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Processo Virus, dure richieste del pg

È di fronte alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, dove il procedimento è tornato dopo l’annullamento delle condanne per associazione mafiosa e favoreggiamento disposto dalla sesta sezione della …

Pubblicato il: 08/10/2014 – 23:52
Processo Virus, dure richieste del pg

È di fronte alla Corte d’Appello di Reggio Calabria, dove il procedimento è tornato dopo l’annullamento delle condanne per associazione mafiosa e favoreggiamento disposto dalla sesta sezione della Cassazione, che il sostituto pg Fulvio Rizzo ha chiesto la condanna di boss e gregari del clan Alvaro coinvolti nell’inchiesta Virus, scaturita dalle indagini mirate a rintracciare il superlatitante Carmine Alvaro. Per lui, il pg Rizzo ha invocato quattro anni di carcere da infliggere in continuazione con la sentenza disposta dalla Corte d’Appello reggina il 18 novembre del 2002, mentre è di quattro anni e quattro mesi di carcere la pena chiesta per il figlio Stefano Alvaro. Ai giudici di piazza castello, il sostituto pg ha inoltre chiesto di condannare a sette anni e quattro mesi, più 8mila euro di multa Giuseppe Alvaro, mentre è di sei anni e otto mesi più 6 mila euro di multa, la condanna invocata per Rocco Salerno, Nicola e Paolo Alvaro e per Antonio Dalmato. Per il pg, dovrebbe invece essere condannato a quattro anni e otto mesi di carcere più 5mila euro di multa Antonio Felice Romeo, mentre sono tre gli anni di carcere invocati per Maurizio Grillone e Francesco Dalmato, per il quale è stata chiesta anche una sanzione pecuniaria di 600 euro. Infine, il pg Rizzo ha chiesto alla Corte d’appello di condannare a due anni e 400 euro di multa Domenico Alvaro, a due anni e 800 euro di multa Rocco Caruso, mentre è di un anno e quattro mesi di carcere più 533 euro di multa la pena chiesta per Francesco Borruto. Scaturita dalle indagini per la cattura del boss Carmine Alvaro, ‘u cupertuni, l’inchiesta, coordinata dal procuratore Roberto Di Palma, ha svelato come il clan – noto per lo storico ruolo di mediatore nelle trattative che hanno chiuso la seconda guerra di ndrangheta e regalato alla città un nuovo direttorio criminale – fosse rimasto operativo nonostante diverse operazioni ne avessero nel tempo assottigliato le fila. Ma dall’inchiesta sono emersi anche rapporti e cointeressenze fra gli Alvaro e i Tegano, più volte riforniti di armi dagli uomini di Cupertuni.

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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