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Il commiato di Pezzi

CATANZARO Va via, Luciano Pezzi, dopo quasi cinque anni vissuti “pericolosamente” nella cabina di regia della Sanità calabrese. Ieri la nomina di Massimo Scura quale nuovo “capo” del settore e la c…

Pubblicato il: 13/03/2015 – 12:03
Il commiato di Pezzi

CATANZARO Va via, Luciano Pezzi, dopo quasi cinque anni vissuti “pericolosamente” nella cabina di regia della Sanità calabrese. Ieri la nomina di Massimo Scura quale nuovo “capo” del settore e la conferma di Andrea Urbani a sub-commissario. Conferma che invece, per il generale della Guardia di finanza, commissario “reggente” per quattro mesi, non è arrivata. Per lui è il momento dei saluti, del commiato. Nessuno, ufficialmente, ha “ringraziato” Pezzi. Non l’ha fatto il premier Renzi né il ministro Lorenzin. L’ex commissario si defila comunque in buon ordine, da militare, e lo fa con una citazione di Massimo Fini: «Nella vita arriva sempre un momento per cui, per una ragione o per l’altra, si deve uscire di scena». Ora «tocca a me ora uscire di scena, in punta di piedi e a testa alta, secondo il mio stile», dice l’ex sub-commissario, che lascia l’incarico «senza rimorsi e senza rimpianti, dopo 54 mesi di duro lavoro nell’esclusivo interesse della sanità calabrese».
C’è spazio anche per analizzare il suo operato alla guida del settore più critico della regione. «In questo periodo, davvero lungo – spiega Pezzi –, ho fatto quel che ho potuto e saputo fare, al meglio delle mie modeste capacità e in perfetta buona fede. Le mie azioni e i miei errori sono quindi ascrivibili soltanto a me stesso. Non ho mai subìto condizionamenti di sorta da parte di chicchessia. Anzi sono oggi orgoglioso di poter dire che nessuno mai ha nemmeno provato a condizionare le mie scelte. In questo momento, non privo di forte tensione emotiva, sento il dovere di ringraziare tutti coloro che, a tutti i livelli, in ogni circostanza, mi sono stati vicini nella mia diuturna fatica, fornendo apprezzata ed a volte decisiva collaborazione. Sarebbe difficile elencarli tutti singolarmente; mi limito a ricordare gli uomini e le donne del Segretariato della struttura commissariale, dell’unità di missione della Guardia di finanza e del dipartimento Tutela della salute nonché i dirigenti dei ministeri affiancanti, i dirigenti aziendali, i consulenti di Agenas e Kpmg».
Pezzi ringrazia tutti «per ciò che hanno fatto, ben oltre i doveri d’ufficio, nella consapevolezza dell’estrema importanza del lavoro da svolgere». E una parola il generale la dedica anche ai suoi critici: «Ringrazio anche i miei, peraltro non numerosi, detrattori i quali mi hanno costantemente ricordato che non si può avere la pretesa di piacere a tutti». Infine, il saluto a tutti i calabresi, «quelli che ho conosciuto e quelli che non ho conosciuto personalmente, che nel tempo non hanno mancato di farmi sentire, in vari modi, la propria vicinanza, la propria stima e, in molti casi, il proprio affetto».
Una lettera d’addio che si chiude con «un augurio affettuoso» anche ai due nuovi “commissari” calabresi, «nella certezza che sapranno svolgere in modo ancor più incisivo la propria opera nell’interesse della sanità calabrese». L’ultimo pensiero Pezzi, che rimane pur sempre un militare, lo dedica a un simbolo istituzionale, il Gonfalone della Regione, a cui rivolge «un deferente saluto».
Si chiudono così i quasi cinque anni vissuti “pericolosamente” dal generale. Tra conti da far tornare (la missione del Piano di rientro non è ancora terminata) e il diritto alla salute da garantire. Ma senza i ringraziamenti romani.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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