Sciopero studenti e insegnanti, cortei in tutte le province
COSENZA Hanno aderito allo sciopero nazionale di insegnati e studenti organizzato da Cgil Flc, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals anche gli studenti calabresi, che hanno sfilato nelle principali piazze…
COSENZA Hanno aderito allo sciopero nazionale di insegnati e studenti organizzato da Cgil Flc, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals anche gli studenti calabresi, che hanno sfilato nelle principali piazze della regione. Assieme a loro, numerosi precari della scuola. A centinaia, in particolare, sono scesi in piazza a Cosenza, esibendo striscioni con la scritta «La buona scuola non la vogliamo, riprendiamoci il futuro». Il corteo si è sciolto, in mattinata, davanti alla sede del Municipio. Sempre nella città dei Bruzi, una delegazione di sindacalisti è stata ricevuta in Prefettura.
Iniziative simili si sono svolte a Catanzaro: tra Piazza Matteotti e Piazza Prefettura, oltre ai cortei alcuni docenti hanno effettuato alcune dimostrazioni pacifiche, che hanno determinato anche il coinvolgimento di alcuni passanti. Musica e chitarre, hanno inoltre “spezzato” i momenti di protesta. Non si sono, comunque, registrati disordini di nessun tipo. Iniziative simili si svolgono in queste ore anche negli altri capoluoghi di provincia calabresi. Nel frattempo, le lezioni sono sospese nella maggior parte degli istituti scolastici. I cortei si inseriscono nella giornata nazionale di protesta contro la riforma della scuola, la cui manifestazione principale si sta svolgendo a Bari.
LA PROTESTA IN RIVA ALLO STRETTO
Si danno appuntamento a mezzogiorno per un presidio colorato ma arrabbiato gli insegnanti reggini. Circa trecento persone si sono presentate armate di striscioni, palloncini, fischietti e cartelli in piazza Italia, cuore delle istituzioni cittadine su cui si affacciano comune, prefettura e palazzo della provincia per protestare contro «quella che è in tutto e per tutto una controriforma che fa carta straccia della Costituzione» si canta Bella Ciao, come l’inno d’Italia. Bandiere sindacali non ce ne sono perché – spiegano i docenti «questa è una battaglia di tutti, in questa piazza c’è anche tanta gente che ha votato Pd». Gli studenti in piazza sono pochi, anche se le scuole oggi sono rimaste deserte, solo poche decine hanno scelto di seguire in piazza i prof. «Probabilmente come molti non hanno capito la devastante portata si questa riforma- dice Daniela Barilla, insegnante dell’istituto tecnico Fermi- si tagliano fondi alla scuola pubblica per darli a quella privata, si prevedono detrazioni fiscali per le famiglie che decideranno di mandare i propri figli alle private e si inserisce il finanziamento privato nelle pubbliche, che promette una ghettizzazione degli istituti periferici e un forte potere di condizionamento da parte dei finanziatori. questo è un attentato alla democrazia». Lontano dalle promesse di maggiore efficacia ed efficienza che hanno accompagnato la riforma del ministro Giannini, per gli insegnanti «questa riforma che disegna un’impresa scuola mira solo a creare cittadini clienti».

A CATANZARO “GUERRA” AI DIRIGENTI
Ridotta ma rumorosa la presenza in Piazza Prefettura (sopra, un momento della protesta), a Catanzaro, dei docenti che quest’oggi hanno deciso scioperare in segno di protesta contro la riforma scolastica del governo Renzi. Nei giorni scorsi, alle assemblee sindacali, la partecipazione era stata nutrita e convinta, così come l’adesione all’astensione dal lavoro nella giornata di oggi, che ha toccato punte dell’80% nella città capoluogo di regione, ma in molti hanno declinato dal partecipare alla protesta di piazza.
Protesta che si è comunque tenuta tra canti attorno a una chitarra e cori contro la riforma: «Il governo deve capire che sono tanti i punti oscuri della riforma e che il punto di vista di chi conosce dall’interno la scuola, deve essere tenuto in considerazione – spiegano alcuni insegnanti -. L’eccessivo potere che s’intende dare ai dirigenti scolastici, ad esempio, rischia di danneggiare e parecchio il sistema scolastico: in base a quali criteri i dirigenti avranno potere decisionale sui contratti dei nuovi docenti? Senza contare che le tanto sbandierate 150mila assunzioni di precari si tramuteranno, se tutto va bene, in 40-50mila: le graduatorie che “scoppiano” sono qui al Sud, mentre i posti liberi sono al Nord. Tanti saranno costretti a rinunciare alla famiglia per non perdere la possibilità di lavoro ed è – hanno concluso – inumano».
