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Minacce agli amministratori di Marano, tre condanne

COSENZA Sono state condannate a un anno e otto mesi le tre persone accusate delle intimidazioni alla giunta di Marano Marchesato. Nei mesi scorsi i carabinieri della compagnia di Cosenza avevano arre…

Pubblicato il: 16/03/2015 – 14:07
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Minacce agli amministratori di Marano, tre condanne

COSENZA Sono state condannate a un anno e otto mesi le tre persone accusate delle intimidazioni alla giunta di Marano Marchesato. Nei mesi scorsi i carabinieri della compagnia di Cosenza avevano arrestato Domenico Mignolo, 27 anni, Alberto Ruffolo, 25, e Alberto Novello, 22, che erano stati chiamati in causa da un quarto giovane, coinvolto all’ultimo momento nell’atto intimidatorio dell’incendio delle auto e, a suo dire, inconsapevole di cosa stesse per accadere.
Secondo l’accusa, un anno fa i tre avrebbero incendiato le auto del sindaco Eduardo Vivacqua e dell’assessore Domenico Carbone e avrebbero indirizzato al vicesindaco Pino Belmonte una lettera di minacce con dei proiettili. I tre avrebbero inviato agli amministratori – Belmonte è anche direttore del centro commerciale Metropolis di Rende – un biglietto con la scritta «i voti sono stati dati, se entro fine mese non escono cinque posti di lavoro al Comune o al Metropolis ogni singolo voto diventerà un colpo di pistola direttamente sulla vostra pelle», accompagnato da un proiettile calibro 7.65 e da quattro margherite viola. Il movente, per l’accusa, è da ricercare nella richiesta di assunzione di cinque persone, una delle quali imparentata con un presunto esponente della ‘ndrangheta, o in Comune o nel centro commerciale Metropolis. Obiettivo fallito, hanno evidenziato gli investigatori, per «il netto rifiuto opposto dalle persone offese».
Ruffolo – secondo quanto scritto nel provvedimento firmato dal procuratore capo della Repubblica di Cosenza Dario Granieri e dal sostituto Antonio Bruno Tridico – giunto in una strada buia di Marano Marchesato avrebbe fermato l’auto e preso due bottiglie di plastica da un litro e mezzo, di quelle usate per l’acqua minerale. Quindi avrebbe estratto dal cofano della sua 600 un tubo di gomma e chiesto al ragazzo che lo accompagnava (che ha poi collaborato con gli inquirenti) di «succhiare» la benzina dal serbatoio della 600 per riempire le bottiglie. Al suo rifiuto, Ruffolo avrebbe iniziato a riempire la bottiglia aiutato da Novello e da un’altra persona. Una volta riempite le bottiglie, Novello e l’amico si sarebbero allontanati a bordo di un ciclomotore, mentre Ruffolo – scrivono gli investigatori – spiegava al ragazzo che era con lui che cosa bisognava fare perché «il sindaco e l’assessore non si erano comportati bene con altre persone», senza fare altri nomi. A quel punto Ruffolo avrebbe fermato l’auto e afferrato la bottiglia di benzina, e avrebbe chiesto al ragazzo di avvertirlo se fosse arrivato qualcuno. Ruffolo avrebbe fermato la macchina a venti metri dall’abitazione del sindaco. Erano le due di notte. Il giovane in compagnia di Ruffolo ha riferito di aver poi visto l’arrestato allontanarsi improvvisamente senza la bottiglia di benzina, mentre vedeva un bagliore arrivare dalla casa del primo cittadino. Il ragazzo ha capito che Ruffolo aveva compiuto quel gesto ma nel tragitto non avrebbe fatto domande per soggezione nei suoi confronti. Quest’ultimo gli avrebbe intimato di non riferire a nessuno quello che era accaduto e neanche di quello che Novello e l’amico avrebbero fatto a casa dell’assessore Carbone. Il sindaco di Marano Marchesato, sentito dagli inquirenti che hanno ribadito l’assoluta estraneità ai fatti degli amministratori coinvolti, ha riferito un particolare: nell’estate del 2013, Mignolo e la suocera si sarebbero recati nel suo ufficio per chiedere un lavoro per la sua fidanzata, un «lavoro consono a ciò che la ragazza era in grado di fare». Ma – ha spiegato il sindaco – senza fare esplicite minacce.
I tre avevano chiesto di patteggiare la pena. Questa mattina il tribunale di Cosenza li ha condannati a un anno e otto mesi e ha disposto per Mignolo, che era ai domiciliari, l’obbligo di firma.

 

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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