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«Platì, una battaglia di tutti»

«La lettera con la quale ho annunciato la mia candidatura a Platì è stata una provocazione, ma non certo una provocazione lanciata senza senso nel vuoto delle parole di cui spesso vive la politica,…

Pubblicato il: 16/05/2015 – 22:00
«Platì, una battaglia di tutti»

«La lettera con la quale ho annunciato la mia candidatura a Platì è stata una provocazione, ma non certo una provocazione lanciata senza senso nel vuoto delle parole di cui spesso vive la politica, un’iniziativa non fine a se stessa perché sono pronto ad assumermi fino in fondo le mie responsabilità».
Ernesto Magorno fa davvero sul serio. Per il segretario regionale del Pd a Platì si gioca una partita fondamentale per la democrazia tutta. Fallire lì, ancora una volta, rappresenterebbe una sconfitta per lo Stato, per le istituzioni e la politica.
Segretario, qual è il senso vero della sua proposta?
«L’intento è quello di puntare i riflettori su una realtà che altrimenti sarebbe rimasta ancora per troppo tempo nella penombra e dove si stava perpetrando un fatto gravissimo: nessuno era pronto ad assumersi la responsabilità di rappresentare e guidare la sua comunità. Paolo Borsellino diceva: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. A Platì rischiava di passare sotto silenzio un fatto che rappresenta la morte della democrazia, una resa ai poteri criminali ai quali si sarebbero consegnate le chiavi della città. Rompendo questo silenzio, un primo obiettivo è stato raggiunto, fermo restando che la battaglia è solo all’inizio. Abbiamo acceso un dibattito, abbiamo ridato coraggio alle migliori espressioni della politica e della società civile di Platì, la gente è scesa in piazza a dibattere pubblicamente per dire che non vuole arrendersi. Il 2 giugno ci ritroveremo a Platì in un giorno che è esso stesso simbolo della nostra democrazia della nostra libertà. Parlo al plurale perché sottolineo ancora una volta che questa è una battaglia unitaria di tutto il Pd e portata avanti con il pieno sostegno del partito nazionale come testimoniato, tra l’altro, dall’adesione di Lorenzo Guerini».
La presenza a Platì del Pd regionale in occasione della festa della Repubblica ha un chiaro valore simbolico. La Calabria ha bisogno di esempi?
«Il Pd calabrese, a cominciare dalla nostra rappresentanza parlamentare, per passare dai segretari provinciali e fino ai tanti militanti che hanno aderito e che ogni giorno mi dicono di andare avanti, ha colto senza esitazioni il senso di questa sfida. Nella mia lettera ho citato Don Milani quando dice: “A che serve avere le mani pulite se poi si tengono in tasca”. Ripensando a lui, vorrei riprendere un’altra famosa affermazione che il parroco di Barbiana mutuò dall’inglese: “I care-mi interessa”. Il 2 giugno dobbiamo essere in tanti a Platì per dire insieme “mi interessa”, insieme ci interessa il futuro di Platì, perché idealmente siamo tutti suoi cittadini. Il mio auspicio e che lo dicano e lo pensino tutti i calabresi, perché questa dovrà divenire battaglia di tutti e non di una sola parte».
Intanto una giovane dirigente dem si è già fatta avanti.
«Ho letto l’intervista di Anna Rita Leonardi all’Huffington Post. Ho già avuto modo di scrivere sui social che le sue parole, la sua intenzione di volersi candidare, sono il segno della volontà di compiere un gesto concreto, che non è contro nessuno ma vuole unire il Pd, impegnato in una battaglia civile di legalità e democrazia che, come Anna Rita ha compreso e come ho già detto rispondendole prima, parte da Platì ma è fondamentale per il futuro della nostra Calabria. Io credo, come ha dimostrato di credere Anna Rita, che un impegno del genere, una sfida così importante, pur nel confronto, non debba ammettere divisioni. Ho già detto in altre occasioni che questo sarebbe il miglior regalo a chi vuole che le cose non cambino, che si mantenga una sostanziale inerzia, quello status quo che è poi quello che conviene alla ‘ndrangheta. Un proverbio africano dice: “Se vuoi arrivare primo, corri da solo. Se vuoi arrivare lontano, cammina insieme”. Il Pd è un partito maturo, una forza di governo responsabile, che sta cambiando l’Italia grazie al governo guidato da Matteo Renzi. Lo stesso presidente del Consiglio, non dimentichiamolo, ha scelto Scalea per la sua prima visita in Calabria da premier, un altro messaggio importante per la nostra regione. Il Pd camminerà insieme anche questa, volta perché la posta in gioco è davvero troppo alta: liberare la Calabria dalla ‘ndrangheta e ridare speranza ai calabresi di un futuro di democrazia e legalità.
Su Platì la politica ha qualcosa da rimproverarsi?
«Siamo tutti in ritardo su Platì, ma questo non vuol dire che non bisogna fare niente per iniziare a cambiare le cose, che non si dovesse ripartire. Io mi assumo le mie responsabilità per il tempo in cui sono stato segretario e deputato e nel quale avrei potuto fare di più, con maggiore incisività. Ma chiedo dove sono stati in questi anni molti che adesso si stracciano le vesti, tra cui molte “firme autorevoli” dei media, quelli che addirittura fanno ironia sulla mia scelta trattandola con sufficienza o additandola come marketing politico? A parte qualche ammirevole e coraggiosa eccezione, chi ha sollevato la questione puntando l’indice contro la classe dirigente, ministri, deputati, sottosegretari, amministratori? C’è una frazione di Platì dove ancora non è stata portata l’acqua, ma chi ha denunciato le gravi arretratezze che i cittadini vivono, e non certo per colpa loro? A Platì la democrazia e la legalità sono state ferite troppe volte. Ricordo ai più giovani che nell”85 fu ucciso il suo sindaco in carica, Domenico Natale De Maio. Il 2 giugno non rimargineremo del tutto queste ferite così profonde, ma vogliamo dare una prova concreta, e simbolicamente forte, che la politica, le istituzioni ci sono e, la cosa più importante, vogliamo che Platì venga restituita ai suoi cittadini; e dico cittadini nel senso più alto nel termine cioè come titolari di diritti e pienamente partecipi della vita della loro comunità. Gli uomini e le donne di Platì che dicono no alla ‘ndrangheta dovranno riprendere, come dicevo prima, le chiavi della città e tornare a essere padroni del loro destino nella libertà e nella democrazia. Una battaglia che parte dalla legalità ma che complessivamente deve puntare a stimolare le istituzioni affinché si creino condizioni di sviluppo tali da sottrarre l’economia e soprattutto il destino dei giovani ai poteri criminali. La paura e l’arretratezza sono l’humus dal quale la ‘ndrangheta trae nutrimento per crescere. Dobbiamo impegnarci, in primo luogo noi che siamo principale forza di governo, ad assicurare infrastrutture, lavoro, occasioni di lavoro per i giovani. Non meno importante sarà dare ai ragazzi spazi dove possano esprimersi e poter svolgere attività culturali e associative. La cultura è l’antidoto più potente contro le mafie e l’illegalità. Il 2 giugno saremo a Platì anche per questo ma intanto posso darle una notizia: poco prima di rilasciare questa intervista ho avuto un colloquio telefonico con il presidente Mario Oliverio, che mi ha assicurato che per Platì ci saranno gesti e interventi concreti. Un fatto importante e un messaggio per i cittadini e le forze sane di Platì: adesso si può cambiare perché non siete soli, le istituzioni sono con voi».
Quel Comune è stato “sciolto” più volte per le infiltrazioni delle cosche. Non crede che anche a livello normativo si dovrebbe fare qualcosa?
«Credo si possa rivedere la legge sugli scioglimenti dei comuni per mafia. Non deve essere un tabù anche perché è un tema posto in questi anni dalla stessa commissione Antimafia, affrontato da personalità autorevoli come il presidente del Senato Piero Grasso quand’era procuratore nazionale antimafia e, più di recente, ad esempio, dal procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. Su questo si può e si deve aprire un confronto senza pregiudizi e senza dare vita a scontri ideologici e pregiudiziali. Il commissariamento è uno strumento efficacemente ideato per salvaguardare i Comuni dalle infiltrazioni mafiose, ma bisogna fare anche i conti con i cambiamenti
che sono intercorsi nella legislazione degli enti locali, se occorre introdurre controlli più severi sulla legittimità degli atti, e riflettere sul fatto se così com’è questa normativa basta davvero a sottrarre un territorio ai poteri mafiosi. Su questo tema complesso e delicato, che dobbiamo sviluppare il confronto ma al di là dei correttivi che si possono apportare o meno alla legge tutti dobbiamo produrre uno sforzo per rafforzare quella che la presidente Rosy Bindi con un’espressione felice definì “L’antimafia sociale”. La politica, in primo luogo, deve darsi regole ancora più severe sul piano etico e morale. Fondamentale poi, e mi riallaccio a quanto dicevo prima, è il fatto che bisogna creare innanzitutto le condizioni per lo sviluppo economico, per creare lavoro e opportunità per i giovani. Importante, poi, è render protagoniste, nei territori, le migliori espressioni della “società civile”. Guardi, mi consenta una disgressione, mi ha profondamente colpito quello che è avvenuto nella Valle del Marro a Oppido Mamertina dove sono stati tagliati 96 ulivi, come intimidazione alla cooperativa gestita da Libera. Quell’immagine, così forte, dà il senso del fatto che la ‘ndrangheta porta solo morte e arretratezza. L’ulivo nella nostra terra è il simbolo delle nostre radici, della vita, della fatica e del lavoro di generazioni di contadini. Con quel gesto la ‘ndrangheta ci ha detto che vuole che la Calabria resti povera, senza radici e che sia la morte a prevalere. Noi non vogliamo questo, a Platì, a Oppido e in ogni angolo della nostra terra. Dobbiamo cancellare quelle immagini e far vincere la vita e la legalità. Il 2 giugno abbiamo un appuntamento importante, per dirlo a voce alta, tutti insieme a Platì».

 

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