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Sculco e Mangialavori restano in Consiglio

REGGIO CALABRIA Flora Sculco e Giuseppe Mangialavori rimangono al loro posto in consiglio regionale. Il Tribunale di Catanzaro ha infatti rigettato i ricorsi, rispettivamente, di Sergio Costan…

Pubblicato il: 19/02/2015 – 16:08
Sculco e Mangialavori restano in Consiglio

REGGIO CALABRIA Flora Sculco e Giuseppe Mangialavori rimangono al loro posto in consiglio regionale. Il Tribunale di Catanzaro ha infatti rigettato i ricorsi, rispettivamente, di Sergio Costanzo e di Claudio Parente, primi dei non eletti nella circoscrizione Centro con le liste “Calabria in rete” e “Casa della libertà”. Con due diverse ordinanze, i giudici – Domenico Ielasi (presidente), Pietro Carè e Pierpaolo Vincelli (relatore) – hanno accolto le tesi della giovane consigliera crotonese, difesa dagli avvocati Giuseppe e Francesco Pitaro e Oreste Morcavallo, e del medico vibonese, supportato dal legale Stefano Luciano.

 

IL CASO SCULCO
Secondo i giudici, Sculco, nella precedente legislatura, non era una dipendente del Consiglio, ma una semplice collaboratrice esterna, senza alcun vincolo di subordinazione. La 35enne, figlia dell’ex consigliere Enzo, aveva lavorato per l’ex assessore all’Ambiente Franco Pugliano, in qualità di collaboratrice esperta. Il ricorso di Costanzo si basava sulla presunta ineleggibilità dell’esponente di Cir, perché, al momento della presentazione della sua candidatura, faceva ancora parte della struttura speciale di Pugliano. Una situazione che – a parere di Costanzo – avrebbe determinato le condizioni di ineleggibilità previste dalla legge 154 del 1981, che impedisce ai “dipendenti” della Regione di sedere nelle assemblee pubbliche. Non così per i giudici, che invece hanno blindato la posizione dell’unica donna a Palazzo Campanella e condannato Costanzo al pagamento delle spese di giudizio. Il Tribunale sottolinea che «già da una interpretazione in astratto della fattispecie lavorativa del “collaboratore esperto” emerge come il legislatore regionale abbia voluto distinguere tale figura professionale da quella del dipendente». In questo senso, i giudici hanno ritenuto «dirimente» la differenza con il personale addetto alle segreterie particolari del presidente del Consiglio e dei membri dell’Ufficio di presidenza, nei confronti del quale viene usato «il termine di dipendenti». Appare dunque evidente – è scritto nell’ordinanza del Tribunale – «come l’uso della diversa locuzione “collaboratore esperto” non sia per lo stesso legislatore indifferente», perché se avesse voluto riservare a questo personale lo status di “dipendente” «lo avrebbe fatto espressamente».
Dunque, Costanzo non entrerà in Consiglio. Quel posto spetta di diritto all’unica presenza rosa dell’Astronave.

 

SCONFITTO PARENTE
Il Tribunale ha ritenuto infondato anche il ricorso di Parente, secondo cui i giudici avrebbero dovuto decretare la decadenza di Mangialavori e la sua successiva surroga in Consiglio. Il collegio ha invece dato ragione all’esponente eletto della Cdl. Secondo Parente, il risultato ottenuto dal consigliere vibonese alle ultime regionali sarebbe stato «anomalo», in quanto Mangialavori avrebbe ottenuto il 94% delle preferenze elettorali nei territori che ricadono all’interno dell’Asp di Vibo». Un dato eclatante che sarebbe stato frutto di «un’alterazione della campagna elettorale», dato che Mangialavori si sarebbe trovato in una condizione di ineleggibilità (prevista dalla legge 154 dell”81), in quanto direttore sanitario dell’Istituto clinico “Salus Mangialavori” al momento della presentazione della candidatura, «quindi potendo giovarsi, nei confronti di un’utenza quotidiana assai elevata, del prestigio e delle occasioni inerenti tale posizione». Per i giudici, invece, «la norma in oggetto non torva applicazione per i candidati alla carica di consigliere regionale», dal momento che l’ineleggibilità «è espressamente riferita ai consigli del Comune il cui territorio coincide con il territorio dell’unità sanitaria locale con cui sono convenzionate o lo ricomprende o dei Comuni che concorrono a costituire l’unità sanitaria locale con cui sono convenzionate».

«Sono soddisfatto della sentenza – commenta Mangialavori –, ma sono stato tranquillo fin dal primo momento. Ringrazio l’avvocato Stefano Luciano, che dal primo momento ha seguito la mia vicenda con attenzione e scrupolosità».
Ricorsi falliti, il Consiglio resta così com’è.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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