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L'eco della Città dei ragazzi si sente ancora

È trascorsa poco più di una settimana dal B-book, il festival di arte e letteratura per Bambini e Bambine, organizzato alla Città dei ragazzi il 16, 17 e 18 aprile (2015) da un piccolo gruppo di gi…

Pubblicato il: 28/04/2015 – 9:20

È trascorsa poco più di una settimana dal B-book, il festival di arte e letteratura per Bambini e Bambine, organizzato alla Città dei ragazzi il 16, 17 e 18 aprile (2015) da un piccolo gruppo di giovani scrittori e vivaci responsabili di una cooperativa che ha sede proprio nella piccola città. Eppure l’eco di quei giorni ancora ritorna nella mia mente.
Il nome della manifestazione mi aveva colpito e avevo deciso di andare a curiosare, solo per un po’. Camminavo titubante dietro a un gruppetto di bambini che erano appena arrivati con un pullman, forse da lontano, quando vidi uno di loro entrare per primo, guardare sveltamente dentro, voltarsi verso la maestra e gli altri compagni e, alzando le braccia al cielo, strillare «ma questo è un paradiso!». Affrettai il passo e davanti a me si aprì l’immagine di uno spazio immenso, circondato da costruzioni basse e colorate, con un grande spiazzo dove un giovane artista aveva avviato un enorme disegno ancora senza forma, ma che si prefigurava pieno di colori. Qua e la, aree con il prato verde, arredate da giochi per bimbi di tutte le età.
Rimasi colpita sin dal primo momento. Questo era lo spazio che tante volte avevo intravisto, come le altre migliaia di persone ogni giorno, dalla strada ad alto scorrimento che sfila di fianco. Quello spazio che appariva buio, anonimo e, apparentemente, dimenticato. Rimasi a lungo quel pomeriggio e decisi di ritornare nelle altre due giornate, in orari diversi. Così riuscii a scoprire le diverse atmosfere delle tre giornate: la mattina con il brulicare di bambini che, con le loro maestre, venivano da tante scuole diverse. Il pomeriggio pieno di giovani mamme e papà che accompagnavano i loro bimbi. «Si ricorda di me?», mi raccontava una di loro. «Io mi ricordo bene di lei e delle sue lezioni! Adesso ho 37 anni e una bimba di 5. Abbiamo bisogno di queste cose in città. Noi e i nostri bambini. Sono momenti per ritrovarsi e divertirsi insieme».
Avevo visitato le costruzioni colorate che si snocciolavano in piccole e grandi sale, aule didattiche, corridoi arredati di libri, spazi per teatro, poster sui muri che ricordavano un passato ricco e attivo. Avevo intravisto un giovane autore divertirsi con i bambini nel raccontare le sue storie e un altro parlare di scienza giocando, con i bimbi in cerchio seduti a terra. Avevo curiosato nello spazio dei giochi antichi e durante lo spettacolo dei burattini; avevo ascoltato un dirigente scolastico che vivacemente rimarcava che «si può iniziare dai cittadini! Questo piccolo gruppo di promotori ha dimostrato che si può. Ci vuole passione e volontà». Avevo giocato anche io a scoprire la tana dell’orso e ad attraversare il ponticello che si muove. Seduta su una panchina osservavo, ripensando alla mia recente esperienza a Reggio Emilia nella bellissima realtà di Reggio Children e del suo centro così bene organizzato.
«Quanta altra potenzialità ha la Città dei ragazzi” ripetevo a me stessa. È vero, qui non si ha la stessa lunga storia della citta emiliana e della sua esperienza di scuole comunali, ma i momenti laboratoriali del festival e gli spazi a dimensione di bambino, lasciano ben capire che è possibile cominciare a costruire, riprendendo un percorso avviato ad inizio degli anni 2000. Queste tre giornate, hanno dimostrato che la città lo vuole, ne ha bisogno, lo pretende. Questo avrei voluto dire al gentile sindaco che avevo casualmente incontrato durante la sua breve visita al festival. L’importanza di credere in qualcosa che già esiste, la necessità di dare fiducia a chi vuole crederci e da spontaneamente il proprio contributo. Condividendo, collaborando, valorizzando. Così si cresce e si lascia crescere gli altri.
Sono andata via l’ultima sera che era l’imbrunire. Era azzurro tutto intorno, il cielo calabrese, l’atmosfera di una città diversa. Le voci dei bimbi si diradavano: la grande festa è finita, speriamo che ve ne siano tante altre. Il giovane artista ripuliva, ormai circondato da silenzio, i suoi pennelli. Il suo enorme e bellissimo disegno aveva ormai la sua forma, creata dopo tre giorni di colori dati in mano ai bambini. “Chissà che bell’effetto deve essere per gli ospiti del grande hotel lì di fronte?” pensai. Guardai su verso l’enorme palazzo di vetro che rifletteva le poche nubi in un cielo d’aprile e si illuminava con delicatezza al chiarore della luna. E da lì, sembrava sbucasse il sorriso di un vecchio signore che, chissà, dall’alto osservando, pensava che l’avrebbe voluta vedere proprio così la Città dei ragazzi: piena della gioia dei bambini di Cosenza, di Rende e della Calabria intera.

 

*Cittadina

 

 

 

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