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Napolitano: Salazar agì correttamente

REGGIO CALABRIA «Le note di servizio – chiedo scusa per il bisticcio – dei servizi di informazione e sicurezza, non sono mai state inoltrate ai presidenti delle Camere».È perentorio il presidente d…

Pubblicato il: 01/11/2014 – 7:19
Napolitano: Salazar agì correttamente

REGGIO CALABRIA «Le note di servizio – chiedo scusa per il bisticcio – dei servizi di informazione e sicurezza, non sono mai state inoltrate ai presidenti delle Camere».
È perentorio il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella sua testimonianza davanti ai giudici palermitani che si occupano del processo sulla “trattativa Stato-mafia”. Solo oggi, a distanza di anni ha saputo della nota redatta dal prefetto Domenico Salazar quando dirigeva il Sisde, nota con la quale informava di un tentativo di attentare alla vita dei presidenti di Camera e Senato, rispettivamente Giorgio Napolitano e Giovanni Spadolini. Quella nota il reggino Salazar la scrisse il 20 luglio del 1993 citando notizie raccolte dal Servizio segreto militare (ex Sismi) che tuttavia solo nove giorni più tardi, dopo l’iniziativa di Salazar, provvide a portarle alla conoscenza dei vertici dello Stato.
Napolitano, nel corso della sua testimonianza sottolinea che il prefetto Salazar agì correttamente: «Anche dalla documentazione che poi ha messo a disposizione di questa Corte la Procura di Firenze, si può notare che tutte quelle note non hanno mai, tra i destinatari, i presidenti delle Camere, perché c’è un problema generale di divisione dei poteri, di distinzione delle responsabilità, di che cosa facciano o di che cosa suggeriscano i Servizi di informazione e sicurezza non ha nessuna competenza chi presiede la Camera o il Senato della Repubblica. Le responsabilità e le competenze sono altrove, sono nell’organo di governo che per delega in generale del presidente del Consiglio segue l’attività dei Servizi e le responsabilità sono naturalmente presso, anche presso il ministero dell’Interno, presso i comandi delle forze di polizia, quindi io note non ne ho mai avute dai servizi».
Questo, però, non giustificava e non giustifica il fatto che altri, e cioè il presidente della Repubblica dell’epoca ed il ministro dell’Interno non provvidero a informare Napolitano, il quale ha ribadito di aver saputo solo molto più tardi ed in maniera informale del progetto di attentato ai suoi danni: «Fui informato, senza vedere carte, senza sapere di note del Sismi o di chicchessia, fui informato che c’erano voci, erano state raccolte da confidenti notizie circa un possibile attentato alla mia persona o a quella del Senatore Spadolini. Poi si chiarì che la sequenza avrebbe dovuto essere, secondo queste anticipazioni, di una fonte poi ad un dato momento chiamata sotto fonte, ma non sono uno specialista del linguaggio dei Servizi, suppongo che più o meno sia la stessa cosa, che avrebbe dovuto esserci prima un attentato stragista con il maggior numero possibile di vittime e a seguire si sarebbe dovuto colpire un rappresentante delle istituzioni politiche. Ne fui informato, adesso spiego un po’ meglio, perché in quell’estate del 1993 io feci una brevissima vacanza, come da molti anni, nell’isola di Stromboli. Naturalmente ne era informata la Polizia che predisponeva delle misure di protezione, io posso solo ricordare, ho una testimonianza di chi era allora capo della mia segreteria alla Camera dei deputati, che io formalmente rifiutai un rafforzamento della scorta o comunque delle protezioni per questa mia breve tradizionale vacanza con la famiglia a Stromboli».
Ma solo un mese più tardi e questa volta per via di nuove pressioni dell’allora capo del Sisde prefetto Salazar, Napolitano verrà informato meglio: «Fu quando partii con mia moglie il 24 agosto 1993 con volo di linea per Parigi e che a Parigi, il 27 agosto, e se ne diede notizia pubblica, esiste una notizia di agenzia, incontrai il presidente dell’Assemblea nazionale francese Philippe Seguin che era venuto in visita a Roma e con il quale avevamo avuto uno scambio molto cordiale, e quindi io fui ricevuto da Seguin e quello fu però l’unico momento schiettamente politico e istituzionale della mia visita a Parigi, il resto era cultura. Il giorno prima della mia partenza, che avvenne appunto il 24 di agosto, io fui richiesto di un colloquio dal capo della polizia, prefetto Parisi, il quale molto gentilmente mi informò che c’era questa notizia, che i Servizi la consideravano una notizia da prendere naturalmente con molta cautela, ma non palesemente incredibile. E mi disse però il carattere di consistenza o gravità di questa fonte è tale che io non le chiedo di annullare il viaggio a Parigi, io le chiedo soltanto di predisporsi all’avere una particolare vigilanza perché l’accompagneranno a Parigi… L’accompagneranno, cioè, che si troveranno negli stessi giorni a Parigi, in albergo diverso dal suo, alcuni Nox, gli agenti, come voi sapete, il Nucleo degli agenti speciali di pronto intervento della polizia di Stato, che molto discretamente però le copriranno le spalle. E quindi ebbi in questo senso precisamente questa notizia. Poi leggendo la documentazione che è stata credo messa agli atti di questo processo, la documentazione 2002, mi corregga, della Procura di Firenze, ho appreso il resto».
Adesso sarà compito dei magistrati palermitani, che hanno acquisito l’intero incartamento lasciato dal prefetto Domenico Salazar capire bene e meglio perchè la cosa venne tratta in maniera ovattata e senza informare compiutamente né Spadolini e né Napolitano. Ciò nonostante le insistenze del prefetto Salazar.

 

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it

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