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Il foreign fighter calabrese

LAMEZIA TERME C’è anche il nome di un reggino, Giampiero F., 35 anni, nella relazione riservata sui potenziali foreign fighters italiani che forze dell’ordine e 007 hanno consegnato al governo…

Pubblicato il: 10/01/2015 – 9:18
Il foreign fighter calabrese

LAMEZIA TERME C’è anche il nome di un reggino, Giampiero F., 35 anni, nella relazione riservata sui potenziali foreign fighters italiani che forze dell’ordine e 007 hanno consegnato al governo dopo la strage di Charlie Hebdo. I servizi di intelligence evidenziano il livello di minaccia e confermano il pericolo che arriva dai fondamentalisti che in Europa potrebbero aver già deciso di rispondere agli appelli giunti da Siria e Iraq affinché entrino in azione «in qualsiasi modo e con qualunque mezzo». 

Ieri il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha parlato di fronte a una Camera semivuota, ribadendo che «tra le 53 persone finora coinvolte nei trasferimenti verso i luoghi di conflitto, che hanno avuto a che fare con l’Italia nella fase della partenza o anche solo in quella di transito, quattro hanno nazionalità italiana. Tra loro ci sono il genovese Giuliano Delnevo, morto in combattimento ad Aleppo, e un giovane marocchino naturalizzato, che si trova attualmente in un altro Paese europeo. La quasi totalità di queste persone è ancora attiva nei territori di guerra, mentre la restante parte, decisamente minoritaria, è deceduta in combattimento o è detenuta in altri Paesi». Secondo le informazioni acquisite nelle ultime settimane dall’Antiterrorismo della polizia e dai carabinieri del Ros sono 14 i morti, mentre gli altri due italiani sono Giampiero F., 35 anni, e Maria S., 27 anni. Lui è nato a Reggio Calabria ma è cresciuto a Bologna e lì è diventato un «seguace del Califfo». I familiari ritengono che sia in Siria, ma non è esclusa la possibilità che sia entrato in Iraq e sia tuttora detenuto lì.

L’informativa trasmessa dai servizi segreti sulla «evoluzione del rischio» evidenzia come «il fenomeno dei “foreign fighters” agisce da “connettore” tra dimensione endogena e internazionale della minaccia che nei Paesi occidentali, compreso il nostro, è potenzialmente riferibile a varie categorie di attori esterni e interni ai Paesi e in particolare: emissari addestrati e inviati dall’Isis o da altri gruppi, compresi quelli che fanno tuttora riferimento ad Al Qaeda; cellule dormienti, annidate in ambienti enclave occidentali; “foreign fighters” di rientro o “pendolari del fronte”; familiari o amici dei combattenti (donne incluse) attratti dall’eroismo dei propri cari; estremisti homegrown (cresciuti nei Paesi occidentali ndr ) che agiscono da soli o in microgruppi come “self starter” (che si muovono autonomamente ndr )».

Davanti a questa situazione il titolare del Viminale ha spiegato che «l’Italia è esposta all’insidia terroristica per consistenti ragioni, la prima delle quali è rinvenibile nel privilegio di ospitare la massima autorità del cattolicesimo; per la vocazione atlantista del nostro Paese e per la sua tradizionale amicizia con gli Stati Uniti d’America».

Tra i segnali di minaccia contro l’Italia, l’intelligence inserisce anche «la copertina del numero 4 di Dabiq, rivista ufficiale dell’Isis con una bandiera nera dello Stato Islamico sull’obelisco di piazza San Pietro: messaggio dagli imprevedibili effetti su una platea particolarmente sensibile al richiamo del Califfato e suggestionabile dall’evocazione di immagini fortemente simboliche. La «conquista di Roma» spesso indicata come l’adempimento della profezia contenuta nel Corano, è tema ricorrente della campagna violenta dell’Isis e dei suoi seguaci». 

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