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"Campanella", Falzea si dimette. Anzi no

CATANZARO Paolo Falzea si è dimesso e non è più presidente della Fondazione Campanella. Sarebbe stato questo l’incipit migliore se alle dichiarazioni d’intenti (rectius: minacce che non fanno paura…

Pubblicato il: 11/03/2015 – 14:59
"Campanella", Falzea si dimette. Anzi no

CATANZARO Paolo Falzea si è dimesso e non è più presidente della Fondazione Campanella. Sarebbe stato questo l’incipit migliore se alle dichiarazioni d’intenti (rectius: minacce che non fanno paura) seguissero davvero i fatti. Invece, Falzea non si è dimesso per niente: è ancora alla guida dell’ente (per il quale il prefetto ha già chiesto l'”estinzione”), malgrado – lo scorso 6 marzo – avesse paventato il suo dietrofront incondizionato nel caso in cui la Regione non si fosse fatta carico di tutte le spese necessarie per garantire l’attività del polo oncologico.
Tetragono, Falzea – in una nota indirizzata al governatore Oliverio, ai sub-commissari alla Sanità, al dg del dipartimento Salute Bruno Zito, al rettore della Magna Grecia Aldo Quattrone e al prefetto di Catanzaro Luisa Latella – così favellava: «Nell’ipotesi in cui la Regione Calabria ritenesse di non assumere un impegno formale di tale tipo entro il prossimo lunedì 9 marzo, dichiaro sin da ora la mia indisponibilità a proseguire nell’incarico e comunico le mie immediate e irrevocabili dimissioni da presidente». Seguiva poi l’invito a nominare «un commissario straordinario», in attesa del liquidatore indicato dal Tribunale del capoluogo. Non risultano, allo stato, nuovi “impegni di spesa” da parte della Regione; eppure Falzea è ancora lì. Inamovibile contro la sua volontà.
Non è la prima volta che il presidente della Campanella si lancia in simili affermazioni. Negli ultimi e turbolenti anni della Fondazione, Falzea ha proclamato in più occasioni la volontà di fare un passo indietro, salvo poi farne uno avanti. Il motivo alla base dei suoi “avvertimenti” era quasi sempre lo stesso: la Regione non pagava quanto “dovuto”.
In altre circostanze, però, Falzea non sembra aver mai sventolato le sue dimissioni. Il riferimento è al fatto che la Fondazione ha sostenuto – fin dal 2007, per via di un decreto firmato dall’allora dg Faillace – le spese di tutte quelle unità “non oncologiche” (e quindi non attinenti con la mission specifica della Campanella) trasferite dall’Azienda ospedaliera universitaria “Mater Domini”. Un’anomalia – evidenziata anche in una recente intervista televisiva dallo stesso Mario Martina, direttore generale dell’istituto oncologico – che ha aggravato lo stato economico dell’ente.

 

CHIUSURA RITARDATA
Falzea, probabilmente, dimentica che la Fondazione, in caso di mancato riconoscimento dello status di Irccs (Istituto di ricovero e cura di carattere scientifico) avrebbe dovuto essere “liquidata” – in base a precise leggi regionali – entro il 31 dicembre 2010, termine poi slittato (grazie a una nuova norma approvata dal consiglio regionale) al 30 settembre 2011. Il polo di Germaneto, formalmente una struttura di carattere privato, è stato insomma tenuto in vita “artificialmente” dalla politica e sovvenzionato da grandi elargizioni pubbliche, contro tutti i pareri e tutte le disposizioni. Risorse che – come aveva avuto modo di sottolineare l’ex sub-commissario Luigi D’Elia, che più volte aveva chiesto l’immediata liquidazione della Fondazione – possono aver contribuito, «in modo consistente», a creare «il dissesto economico-finanziario della sanità regionale».

 

I SINDACATI
Intanto, dai sindacati arriva il secco “no” alle procedure di licenziamento collettivo attivate dalla Fondazione. Il provvedimento – dettato dalla mancata erogazione di fondi da parte della Regione, inclusi il rimborso dei costi sostenuti per la gestione delle unità non oncologiche – dovrebbe riguardare 245 lavoratori (tra cui 37 medici, 110 infermieri e 58 operatori socio-sanitari). L’incontro di oggi al dipartimento Lavoro, a cui hanno partecipato Falzea, Martina e i rappresentanti di Cgil e Cisl, Bruno Talarico e Antonio Cristofaro, non ha prodotto alcuna intesa. I sindacati hanno invece espresso il loro «dissenso» per le determinazioni dei vertici dell’istituto e si sono riservati ogni azione, anche in sede giudiziaria, per tutelare i lavoratori che potrebbero essere licenziati.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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