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L'indagine su Napolitano finisce sul CorSera

LAMEZIA TERME Lo scoop del Corriere della Calabria relativo all’indagine a carico del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ai tempi in cui era presidente della Camera, fa il giro di tutte le testa…

Pubblicato il: 02/10/2014 – 8:14
L'indagine su Napolitano finisce sul CorSera

LAMEZIA TERME Lo scoop del Corriere della Calabria relativo all’indagine a carico del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ai tempi in cui era presidente della Camera, fa il giro di tutte le testate nazionali e non solo. A riprendere la notizia è anche il Corriere della Sera, in un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini (“Quei veleni dell’ex pm che durante il processo arrivò a citare Napolitano”). La vicenda è stata ricostruita dal direttore del Corriere della Calabria Paolo Pollichieni.

Napolitano venne indagato dalla Procura di Napoli per presunte tangenti, ma nessuno ne ha saputo mai nulla perché il nome del presidente della Repubblica, che all’epoca dei fatti era alla guida di Montecitorio, venne secretato. La rivelazione è dell’ex pm Luigi de Magistris, resa lo scorso 9 maggio durante la sua deposizione davanti al Tribunale di Roma nel processo che lo ha poi visto condannato, in primo grado, a un anno e sei mesi di reclusione per abuso d’ufficio.

In risposta alle domande dell’avvocato De Masi, difensore di parte civile, che avanza dubbi sulla procedura utilizzata dal procuratore per inscrivere nel registro degli indagati l’ex parlamentare Giancarlo Pittelli, senza tra l’altro rispettare le comunicazioni previste dal codice, de Magistris spiega di aver ripercorso la stessa procedura usata dai colleghi napoletani. «Perché lo avevo secretato – dice de Magistris –, siccome avevo elementi per ritenere collegamenti strettissimi tra gli altri di Pittelli con il procuratore della Repubblica, tanto è vero da fare una società col figlio del procuratore, ritenni di secretare. Atto sicuramente forte, mi sono posto il problema se potessi secretarlo, mi sono anche consultato, c’era stato un precedente alla procura della Repubblica di Napoli dove il mio magistrato affidatario, il dottore Cantelmo oggi procuratore della Repubblica e un altro magistrato oggi componente d’esame, Quatrano, mi dissero che anche loro durante l’inchiesta di Tangentopoli procedettero a secretare un’iscrizione, in particolare quella dell’allora presidente della Camera, Giorgio Napolitano e secretarono per evitare che ci potesse stare una fuga di notizie».
Una “bomba” subito ripresa dal Corsera. «All’epoca era apparsa una sortita innocua – scrive Sarzanini –, una dichiarazione utile a giustificare il proprio lavoro di pubblico ministero. Oggi, tirata fuori dopo le accuse pubbliche rivolte da de Magistris al capo dello Stato, assume tutt’altro sapore».
La cronista del Corriere aggiunge altri elementi alla storia citando la biografia di Napolitano, “L’ultimo comunista”, scritta da Pasquale Chessa. Narra di quando l’imprenditore Vincenzo Maria Greco, interrogato in Procura, parlando di un appalto di 500 milioni di lire per la metropolitana di Napoli, ripercorre un dialogo con Pomicino e di un suo impegno «”con il capogruppo alla Camera del Pci dell’epoca, onorevole Napolitano, di permettere un ritorno economico al Pci”». I pubblici ministeri Cantelmo e Quatrano – continua Sarzanini – «iscrivono nel registro un codice alfanumerico che nasconde l’identità dell’indagato, ma depositano nella cassaforte della cancelleria una busta sigillata che contiene il nome di Napolitano. Poi avviano gli accertamenti. Interrogano Pomicino che, come ricostruisce Chessa, “confessa di avere ricevuto fondi dalla Metropolitana per le sue campagne elettorali dal 1987 al 1990, ma nega di avere mai consegnato mazzette a Umberto Ranieri su indicazione di Napolitano. Le tangenti al Pci napoletano, scandì Pomicino, erano solo un pettegolezzo messo in giro dal responsabile della Metronapoli, l’ingegner Italo Della Morte, che nel frattempo era deceduto”». Nessun riscontro dunque, «e l’indagine viene archiviata. Caso chiuso fino al 9 maggio scorso, Anzi, fino ai veleni di ieri».

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