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Dati Censis, i giovani calabresi puntano sull'informatica

LAMEZIA TERME La Calabria che arranca, preda della disoccupazione e dell’arretratezza, non è quella delle nuove tecnologie. A dirlo è il rapporto Censis “Verso il lavoro 2.0 – analisi dell’orientam…

Pubblicato il: 13/10/2014 – 14:59
Dati Censis, i giovani calabresi puntano sull'informatica

LAMEZIA TERME La Calabria che arranca, preda della disoccupazione e dell’arretratezza, non è quella delle nuove tecnologie. A dirlo è il rapporto Censis “Verso il lavoro 2.0 – analisi dell’orientamento dei giovani calabresi al lavoro in rete” recentemente pubblicato.
Campione di riferimento, ma anche “campioni” di innovazione, i giovani studenti delle superiori, in particolare quelli della fascia compresa tra i 16 e i 18 anni. I cosiddetti “nativi digitali”, dunque, ossia i nati durante la rivoluzione tecnologica che da sempre (o quasi) maneggiano con scioltezza computer, tablet o smartphone. Niente di innaturale, per loro, che il lavoro lo si veda strettamente connesso alle nuove tecnologie. Ben l’89,7%, infatti, pensa che l’innovazione in corso sia destinata a favorirli sul mercato. Non hanno tutti i torti perché, come contropartita, si ritrovano ad avere, sempre dando retta al report di riferimento, «conoscenze e competenze che saranno sempre più richieste dalle aziende». Il 73,6% dei futuri lavoratori calabresi pensa, inoltre, che le condizioni di lavoro miglioreranno, perché «sarà possibile lavorare più facilmente da casa e dunque riuscire a conciliare meglio la vita privata con quella professionale».
Lo dice con convinzione chi, 90% del totale, possiede uno smartphone, o per un buon 82,8% non rinuncia alle comodità di un personal computer. Più “mobile”, il 44,9% che decide di portare con sé un tablet. Da tutti questi dispositivi, il 73,4% degli utenti si connette ogni giorno, da una a tre ore, a internet.
Totalmente calati nella realtà digitale, sono invece i ragazzi e le ragazze che per il 97,1% segnalano un utilizzo «molto frequente» o «abbastanza frequente» dei social network. Bene anche con l’utilizzo dei programmi di videoscrittura (con “Word” e simili va infatti a nozze l’89%), quelli che servono per l’elaborazione di file audio e video (72%) e quelli che permettono di realizzare presentazioni multimediali in power point (le sa utilizzare il 70,6%).
Se poi si chiede a un giovane calabrese quale sia un suo ambito di interesse, questi risponderà, accompagnato da un 44,5%, graphic design o programmazione.
Entrando ancora nello specifico, sono poi i ragazzi, a differenza delle ragazze, a dimostrare maggiore interesse nei riguardi dell’universo digitale: il 26,1%, infatti (contro il 9,6% femminile), si dice entusiasta della possibilità di intraprendere un percorso 2.0, e tra questi il primato di “apertura digitale” spetta agli studenti degli istituti tecnici. Anche la possibilità di lavorare in una multinazionale come Google o Facebook attira, sempre tra gli interpellati di sesso maschile, il 60,2%. Molto più caute le ragazze, che solo per l’11,6 per cento accetterebbero di far parte di questo tipo di aziende. A prescindere dal prestigio della carriera, comunque, ben il 21,9% dei giovani, che hanno come parametri di riferimento lo stipendio e le possibilità di crescita professionale, vorrebbe svolgere un lavoro in rete e, anzi, sarebbe disposto a «rincorrere il sogno». Si vedrebbero ben felici, dunque, di poter avviare una startup in ambito digitale, così come, attualmente, fa una buona percentuale di giovani e meno giovani. La Calabria è, infatti, la regione dove “Infocamere” ha rintracciato il maggior incremento di startup in termini percentuali (+263%). La crescente informatizzazione dei processi lavorativi nei vari settori non sarà, però, a detta degli interessati, indolore. Il 53,4 per cento pensa infatti che sarà sempre più difficile riuscire a conservare un lavoro, perché le innovazioni continue porteranno come conseguenza, oltre al normale acceleramento dei processi burocratici, per esempio, aun rapido invecchiamento delle competenze. Peggio potrebbe andare allo stesso lavoro dell’uomo che potrebbe, nel lungo periodo, essere soppiantato in misura sempre più crescente, con effetti devastanti sui livelli occupazionali, dalle nuove tecnologie: ne sono convinti il 52,3% degli interpellati.

Zaira Bartucca
z.bartucca@corrierecal.it

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