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Legambiente: «Una ferita ancora aperta, urgono interventi»

«La svolta clamorosa che ha avuto l’inchiesta sulla frana di Maierato coordinata dalla Procura di Vibo Valentia e condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Reggio Calabria e dal Co…

Pubblicato il: 19/05/2015 – 15:24

«La svolta clamorosa che ha avuto l’inchiesta sulla frana di Maierato coordinata dalla Procura di Vibo Valentia e condotta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Reggio Calabria e dal Comando provinciale di Vibo Valentia, aprirebbe uno squarcio inquietante su una vicenda emblematica di dissesto idro-geomorfologico che Legambiente ha seguito con continuità fin dall’inizio, anche attraverso puntuali dossier di carattere nazionale». È quanto si legge in una nota di Legambiente Calabria.
«Alla luce di quanto emerso – commenta Nuccio Barillà, della segreteria nazionale di Legambiente – non si sarebbe trattato dunque di un evento riconducibile esclusivamente a cause naturali ed eccezionali, come si è cercato da più parti di far credere, ma di un disastro provocato ed annunciato dovuto a scriteriati e colposi interventi che chiamerebbero in causa precise responsabilità d’imprenditori e pubblici funzionari. Si tratterebbe, dell’ennesima conferma di uno schema non più tollerabile che connota tanti reati ambientali compresi quelli di cui, proprio oggi, il Parlamento decide l’introduzione nel codice penale».
«Legambiente Calabria – sottolinea il presidente regionale Francesco Falcone – da anni denuncia le conseguenze di una gestione sbagliata del nostro territorio e la scarsa considerazione delle aree considerate ad elevato rischio idrogeologico che, non solo non sono più in grado di ricevere precipitazioni intense, ma vengono indebolite ed esposte ulteriormente da cattiva manutenzione e da interventi irresponsabili».
Legambiente Calabria – si legge ancora nella nota –, che già a suo tempo aveva notificato la richiesta di essere riconosciuta parte offesa a tutela degli interessi collettivi nell’eventuale processo, riproporrà ora la richiesta in un contesto diventato, a fronte delle nuove acquisizioni d’indagine, ancora più allarmante.
«L’occasione è utile – conclude Franco Falcone – per tornare a sottolineare come nonostante i 15 milioni di euro impegnati per interventi di protezione civile dopo la colata di fango, il luogo dove si verificò l’enorme frana resta ancora una enorme “ferita aperta”. Da qui la nostra richiesta di interventi non emergenziali, ma urgenti e adeguati».

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