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“Insomnia”, sei arresti per usura tra Vibo e Rosarno

VIBO VALENTIA I carabinieri del reparto operativo di Vibo Valentia hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip distrettuale di Catanzaro, Abigail Mellace, nei confronti di alt…

Pubblicato il: 13/12/2014 – 14:02
“Insomnia”, sei arresti per usura tra Vibo e Rosarno

VIBO VALENTIA I carabinieri del reparto operativo di Vibo Valentia hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip distrettuale di Catanzaro, Abigail Mellace, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti contigui alle cosche Lo Bianco-Barba di Vibo Valentia, Bellocco di Rosarno e Fiarè di San Gregorio d’Ippona. I sei sono accusati di usura. Tra loro Giovanni Franzè, di 52 anni, di Stefanaconi, ritenuto contiguo alla cosca Fiarè, già sorvegliato speciale e coinvolto in altre operazioni antiusura, destinatario nel 2012 di un provvedimento di sequestro del patrimonio ad opera della Dia per oltre un milione di euro, e Damiano Pardea (29), di Vibo Valentia, ritenuto vicino al clan Lo Bianco. Gli altri sono Salvatore Furlano (46) di Vibo Valentia, commesso in un negozio di abbigliamento nel centro di Vibo (dove sono stati trovati pizzini con frasi di affiliazione alla ‘ndrangheta e una pistola calibro 6,35) già arrestato in passato per usura ed estorsione, ed i vibonesi Gaetano Cannatà (40) e Francesco Cannatà (38) e Alessandro Marando (38), di Rosarno. I sei erano stati destinatari di un provvedimento di fermo emesso dal pm della Dda Camillo Falvo nell’ambito dell’operazione “Insomnia”. Successivamente, davanti al gip di Vibo, due di loro avevano ottenuto i domiciliari. Ieri la decisione del gip distrettuale che ha rimandato i due in carcere, confermando la misura per gli altri. A influire in maniera sostanziale sulle decisioni del gip è stata l’attività integrativa di indagine condotta dai carabinieri con la contestazione di nuove accuse nei confronti di Franzè e Pardea. Vittima del giro di usura un commerciante di abbigliamento e di oggetti preziosi che, dopo due rapine subite, per quasi 500 mila euro, ha avuto necessità di denaro per riavviare la propria attività. Per ottenere i pagamenti i soggetti fermati, secondo gli inquirenti, avrebbero minacciato gravi ritorsioni nei confronti della vittima e dei suoi familiari e anche punizioni in stile arancia meccanica.

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