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Lanzetta attacca Pd e Antimafia

LAMEZIA TERME Altro che Pasqua di pace. I maligni sostengono che Maria Carmela Lanzetta abbia trascorso tutte le feste a vergare le ottomilasettecento battute della sua lunga dichiarazione di guerr…

Pubblicato il: 07/04/2015 – 6:39
Lanzetta attacca Pd e Antimafia

LAMEZIA TERME Altro che Pasqua di pace. I maligni sostengono che Maria Carmela Lanzetta abbia trascorso tutte le feste a vergare le ottomilasettecento battute della sua lunga dichiarazione di guerra al segretario regionale del Pd Ernesto Magorno, al governatore Mario Oliverio, alla presidente della commissione parlamentare Antimafia Rosy Bindi e alla restante quasi totalità del partito calabrese dopo le polemiche del Sabato Santo. Una dichiarazione fiume, quella della Lanzetta, che ne ha per tutti, vertici istituzionali dell’Antimafia compresi. Una nota che colpisce nella parte in cui accusa, addirittura, di «infamità» i segretari provinciali del Partito democratico. Già, «infamità», termine che appartiene a ben altri linguaggi.
Così come colpisce il “consiglio a mantenere la calma” che l’ex sindaco di Monasterace indirizza a Oliverio.
I primi “suggerimenti amichevoli” Maria Carmela Lanzetta li dispensa a Magorno: «Mi permetto di ricordarti che l’audizione alla commissione antimafia è stata secretata e, quindi, forse sarebbe il caso- obbligatorio-che non venissero rivelati i contenuti. Vorrei anche consigliarti di evitare di farne  un uso politico, anche in buona fede, perché altrimenti rischi di darmi ragione quando ho supposto che la mia audizione rispondeva ad altri obiettivi. Vorrei anche ricordare che Palazzo Chigi  ha espresso un parere abbastanza chiaro e netto sulla questione che ha causato il mio non ingresso in giunta, di cui ero già convinta,  ma su questo  non hai  ritenuto di profferire parola, mentre non ti sfugge mai l’occasione di replicare alle mie considerazioni, così come hai fatto, in modo indiretto,  all’Assemblea Regionale». Lanzetta accusa il segretario regionale di non essersi opposto alla convocazione dell’ex ministro in commissione antimafia “nonostante la  motivazione inconsistente”. Ne ha anche per i cinque segretari provinciali: «Pensano di farmi desistere o di ridurmi al silenzio con le loro infamanti intimidazioni, ma si sbagliano di grosso; ne ho subite ben altre». A loro un messaggio anarchico sibillino: “Prima o poi una risata li seppellirà”. Infine si rivolge a Oliverio : «La sottoscritta non è abituata a seguire o ad attuare “interessi politici” di chicchessia e, soprattutto, lo invito a  non abbandonarsi ad allusioni varie, perché sono inconsistenti e valgono solo come intimidazioni… politiche, naturalmente».
La nota fiume continua a essere formalmente rivolta a Oliverio ma in realtà lo sfogo è tutto per Rosy Bindi: «Il “caso De Gaetano” è scoppiato nei giornali a dicembre 2014, per poi essere ripreso a fine gennaio 2015, con  fatti mai smentiti da nessuno. Stranamente, nonostante tutta questa pubblicazione giornalistica e una interrogazione parlamentare del 2010, la commissione antimafia non ha ritenuto di convocare  le persone ritenute più opportune per fornire informazioni sulla questione. E chi convoca invece? Lanzetta».
L’ex ministro e mancato assessore regionale elude ancora una volta il nodo del suo improvviso cambio di opinione (prima ha accettato l’incarico in giunta, due giorni dopo lo ha rifiutato): «E allora? Qual è il problema?  Lei pensa veramente che giorno più  o giorno meno possa essere  rappresentata come una giustificazione per le sue considerazioni? Sono sicura che  non lo crede neanche lei; e allora, signor  governatore, le chiedo, con molto molto rispetto, di non offendere  la sua intelligenza».

Infine, una interpretazione autentica delle parole di Lanzetta che hanno trasformato la Pasqua piddina in giornate di rinnovata passione: «Non ho accusato nessuno, ma ho solo fatto delle considerazioni politiche su una scelta che non condivido,  ma che potrebbe “fare un favore alla ndrangheta” non certamente perché questa è la sua volontà, signor governatore, come ha voluto intendere lei in buona o cattiva fede, ma perché spesso le cose e i fatti prendono strade accidentate senza che ce ne accorgiamo o per altri motivi. E se qualcuno ti avvisa in tempo della deriva dovresti ringraziarlo, non accusarlo».

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