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De Filippo rivive a Cosenza

COSENZA Le regole per ottenere uno prodotto teatrale di successo sono semplicissime: basta investire su buoni ingredienti e il risultato non sarà deludente. Lo spettacolo portato in scena venerdì s…

Pubblicato il: 07/02/2015 – 9:49
De Filippo rivive a Cosenza

COSENZA Le regole per ottenere uno prodotto teatrale di successo sono semplicissime: basta investire su buoni ingredienti e il risultato non sarà deludente. Lo spettacolo portato in scena venerdì sera al cinema “A.Tieri” di Cosenza ha giocato benissimo questa carta partendo, innanzitutto, dal testo: “Natale in casa Cupiello”di Eduardo De Filippo. La regia, quella di Marco Silani che, dopo un’esperienza ventennale alla guida della compagnia teatrale cosentina “L’arciere”, si sdoppia dirigendo l’associazione culturale “Le sei sorelle” fondata da Francesca Marchese. Gli attori, tutti dotati di grande talento: Barbara Bruni, Achille Veltri, Francesca Marchese, Marco Tiesi, Antonio Conti, Paolo Mauro, Nuccio Nicoletti, Giulio Riga, Valeria Ippolito, Marianoemi Gervasi, Paolo Gagliardi, Davide Carpino, Melania Marchese, Alessia Abate e lo stesso Silani.
La storia è nota. Luca Cupiello, nel giorno dell’antivigilia, si sveglia infreddolito e col desiderio di un buon caffè, con l’unico interesse di preparare il presepe. Le giornate trascorrono tra le discussioni con la moglie Concetta e il vagabondare del figlio Tommasino (detto Ninnillo), che troppo spesso litiga con lo zio Pasqualino. La figlia Ninuccia, sposata con Nicolino, ma innamorata di Vittorio, è intenzionata a fuggire con lui dopo aver scritto una lettera d’addio al marito. Concetta riesce a dissuaderla e si fa consegnare la lettera che Luca, inconsapevole, consegna al genero. Il giorno di Natale lo scontro tra i due amanti e la successiva fuga di Nicolino porteranno Luca ad ammalarsi. La costruzione scenica di Marco Silani ha tecniche che appartengono più al cinema che al teatro. Questo tentativo è chiaro fin dall’inizio. Il primo atto inizia, in realtà dalla fine del terzo, quando Luca Cupiello ormai moribondo è sul punto di morire. In casa, la moglie Concetta, la figlia, il figlio, lo zio Pasqualino e le vicine sono al suo capezzale. Il raccordo che dà vita al flashback è dato dalla battuta pronunciata dalla moglie: «Lucariè scetate, song e nove», che riporterà all’inizio della vicenda, in cui tutto ancora deve compiersi. Attraverso Concetta la storia viene rivissuta, tramite lei raccontata, cosicché la tragedia si possa compiere due volte. Le luci piazzate a giorno danno vita a quel “viaggio nel tempo” e l’illuminazione del solo volto quello nei ricordi della donna. La chiusura del sipario sulle note di “Tu scendi dalle stelle”, saluta quelli che in realtà sono due atti in uno e dopo la pausa, si riparte dal pranzo di Natale. Attorno al tavolo imbandito per il pranzo della festa, il disfacimento della famiglia si consuma lentamente, lontano dagli occhi di Luca e culmina nel momento in cui lo stesso, Tommasino e zio Pasqualino, si travestono da Gaspare, Baldassarre e Melchiorre per portare i doni a Concetta. Vestiti da Re Magi gli interpreti cantano fino a bisbigliare “Tu scendi dalle stelle”. In scena va via il piazzato, la luce fredda si ferma su di loro, come a congelare quel momento nella memoria di Concetta che si sposta, va a buio e poi ricompare nella luce dell’occhio di bue. Non un tornare indietro nel tempo, ma la volontà del regista di rimarcare il suo essere stata sempre lì. La voce del marito che parla con Ninnillo: «Tommasì, te piace o’ Presepe», riporta lei – e con essa il pubblico – al vero hic et nunc: quello della morte del marito. «Lucariè, scetate» e il buio conquista l’applauso del pubblico. «Non volevo snaturare il testo di Eduardo. Volevo qualcosa di nuovo, che non fosse lo spettacolo classico portando in scena da lui, ma anche una mia visione registica – spiega Marco Silani –. Dal momento che per me il personaggio chiave è la moglie Concetta che è la “pupara”, la burattinaia che muove i fili a suo piacimento decidendo le azioni altrui a proprio vantaggio, ho voluto dare risalto a questo ruolo. L’ho vista come una donna che si trova ancora oggi nella nostra comunità, nei paesi calabresi più interni, questa sorta di mamma chioccia che tenta di dirigere i figli secondo quello che per lei è più giusto. Lo steso vale per il marito. Questo suo “mentire” al protagonista, porterà alle conseguenze finali della tragedia in cui Luca muore».
Un omaggio al grande drammaturgo napoletano a 30 anni dalla scomparsa, in replica stasera sempre al cinema “A. Tieri”.

 

Miriam Guinea

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