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L'errore del governatore

Va bene il brindisi di fine anno e va altrettanto bene la reiterazione dell’impegno ad abbandonare contrapposizioni interne e interessi particolari per garantire alla Calabria una svolta radicale e…

Pubblicato il: 30/12/2014 – 15:34
L'errore del governatore

Va bene il brindisi di fine anno e va altrettanto bene la reiterazione dell’impegno ad abbandonare contrapposizioni interne e interessi particolari per garantire alla Calabria una svolta radicale e profonda.
Quello che non va assolutamente bene è il tentativo di lasciare in ombra problemi vecchi e nuovi e liturgie consociative che sono sempre lì in agguato, pronte a riprendersi lo spazio che hanno sempre avuto.
Mario Oliverio ha commesso un errore e diverse ingenuità. Non è da lui ma lo ha fatto. Il rinvio del consiglio regionale è stato un errore.
Si è data ai calabresi, anche a quelli che credono negli impegni assunti dal nuovo governatore, la sensazione che il raffreddore di Morrone, vero o fasullo che fosse, valga più di regole istituzionali certe e, più in generale, degli interessi della Calabria. Primo fra tutti quello di uscire immediatamente da un immobilismo che va avanti da ben dieci mesi.
Si parte male, con quel rinvio, anche per un’altra ragione: è una partenza fuori dalla legalità. La legalità impone la celebrazione della prima seduta entro una data che la legge fissa. Invece, una sorta di malinteso “bon ton” istituzionale mette da parte etica e interessi generali per inchinarsi al raffreddore di un cosentino illustre.
E che ingenuità, poi, quella di Oliverio che davanti alle telecamere minimizza: «Mi è sembrato giusto accordare il rinvio di una settimana chiesto dal maggiore gruppo di opposizione…». Non è vero! Il rinvio lo ha chiesto solo Morrone e Mimmo Tallini, al quale occorre riconoscere tempismo e chiarezza, ha avuto buon gioco nell’evidenziare che trattasi di un «accordo cosentino» perché Forza Italia era pronta a partecipare ai lavori.
Una gaffe del pur navigato Oliverio? Oppure la scelta del male minore, rispetto a un Pd disgregato e in lite ancor prima di iniziare la legislatura? Probabilmente oltre al brindisi il Pd avrebbe fatto bene a mandare qualche segnale di compattezza in più, magari riunendo il gruppo consiliare ed eleggendo il capogruppo. Si sarebbe messa in campo, così, una terna (governatore, capogruppo, segretario regionale del Pd) capace di fugare i tanti cattivi pensieri che invece corrono incontrastati in queste ore.
Ad esempio: i consiglieri eletti nelle liste del presidente aderiscono al gruppo Pd o andranno per i fatti loro? Fino a che punto si sta spingendo la minaccia di Vincenzo Ciconte, pronto alle barricate se non dovesse diventare presidente del consiglio regionale? E le dimissioni dei direttori generali, è vero che paralizzerebbero totalmente la Regione in assenza della giunta regionale? Quali grandi manovre sono in corso a Cosenza per scegliere il nuovo sindaco di quella città? Paolini deve continuare a “stare sereno”, oppure spunterà dal cilindro la candidatura di Nicola Adamo?
Se la situazione è poco chiara, il rinvio non può essere una soluzione. Meglio dire la verità e stanare i reprobi che sfiorare il ridicolo, fermandosi preoccupati davanti al raffreddore di Morrone.
Sia detto senza voler minimamente azzardare un consiglio a Mario Oliverio. A ragione, se ne avrebbe: sta dimostrando ampiamente di non avere bisogno di aiuto, sa sbagliare da solo!

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