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Lamanna: «Non ho ucciso Luca Bruni»

COSENZA «Non sono stato io a uccidere Luca Bruni». Non ha avuto alcuna esitazione Daniele Lamanna a rispondere alle domande del gip di Cosenza, Salvatore Carpino, nel carcere di Cosenza. Il presunt…

Pubblicato il: 28/03/2015 – 12:56
Lamanna: «Non ho ucciso Luca Bruni»

COSENZA «Non sono stato io a uccidere Luca Bruni». Non ha avuto alcuna esitazione Daniele Lamanna a rispondere alle domande del gip di Cosenza, Salvatore Carpino, nel carcere di Cosenza. Il presunto esponente del clan “Rango-Zingari” è stato arrestato martedì sera a Trenta, nel Cosentino dopo quattro mesi di latitanza. Lamanna, 41 anni, era sfuggito a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Dda di Catanzaro lo scorso novembre contro il clan “Rango-Zingari”. Ma nelle scorse settimane ne ha ricevuto un’altra in riferimento all’omicidio di Luca Bruni, il figlio del boss “Bella bella”, che sarebbe stato ammazzato il 3 gennaio 2012. Per l’omicidio di Luca Bruni poliziotti e carabinieri hanno arrestato Maurizio Rango, 38 anni, e Franco Bruzzese (47), ritenuti “reggenti” della cosca egemone in provincia di Cosenza. 

Ad accusare Daniele Lamanna di questo delitto – di cui lui sarebbe esecutore materiale – è stato il collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti. E nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Lamanna ha puntato il dito proprio contro Foggetti, che – a suo dire – si sarebbe inventato tutto. «Non avevo alcun interesse a uccidere Luca Bruni perché lo conoscevo da tempo e si conoscevano le famiglie. Non avevo neanche alcun interesse economico a farlo». Secondo quanto riferito dall’avvocato Aldo Cribari – che lo difende assieme al collega Marcello Manna – ha detto al giudice Carpino e agli inquirenti che non esiste neppure l’accusa contestata nell’ordinanza dello scorso novembre quella relativa al reato di associazione mafiosa perché lui non ha mai ricevuto alcuna condanna definitiva per associazione mafiosa. 

Sempre durante il suo interrogatorio, l’ex latitante ha definito Foggetti «inaffidabile» e il suo racconto pieno di «illogicità». Ha aggiunto che il giorno del delitto Bruni non era assieme a Foggetti ma ad altre persone in un altro luogo. Ha spiegato inoltre di essersi dato alla latitanza proprio per non subire di nuovo un’ingiusta detenzione e di aver poi deciso di costituirsi. Sarebbe stato questo il motivo per il quale stava salutando il figlio. Circostanze che Lamanna vorrebbe chiarire in un nuovo interrogatorio che – probabilmente – renderà nei prossimi giorni davanti al gip di Catanzaro Giuseppe Perri. 

Lamanna martedì sera è stato trovato in un’abitazione in uso al suocero, in un paesino dell’hinterland bruzio. Era lì di passaggio – sostengono gli inquirenti – che lo hanno scovato in compagnia del suocero e di suo figlio, un bambino di nove anni. Al momento dell’irruzione il piccolo è stato fatto subito allontanare assieme al nonno. Lamanna aveva in tasca una pistola calibro 7.65 con colpo in canna. Secondo quanto riferito dagli inquirenti in conferenza stampa, il presunto boss avrebbe avuto timore principalmente dei dissidi interni alla cosca, per questo era armato. A tradire la sua latitanza l’eccessiva accortezza dei familiari, i cui spostamenti troppo “prudenti” hanno destato sospetto nelle forze dell’ordine. 

Nei prossimi giorni i suoi legali faranno richiesta per il nuovo interrogatorio e poi presenteranno istanza al Tribunale del Riesame.

 

Mirella Molinaro

m.molinaro@corrierecal.it

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