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A3, il nuovo ad ribadisce: «Sarà completata nel 2016»

In Anas «sono necessari alcuni cambi strutturali. Il più importante è ridirezionare le risorse verso la preservazione del patrimonio esistente, quindi più manutenzione straordinaria rispetto a nuov…

Pubblicato il: 06/06/2015 – 9:03
A3, il nuovo ad ribadisce: «Sarà completata nel 2016»

In Anas «sono necessari alcuni cambi strutturali. Il più importante è ridirezionare le risorse verso la preservazione del patrimonio esistente, quindi più manutenzione straordinaria rispetto a nuovi opere». Lo spiega il nuovo presidente e ad di Anas Gianni Armani che in un’intervista al Sole 24 Ore annuncia «un piano straordinario di 3-4 miliardi orientato alla manutenzione straordinaria».

Quanto alla Salerno-Reggio Calabria, «l’obiettivo è completare prima possibile gli investimenti in corso. Confermiamo l’obiettivo aziendale del 2016». Se consideriamo la tratta conclusa con gli interventi in corso? «I capitoli vanno chiusi».

Armani annuncia poi lo stop ai general contractor: questa soluzione, dice il presidente, «non ha portato il vantaggio che Anas si aspettava. In compenso, ha portato molti svantaggi gravi. Il più grave di tutti è l’impossibilità di controllare efficacemente in corso d’opera l’avanzamento del progetto. Quindi oggi abbiamo deciso di fare autonomamente, oltre le previsioni contrattuali, una verifica di tutte le realizzazioni in corso d’opera con i general contractor».

L’ad riflette poi su Anas e sottolinea quanto sia importante per la società recuperare un’autonomia finanziaria: «Oggi Anas è un’azienda con il cappello in mano nei confronti della politica». «Recuperare un’autonomia finanziaria che consenta ad Anas di finanziare i propri investimenti è una cosa essenziale per questa azienda».

Per raggiungere l’autonomia «ci sono varie soluzioni a cui stiamo lavorando». «Certamente ci sono soluzioni più efficienti rispetto a quelle attuali in cui lo Stato paga il 100% degli investimenti per cassa al momento in cui vengono realizzati. Penso a modelli tariffari come quelli normalmente utilizzati in altre utilities, l’acqua o l’elettricità o il gas, che consentono alle società di finanziare autonomamente gli investimenti». E sottolinea: «L’obiettivo anche qui è di attribuire i costi dell’infrastruttura a chi effettivamente la utilizza e quindi “consuma” le strade».

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