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Naccari in aula: «Contro di me atti viziati»

REGGIO CALABRIA Se non è un colpo di scena, di certo è l’ufficiale ingresso nel procedimento di una serie di elementi che probabilmente ridimensionano il castello accusatorio. Arrivano dalla viva v…

Pubblicato il: 16/06/2015 – 17:53
Naccari in aula: «Contro di me atti viziati»

REGGIO CALABRIA Se non è un colpo di scena, di certo è l’ufficiale ingresso nel procedimento di una serie di elementi che probabilmente ridimensionano il castello accusatorio. Arrivano dalla viva voce del principale imputato, l’ex consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi, le novità – con attenzione appuntate dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, che insieme al sostituto Salvatore Faro ha rilevato l’accusa dopo il trasferimento del pm Mauro Tenaglia – sull’ormai noto concorso per “aiuto” ai Riuniti, finito al centro del procedimento che insieme al politico vede imputata la moglie, Valeria Falcomatà, medico presso l’unità di Dermatologia, e gli ex dirigenti dell’Azienda sanitaria Domenico Mannino e Paolo Vazzana, e i funzionari del sorteggio Giuseppe Crisalli e Giuseppa Caserta. Stando all’accusa, alimentata anche dalle registrazioni che il primario facente funzioni Mariolina Arcidiaco ha fatto pervenire alla Procura, l’ex consigliere regionale dem avrebbe tentato di indirizzare la composizione della commissione esaminatrice che avrebbe giudicato la moglie, nonché attuato una serie di manovre per rendere necessario quel concorso. Un’accusa che si intreccia con la tormentata storia del reparto, la cui portata strategica nell’assetto ospedaliero è stata più volte ridefinita, bollandolo quando come unità complessa, quando come unità operativa interna. Una classificazione non di poco conto, perché direttamente relazionata con dotazione di personale e budget. Per l’accusa, il reparto sarebbe stato forzosamente riqualificato proprio per rendere necessario un posto di “aiuto” cui la dottoressa Falcomatà ha partecipato, per il quale in seguito è stato bandito il concorso. Tuttavia, ha detto oggi Naccari prendendo la parola in aula, «è necessario al riguardo precisare se non rettificare una serie di elementi inesatti se non suggestivi», primo fra tutti la relazione del Nucleo di valutazione strategica, che per l’accusa avrebbe stroncato queste “manovre”. Un’affermazione sbagliata, ha fatto notare Naccari tanto nel merito quanto nella collocazione temporale, perché quella valutazione, essendo a consuntivo sul 2004, è stata redatta sette mesi dopo, dunque mai avrebbe potuto fare da presupposto agli atti aziendali stabiliti un anno prima. Inoltre, le attribuzioni dei reparti e la loro caratura – ha sottolineato l’ex consigliere citando a sostegno della propria tesi tanto la normativa quanto la propria esperienza di ex assessore regionale alla sanità – non dipendono da una valutazione soggettiva delle direzioni ospedaliere, ma scaturiscono da standard fissati dal ministero, dal piano sanitario regionale e dalle linee guida stabilite dalla Regione, cui gli atti aziendali si devono conformare. Inoltre, ha sottolineato il politico, il numero di medici per reparto non è stabilito dall’azienda sanitaria, ma dalle precise regole del contratto nazionale di lavoro, che impongono ai medici un monte ore massimo, in rapporto al bacino d’utenza del nosocomio. «Bisogna ricordare che quando il concorso è stato bandito, in reparto non c’erano i sei medici previsti dalla pianta organica. Formalmente erano quattro ma una era stata trasferita dopo essere stata coinvolta in un caso di malasanità, uno un’invalidità al 74% e la dirigente era come tale era esentata dai turni. Tuttavia erano comunque chiamati a gestire cinque ambulatori, più consulenze e reperibilità». Elementi messi all’attenzione del tribunale per dimostrare che quando il concorso è stato bandito, la pianta organica era lungi dall’essere completa, e in ogni caso sottodimensionata rispetto ai reparti gemelli di Cosenza e Catanzaro. «L’accusa – ha detto Naccari – è partita da un atto viziato giudicandolo corretto e questo ha portato al colmo di giudicare gli atti successivi, perfettamente legittimi, come atti non corretti». Parole forti, che tanto il Tribunale, come il procuratore Paci sembrano aver preso in considerazione. In che misura, toccherà all’evolversi del procedimento rivelarlo.

 

a. c.

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