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Paola Turci riabbraccia la "sua" Cosenza

COSENZA A Cosenza è rinata ed è qui che Paola Turci è voluta tornare per presentare il suo nuovo libro “Mi amerò lo stesso”, edito da Mondadori. Un incontro tra amici, quello che si è svolto questa…

Pubblicato il: 11/11/2014 – 19:47
Paola Turci riabbraccia la "sua" Cosenza

COSENZA A Cosenza è rinata ed è qui che Paola Turci è voluta tornare per presentare il suo nuovo libro “Mi amerò lo stesso”, edito da Mondadori. Un incontro tra amici, quello che si è svolto questa sera nella libreria Feltrinelli, in cui l’artista ha dialogato con Gianluca Veltri, visibilmente emozionata e commossa per “l’affetto ricevuto”. “Ho scrittto questo libro – ha detto rompendo il ghiaccio – perché mi piace scrivere in prosa. Quando inizio a scrivere non mi fermo più. Era un po’ di tempo che non scrivevo più testi delle canzoni, ma solo musiche”. Il volume racconta gli ultmi venti anni della vita della cantante con una parentesi anche alla sua adolescenza e a quando era bambina. Raccontava alla mamma di voler fare la dentista per poter mettere da parte i soldi per fare la cantante. Ricorda il suo primo festival di Sanremo: “Ho cantato all’una di notte e quindi mi hanno visto solo in pochi”. Dalla firma del primo contratto ne è passato di tempo. Eppure non tutto è stato facile. Ma sicuramente Paola ha una cantante preferita: “Mia madre che cantava brani di Mina e Patti Pravo, lei cantava sempre”. 

Ha sempre detestato le canzoni d’amore: “Non mi interessava la storia, ma la passione”. 

Paola Turci ha raccontato la sua vita quasi come sfogliando le pagine di un libro in modo conciso e intenso. Ma l’emozione – inizialmente ben celata – è diventata difficile da trattenere quando l’attenzione è stata puntata su una delle parti centrali del suo libro: l’incidente stradale del 15 agosto del 1993 avvenuto sulla Salerno-Reggio e il ricovero nell’ospedale “Annunziata” di Cosenza. “E’ la prima volta che ne parlo qui – ha rivelato – dopo 21 anni e quando è uscito il libro ho chiesto alla Mondadori di venire a Cosenza perché è la città in cui sono stata accolta e abbracciata”. E ha ricordato con affetto Francesca, una giovane donna di Rossano che è tornata a salutarla nella libreria Feltrinelli con quella stessa chitarra che le portò quei giorni in ospedale e con tutta la discografia da autografare “assolutamente”. Oltre a Francesca, Paola Turci ha salutato con affetto anche il professore Barbarossa, il medico che “mi ha ricucito – ha detto -. Ogni 15 agosto festeggio e se sono in concerto tutto lo staff sa che devono portare torta e spumante. Devo festeggiare la mia rinascita alla vita. Ho ricominciato non partendo da zero, ma ricostruendo da quello che avevo”. 

L’emozione diventa sempre più palpabile: “Voglio ringraziare i due infermieri che in quei giorni mi hanno trattato come una principessa e non perché ero Paola Turci, ma per affetto e amore verso una paziente”. Il libro dedica un capitolo all’episodio dell’incidente che “è stato uno spartiacque”. Da quel momento la sua esistenza ha conosciuto momenti particolari: dalle sedute di psicoanalisi al suo incontro con la religione. “Prima pensavo di stare bene – ha aggiunto – avevo due fidanzati”. Quel viaggio a Lourdes – fatto per non poter dire no – l’ha cambiata: “Sono tornata e ho lasciato entrambi i ragazzi. Mi è arrivato il dono della fede”. Che, però, all’inizio ha vissuto come dogma, da integralista. “Poi ho capito – ha ammesso – che l’amore vero è un’altra cosa. Non sono osservante e la mia fede si è rinnovata”. 

Il ricordo torna sempre all’incidente: “Adesso che l’ho messo nero su bianco è come se ne parlassi per la prima volta. Ma ora non mi nascondo più”. Da quell’esperienza è cambiato anche il rapporto con la Calabria: “Prima era legato all’estate. Ho fatto una vacanza a Tropea. Poi dopo il 15 agosto del 1993 sono tornata a fare tournée quando lavoravo con Luca Barbarossa. Alla Calabria mi lega anche il ricordo di un bellissimo festival di Roccella. La vostra regione ha delle coste bellissime”. 

Ma ha anche tanti problemi. “L’abusivismo – ha detto – è uno degli aspetti che ho notato in questa terra complicata. Ma non mi sento di giudicarla. Forse mi piacerebbe che le istituzioni e la politica fossero presenti con più onestà. Bisognerebbe mandare a casa chi non merita di ricoprire ruoli istituzionali, e far rimanere chi è capace di riportare quella trasparenza che è mancata”. 

 

Mirella Molinaro

m.molinaro@corrierecal.it

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