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Il latitante Trimboli scovato a Molochio

REGGIO CALABRIA Un colpo di fortuna, frutto però di un’approfondita e capillare conoscenza del territorio. Per questa ragione è finita la latitanza di Natale Trimboli, elemento di spicco dell’omoni…

Pubblicato il: 21/01/2015 – 12:10
Il latitante Trimboli scovato a Molochio

REGGIO CALABRIA Un colpo di fortuna, frutto però di un’approfondita e capillare conoscenza del territorio. Per questa ragione è finita la latitanza di Natale Trimboli, elemento di spicco dell’omonimo clan di Platì e storico elemento di collegamento con le ‘ndrine piemontesi. L’uomo è stato sorpreso nella notte in una casa popolare nel centro abitato di Molochio, insieme a tre soggetti – Carmine Luci, Natale Altomonte e Santo Surace (da sinistra, le foto) – arrestati in flagranza per favoreggiamento.

arresti trimboli

Nonostante da tempo gli uomini del nucleo investigativo di Locri gli stessero con il fiato sul collo, fino a ieri notte nessun indicatore aveva fatto ipotizzare che Trimboli si fosse spostato nella Piana di Gioia Tauro. A indurre i militari a bussare alla porta di quell’appartamento che da tempo sapevano sfitto, l’intuizione investigativa che dietro quelle imposte chiuse da cui avevano iniziato a filtrare luci e suoni qualcosa di strano si stesse muovendo. «Ci siamo presentati con un mandato di perquisizione finalizzato alla ricerca di armi – spiega il comandante dei Carabinieri di Locri, Marco Barone – il reato più comune fra i pregiudicati della zona, ma quando siamo entrati nell’appartamento ci siamo trovati davanti quatto persone, di cui una sprovvista di documenti di identità». Le confuse e imbarazzate spiegazioni con cui i quattro hanno tentato di giustificare la propria presenza nell’appartamento, una certa goffaggine nel declinare le proprie generalità da parte del soggetto privo di documenti sono bastate ai militari per essere certi di essere sulla strada giusta. Un breve confronto con i colleghi di Platì è bastato per avere la conferma. «Abbiamo contattato la stazione di Platì perché il soggetto ci ha detto di essere nato in quella zona e ai colleghi è bastato vedere l’immagine per riconoscerlo». Per l’uomo, «da tempo oggetto di attività investigativa» sottolinea il comandante Lorenzo Falferi, è immediatamente scattato l’arresto. Cosa stesse facendo un uomo di peso delle ‘ndrine di Platì, legato sia per casato sia per parentele acquisite al gotha delle ‘ndrine che ha scritto di proprio pugno la storia del narcotraffico calabrese, non è dato sapere. «Gli approfondimenti sono ancora in corso – afferma Falferi – ma già da ora possiamo dire che quella di Trimboli era una ricollocazione meramente logistica e temporanea. In ogni caso, è interessante che due soggetti legati al contesto criminale di Oppido si preoccupino di fornire assistenza alla latitanza di uno ‘ndranghetista di Platì». Del resto, aggiunge il colonnello Alessandro Mucci, comandante del nucleo investigativo di Locri, non è difficile ipotizzare che Trimboli fosse ancora operativo perchè «la presenza sul territorio di origine consente a un latitante di mantenere i contatti con la famiglia, dunque con gli affari di cui la famiglia si è sempre occupata». Adesso, a Trimboli toccherà scontare diverse condanne per narcotraffico e associazione mafiosa, ma soprattutto l’ergastolo rimediato l’anno scorso per il triplice omicidio di Antonio Stefanelli, del nipote Antonino e di Francesco Mancuso, guardaspalle dei due, tutti freddati nel 1997 a Volpiano per vendicare l’omicidio di Francesco Marando, il cui corpo carbonizzato è stato trovato nei boschi di Condove nel 1996. A svelare i retroscena di quell’omicidio e della tremenda vendetta con cui sarebbe stato vendicato è stato il pentito Rocco Marando. «Sono stati gli Stefanelli – ha detto anche in pubblica udienza il collaboratore – a uccidere Francesco e noi poi ci siamo vendicati ammazzando loro». La mattanza degli Stefanelli si consuma a Lombardore, in casa del fratello maggiore Domenico Marando che oggi sta scontando l’ergastolo nel carcere di Rebibbia, ma a commissionare il delitto sarebbe stato il fratello maggiore Pasquale. «Fu Domenico che li uccise e poi trasportò i cadaveri in località Vauda a Volpiano». Insieme a lui avrebbero partecipato all’omicidio anche Giuseppe Santo Aligi, Gaetano Napoli e Natale Trimboli, tutti condannati all’ergastolo. Per il pentito, gli Stefanelli sarebbero stati attirati nella villa di Domenico Marando con il pretesto di una riunione per discutere un’ipotetica alleanza contro un’altra famiglia, ma sarebbero stati trucidati appena scesi dall’auto sul luogo dell’incontro. I loro cadaveri sarebbero stati quindi seppelliti nei boschi di Volpiano, ma dei loro corpi non si è mai trovato traccia nonostante un altro dei fratelli Marando, si fosse detto in grado di indicare il luogo della sepoltura. Ma di Natale Trimboli e del suo ruolo di spessore – santista – nel locale di Volpiano, ha parlato in dettaglio anche un altro storico pentito delle ‘ndrine piemontesi, Rocco Varacalli, le cui dichiarazioni sono alla base del processo Minotauro nell’ambito del quale, il latitante arrestato questa notte ha rimediato una condanna a 8 anni e 10 mesi.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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