Duplice omicidio, pm: confermare i 16 anni
REGGIO CALABRIA Sedici anni di carcere come disposto in primo grado dal gup Trapani: è questa la richiesta avanzata dal pg Adornato alla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria per Gianrocco Foti…

REGGIO CALABRIA Sedici anni di carcere come disposto in primo grado dal gup Trapani: è questa la richiesta avanzata dal pg Adornato alla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria per Gianrocco Foti, già condannato in primo grado come responsabile dell’omicidio di Ioan Lacatus e Ionela Hoholea, due cittadini rumeni ritrovati morti nell’ottobre 2013 nel bagagliaio di un’Alfa 156 in bilico sul pontile di San Gregorio, nella zona sud della città. Un delitto che lo stesso Foti, difeso dagli avvocati Lorenzo Gatto e Giovanna Cormaci, ha finito per confessare agli investigatori quando hanno stretto il cerchio attorno a lui all’esito di un’indagine lampo. In meno di 12 ore, gli uomini della Questura erano infatti riusciti a ricostruire quella che l’allora dirigente della sezione Reati contro la persona, Gianluca Rapisarda, aveva definito una «storia di ordinaria follia». Considerato da amici e conoscenti, un uomo normale, con una vita e una famiglia normale, Foti in realtà per mesi avrebbe intrattenuto una storia clandestina con una prostituta rumena che gli avrebbe spillato circa 25mila euro, per poi sparire nel nulla. Soldi che l’uomo avrebbe tentato di recuperare, rivolgendosi a Lacatus. Richieste reiterate, ma regolarmente ignorate fino a quando Foti non riesce a strappare la promessa della restituzione del denaro. Gli viene dato un appuntamento di sera, in una zona isolata, nei pressi del pontile di Arangea, alla periferia sud della città, per vedersi restituiti quei 25mila euro. Ma offerta e rassicurazioni di Lacatus non tranquillizzano Foti che a quell’appuntamento si presenta armato. Stando a quanto ha confessato agli investigatori, che nel giro di poche ore sono arrivati a lui, l’uomo avrebbe reagito a un vero e proprio agguato. Ad aspettarlo sul pontile ci sarebbe stato infatti non solo il 28enne rumeno che lì lo aveva convocato, ma anche tre suoi connazionali che lo avrebbero aggredito. Per questo avrebbe aperto il fuoco contro Lacatus e la Hoholea, la donna 35enne, colpevole solo di trovarsi nel posto sbagliato in compagnia della persona sbagliata. A mettere gli agenti sulla pista giusta, rivelando che Lacatus in passato era stato oggetto di minacce, è stato il fratello dell’uomo, che ha indicato senza timori Foti. Un nome finito da subito nella rosa dei sospetti, confermata dalla perquisizione che ha permesso di accertare la compatibità dell’arma regolarmente denunciata dall’uomo, dalla quale – hanno accertato gli investigatori – mancano 5 colpi. Esattamente lo stesso numero di quelli che hanno stroncato Lacatus e la Hoholea. Un elemento che insieme al risultato del confronto fra i bossoli ritrovati nell’auto e le cartucce esplose dalla pistola dell’uomo, ha definitivamente inchiodato Foti, che dopo essere stato fermato non ha potuto far altro che confessare. In primo grado, per lui il pm Cristillo aveva chiesto una condanna all’ergastolo per omicidio premeditato, senza però convincere il gup, persuaso dalla difesa, che ha spuntato anche la partita delle attenuanti generiche.
Alessia Candito
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