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Scajola: i consigli non si danno se non richiesti

REGGIO CALABRIA “Capisco che Matacena viva una situazione di assoluta difficoltà, capisco che la sua latitanza sia un danno per la sua famiglia, ma i consigli non si danno se non sono richiesti. Mi…

Pubblicato il: 25/03/2015 – 14:29
Scajola: i consigli non si danno se non richiesti

REGGIO CALABRIA “Capisco che Matacena viva una situazione di assoluta difficoltà, capisco che la sua latitanza sia un danno per la sua famiglia, ma i consigli non si danno se non sono richiesti. Mi auguro che il processo si faccia sui fatti e sugli atti e se questo succederà, si chiarirà in maniera ancora più evidente la mia assoluta estraneità”. Professa serenità e tenta di derubricare a mero sfogo di un uomo in difficoltà le minacce che l’ex parlamentare Amedeo Matacena ha voluto lanciare da Dubai, dove da mesi è latitante, ma sembra mostrare un rinnovato nervosismo l’ex ministro Claudio Scajola, come sempre oggi presente in aula per il processo che lo vede imputato assieme alla storica segretaria dei coniugi Matacena, Mariagrazia Fiordelisi. Solo per una ragione tecnica – un legittimo impedimento dei legali – seduti con lui sul banco degli imputati non ci sono ancora la moglie di Matacena, Chiara Rizzo e il suo storico braccio destro Martino Politi, il cui destino processuale già a partire dal prossimo 8 aprile è destinato a essere riunificato con quello dell’ex ministro.

Il piano operativo per spostare Matacena in Libano
Ma l’istruttoria, nel frattempo, va avanti ed è con sempre maggior dettaglio che emerge il piano per far transitare Amedeo Matacena in Libano, dove grazie a precisi accordi con i massimi vertici istituzionali del Paese avrebbe goduto della piena operatività. Un progetto per gli inquirenti messo a punto dall’ex ministro Scajola e Vincenzo Speziali, omonimo nipote dell’ex senatore del Pdl, che si sarebbe occupato di gestire i contatti istituzionali con le massime autorità del Libano, come l’ex presidente Amin Gemayel e che nelle settimane precedenti all’arresto degli attuali imputati sarebbe entrato in fase esecutiva. Dopo il giuramento che avrebbe dato legittimità al nuovo governo e messo un punto alla concitata fase del post elezioni nel paese dei Cedri, Matacena – emerge dalle conversazioni intercettate fra Scajola e Speziali e finite agli atti– avrebbe potuto essere trasferito a Beirut, con tutte le garanzie del caso. Ma nel frattempo – ha spiegato oggi in aula il vicequestore Leonardo Papaleo – non si sarebbero mai fermati i tentativi di garantire operatività economica e finanziaria ai coniugi, anche grazie a quel conto che Amedeo Matacena, come ex parlamentare, aveva presso la Camera dei deputati, dunque sottoposto alla regola delle immunità parlamentari, cui Scajola – ha aggiunto Papaleo – ha fatto di tutto perché avesse accesso.

Quei 15.500 euro da dare alla Rizzo
Ma non si tratta dell’unica – complicata – manovra che l’ex ministro avrebbe messo a punto per garantire liquidità e operatività a Lady Matacena. Stando a quanto emerso dalle conversazioni intercettate infatti, Scajola attendeva la candidatura al Parlamento europeo e la probabile elezione per poter dare 15.500 euro alla Rizzo, per un appartamento che risultasse a suo nome. «Claudio – si legge negli atti, oggi sintetizzati in aula dal vicequestore Papaleo – dice che per lui era meglio aspettare un po’ di tempo perché se lo candidano, la sua elezione sarebbe molto probabile, per la certezza devono aspettare il 25 di maggio, e comunque con la carica di europarlamentare lui potrà darle una grossa cifra per la copertura delle spese della casa. In caso di mancata candidatura Forza Italia gli proporrà un incarico di prestigio e anche in questo caso l’incentivo economico sarebbe importante». Un impegno importante, che per il pm Giuseppe Lombardo non affonda le radici nel rapporto personale fra la Rizzo e Scajola, ma si spiega solo con la storica caratura criminale di Amedeo Matacena. Già condannato come referente politico nazionale del clan Rosmini, Matacena per gli inquirenti oggi rappresenta “stabile interfaccia della ‘ndrangheta, nel processo di espansione dell’organizzazione criminale, a favore di ambiti decisionali di altissimo livello”.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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