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Baraccopoli abbattuta, Libera: ora tocca alla politica

POLISTENA «Quando parliamo di tendopoli e/o di baraccopoli non possiamo non pensare a persone emarginate, ‘segregate’, bloccate sempre più in una spirale di degrado, di esclusione, di violazione de…

Pubblicato il: 15/10/2014 – 10:02
Baraccopoli abbattuta, Libera: ora tocca alla politica

POLISTENA «Quando parliamo di tendopoli e/o di baraccopoli non possiamo non pensare a persone emarginate, ‘segregate’, bloccate sempre più in una spirale di degrado, di esclusione, di violazione dei diritti umani fondamentali». Lo afferma, in una nota, don Pino Demasi, parroco di Polistena e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro, facendo riferimento all’abbattimento, avvenuto ieri, della baraccopoli di San Ferdinando in cui avevano trovato ospitalità gli immigrati che svolgono lavori agricoli. «La storia della tendopoli e della baraccopoli di San Ferdinando e di tutti gli altri ‘ghetti’ della Piana di Gioia Tauro-Rosarno – prosegue don Demasi – è la storia di migliaia di migranti che ogni anno, da più decenni, vengono in questi luoghi in cerca di un lavoro, quello nei campi per la raccolta degli agrumi, che peraltro da qualche anno è anch’esso fatiscente. La decisione del prefetto di Reggio Calabria, confortata dalle altre istituzioni e dal mondo del volontariato, di abbattere la baraccopoli che si era creata attorno alla tendopoli di San Ferdinando e di ospitare i migranti della baraccopoli nella tendopoli, in attesa che nei prossimi mesi venga anch’essa abbattuta, non può non essere salutata favorevolmente. Per questo l’operazione di ieri di sgombero e rimozione della baracche e la bonifica dell’intera area, ci ha visti protagonisti; abbiamo ritenuto e riteniamo che non si sia trattato di una battaglia condotta in nome di un appariscente ‘decoro’ a danno dei migranti, ma di un forte tentativo di tutelare la loro dignità e di garantire loro i diritti fondamentali. Ma è chiaro che tutto non può finire alla giornata di ieri».
«L’annata agrumicola è ormai alle porte – prosegue il sacerdote – e centinaia e centinaia di persone si aggiungeranno a quelle presenti nella tendopoli e a quelle già sparse nei tanti casolari semidistrutti e fatiscenti della Piana. È necessario, perciò, che a questo punto entri in gioco seriamente la ‘grande assente’ dei tavoli tecnici: la politica. È vero che alla vigilia delle elezioni regionali e, potremmo dire, in piena campagna elettorale, la Regione si è ricordata dell’esistenza dei migranti della Piana di Gioia Tauro e ha concesso al Comune di San Ferdinando un contributo di centomila euro per far fronte alle necessità più impellenti, quali la rimozione della baraccopoli e la gestione della tendopoli. Ma sappiamo tutti che non sono questo tipi di interventi sporadici a risolvere il problema, che addirittura, affrontato in tale ottica, viene aggravato. Il ‘discriminare’, infatti, non solo non risolve i problemi, ma costa: i tanti milioni di euro spesi a San Ferdinando e in tutto il Paese per ‘ghettizzare’, emarginare, aumentare la spirale del degrado e della disperazione sociale non hanno portato alcun beneficio alle persone e non hanno migliorato la loro condizione di vita, ma l’hanno peggiorata e hanno calpestato sempre più la loro dignità».
«Grazie, dunque al prefetto di Reggio – conclude don Demasi – per la sua volontà e il suo impegno di voltare pagina. Continueremo ad essere con lui in questa battaglia. Perché noi, per vocazione e per storia personale, siamo dalla parte degli ultimi. Siamo nati e viviamo per ‘includere’, e non per ‘escludere’. Ma è giunto il momento che in questo territorio la politica si riappropri del suo compito e dei suoi doveri. In questo senso la nuova giunta regionale, di qualunque colore sarà, è ‘avvisata’».

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