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Non c'è feeling tra Oliverio e il governo Renzi

Niente, non si pigliano proprio. Il governo Renzi e la Regione Calabria sembrano condannati ad una dispettosa e forzata convivenza ma non c’è verso di farli camminare insieme. All’inizio era Peppe …

Pubblicato il: 27/03/2015 – 11:24
Non c'è feeling tra Oliverio e il governo Renzi

Niente, non si pigliano proprio. Il governo Renzi e la Regione Calabria sembrano condannati ad una dispettosa e forzata convivenza ma non c’è verso di farli camminare insieme.

All’inizio era Peppe Scopelliti ad evitare di incontrare Renzi che, appena insediato a Palazzo Chigi, scendeva in Calabria per assicurare che da qui sarebbe partita la riscossa del Paese. Breve parentesi perché appena qualche mese dopo Scopelliti andava a casa e lo scettro passava alla vicepresidente Antonella Stasi. Anche lei, però, manteneva fede alla consegna: nessun incontro con il governo e Renzi continuava, da Gioia Tauro e da Reggio Calabria, a parlare di una “cabina di regia” monca perché mancava al tavolo proprio la Regione ma si diceva certo che presto la lacuna sarebbe stata presto colmata. E pareva avesse ragione, visto che il Pd ha stravinto le elezioni regionali. Ma siccome quelle elezioni Mario Oliverio ha stabilito che le ha stravinte lui e non il Pd, ecco che sta costantemente trasferendo le proprie incomprensioni e i propri rancori dalla sfera particolare a quella generale per cui tra governo e Regione Calabria il gelo continua inalterato, anche adesso che il Pd calabrese è al governo. L’episodio ultimo, questo che registra l’assenza di Mario Oliverio alla visita istituzionale del sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, impone una riflessione con buona pace delle verità di comodo o delle giustificazioni diplomatiche che tentano di coprire quel che copribile non è.

Della visita di Delrio, Mario Oliverio era stato informato da tempo e, inizialmente, avrebbe assicurato la sua entusiastica partecipazione. Successivamente, praticamente alla vigilia della missione calabrese del sottosegretario, Oliverio però ha fatto sapere che non poteva esserci perché impegnato a Bruxelles in un incontro che inizialmente sembrava istituzionale ma poi si è ridotto notevolmente nel suo spessore. In ogni caso la Regione sarebbe stata presente all’incontro perché così aveva assicurato a Stefania Covello, l’assessore Carlo Guccione. Poche ore prima dell’incontro, però, anche Guccione ha chiamato per esprimere la sua desolazione ma incontri urgenti sugli ammortizzatori sociali gli avrebbero impedito di esserci. Il vicepresidente Ciconte era anche lui impegnato e restava solo Nino De Gaetano che, per ovvie ragioni, non era il caso di spedire a rappresentare la Regione Calabria nell’incontro con il sottosegretario Graziano Delrio, posto che proprio il suo ingresso in giunta è stata la ragione (o almeno quella ufficiale) dello “strappo” tra Palazzo Chigi e Mario Oliverio. Così, ad accoglierlo in aeroporto a Lamezia, Delrio ha trovato solo lei: Maria Carmela Lanzetta. Un saluto tra vecchi amici, quattro chiacchiere in privato e poi trasferimento a Gioia Tauro.

E la Calabria? E i calabresi? E gli elettori del Pd? E quelli che non hanno votato per il Pd ma ugualmente sperano che faccia qualcosa? Tutta questa larga platea che una volta avremmo pomposamente definito “pubblica opinione” e che comunque resta, meno pomposamente, “collettività amministrata” che c’entra? Perché dovrebbe stare ad assistere a queste menate tra prime donne mentre il Porto di Gioia Tauro resta al palo con il suo inamovibile quanto imbalsamato commissario; mentre le ultime piogge si sono portate via un’altro pezzo di viabilità statale e provinciale; mentre Expo 2015 è alle porte e nessuno comunica come la Calabria intende presentarsi e con quali strategie. E i fondi comunitari? Ma davvero qualcuno crede che basta una rimpatriata tra amici per sbloccare fondi in assenza di un piano operativo, di un parco di progetti realizzabili e di somme per coprire la “compartecipazione” chiesta dall’Unione europea. E la sanità? Aspettiamo ancora il rapporto sullo stato dell’arte ereditato dalla nuova giunta. Lo aveva promesso Oliverio in conferenza stampa ma se aspetta che a scriverlo siano gli intoccabili dirigenti del dipartimento sanità, che larga parte hanno avuto nello sfascio di questi anni, allora stia fresco. E l’apparato burocratico? Un esercito di dirigenti e direttori inetti ma dotati di una dote molto apprezzata nei palazzi regionali: il “paraculismo”. Sembrava dovesse spazzarli via il vento dell’efficienza e del cambiamento e invece sono lì a toccare e ritoccare ogni proposta di delibera che metta in pur minimo rischio la loro sopravvivenza. Perché meravigliarsi allora se davanti a questa Calabria che parla un linguaggio diverso e diversificato si preferisce ascoltare il giovane sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, piuttosto che il veterano Mario Oliverio che, forse proprio perché troppo veterano finisce con il fidarsi di chi non dovrebbe e sospettare di tutto il resto. Il primo invoca maggiore presenza da parte del governo nazionale, rinfacciandogli gli errori commessi in questi anni. Il secondo, invece, si presenta come geloso custode delle sue prerogative e delle sue scelte e vede come invasione di campo qualsiasi “cabina di regia”. 

Ci vorrebbe un partito per uscirne. Un partito che invece di diradare i momenti di riunione e di confronto, li accentuasse. Un partito che invece di offrire all’esterno l’immagine falsa del «siamo tutti belli, siamo tutti uniti», faccia emergere in un dibattito pubblico dove stanno le ragioni di una litigiosità interna elevata scontro tra istituzioni. Ci vorrebbe un partito… che non c’è. 

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