albanese, Francesco Ranieri, Lucio Musolino, tre tra i tanti giornalisti calabresi minacciati per aver scritto cose “scomode” e svelato gli intrecci tra ‘ndrangheta, potere politico, potere economico e massoneria deviata. «Colleghi con la schiena dritta a cui va tutta la nostra solidarietà, persone normali che fanno il loro dovere in una regione che chiede di essere normale», ha esordito il vicesegretario nazionale e segretario regionale della Fnsi, Carlo Parisi. «Ai nostri colleghi – ha aggiunto Parisi – consigliamo due cose: dire la verità, ricordando che il solo padrone è il lettore e rifiutare attività oscure e non retribuite». Il segretario regionale della Fnsi si è poi scagliato contro «quelle aziende editoriali che drogano il mercato perché perseguono interessi diversi da quelli dell’informazione», affermando che «quelle aziende che non stanno in piedi devono chiudere perché non possono prendere in giro anzitutto i cittadini: è il momento di cambiare le cose e rompere le omertà». E soprattutto disarticolare le intese trasversali che schiacciano la voglia di crescita della Calabria. Un punto sul quale lo stesso Regolo ha sollecitato il ministro per gli Affari regionali Maria Carmela Lanzetta, chiedendole cosa il premier Renzi intende fare. «In Calabria – ha affermato la Lanzetta – noto dei segnali di legalità e di riscatto, dobbiamo farcela: sta alla nostra volontà e all’azione di tutti, a partire dalla politica che finora è la componente che è mancata di più. Sappiamo che ci sono accordi tra massoneria, mafia, politica e imprenditoria che opprimono questa terra, ma c’è anche la volontà del governo di reciderli come evidenziano le azioni messe in campo contro la corruzione». Una riflessione, quella della ministro Lanzetta, che però non ha convinto  il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Gerardo Dominijanni, al quale il direttore Regolo ha chiesto se certe “impunità” non siano il frutto di interventi “mirati” della politica. «Se nel 2014 – ha affermato Dominijanni rivolgendosi alla Lanzetta – facciamo ancora analisi ma non proposte vuole dire che siamo in ritardo di 20 anni. Non mi sembra casuale la scelta di ingolfare i tribunali, e con rammarico noto che davanti a certe nostre denunce non c’è reazione da parte della politica e anche della stampa. Se le cose continuano così, a Catanzaro molti processi a carico di amministratori andranno in prescrizione. Finora non ho visto soluzioni ai tanti problemi della magistratura, al punto che mi interrogo se ci sia una precisa volontà politica a non accelerare i processi. Ho fiducia nello Stato e devo avere fiducia nello Stato, ma abbiamo bisogno di riscontri concreti». Molto incisivo poi l’intervento del sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Domenico Guarascio, al quale Regolo ha posto il tema dell’influenza della massoneria deviata collegata alla criminalità organizzata sulle istituzioni e sulla vita dei cittadini e dell’esistenza – anche in Calabria come già avvenuto in Sicilia – di un rischio isolamento per quanti – giornalisti compresi – si oppongono agli intrecci tra mafia, potere politico e potere economico. «Più che un rischio purtroppo è già una realtà, come certificano molte inchieste – ha detto Guarascio –. In Calabria il problema è che non c’è una capacità di rendere visibile la gestione del potere, e in questa “zona grigia” si inserisce la ‘ndrangheta». Guarascio ha poi citato un’inchiesta della magistratura di Catanzaro che «ha svelato come la ‘ndrangheta arriva persino a finanziare le banche in crisi di liquidità, e questo è allarmante, ma nessuno ne parla». Per la senatrice Pd Doris Lo Moro, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulle intimidazioni agli amministratori locali bisogna fare una distinzione «tra giornalisti che fanno il loro lavoro in modo autentico e che meritano molto più rispetto dal loro sindacato e altri che ossequiano il politico di turno». Un passaggio che ha suscitato la vivace replica del segretario della Fnsi Carlo Parisi, che ha ricordato come «il sindacato dei giornalisti interviene perché il governo e la politica sono latitanti, com’è avvenuto con l’anticipazione della Cassa integrazione per i giornalisti dell’Ora della Calabria da parte della Fnsi, e non sono soldi pubblici ma fondi derivanti dalle trattenute dei colleghi, o com’è avvenuto con le ispezioni nelle aziende e con le citazioni a giudizio di quelle amministrazione – come quella comunale di Reggio Calabria – per concorsi “farsa”. La verità è che Comuni, Province, Regione devono mettersi in testa che per assumere giornalisti devono fare concorsi pubblici». Sulle responsabilità e sulle colpe della politica si è soffermato anche il presidente dei senatori 5 Stelle Nicola Morra, che ha ricordato anche la recente intimidazione al giornalista Emiliano Morrone «che da tempo si batte per la cultura della legalità» e quindi ha affondato sul “caso Gentile”: «Noi con la stampa abbiamo rapporti difficili, ma non siamo mai arrivati a far inceppare una rotativa… Non ho rapporti con Gentile perché non sono in sintonia con chi anni fa propose Berlusconi per il Nobel e poi dopo pochi anni lo ha tradito per restare in una maggioranza. Sull’”Oragate” ho presentato un’interrogazione che a tutt’oggi è rimasta senza risposta: il governo ha deciso di restare il silenzio ledendo così i diritti di democrazia di tutti». Infine, il commissario straordinario della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro, secondo la quale: «C’è sicuramente una politica malata ma c’è anche un certo giornalismo malato: la politica deve saper accettare le critiche e creare strumenti utili alla libertà di informazione, ma il giornalista non dev’essere un romanziere». La Ferro ha comunque auspicato che «in Calabria non si debba più parlare di difesa della libertà di stampa, perché essa dovrà essere un principio indiscusso così come la democrazia e l’uguaglianza. Così come auspico anche che chi esercita la professione di giornalista possa farlo in maniera libera e dignitosa, ponendosi come sentinella del potere e stimolo per le istituzioni, ma anche raccontando le cose positive di cui la nostra terra è ricca, per costruire insieme un cammino di crescita». Angela Napoli, coraggiosa vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, della quale oggi è consulente, non è voluta mancare a quessto importante appuntamento. «È vero – ha ricordato la Napoli – che dobbiamo essere noi calabresi a reagire, ma devono arrivare anche segnali dal governo: non è accettabile che ancora non sia stato nominato il commissario alla sanità, come non è accettabile che non si risponda all’interrogazione del senatore Morra sull’”Oragate”». 

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