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Condanna definitiva per la talpa dei servizi al soldo dei clan

ROMA Sono definitive le condanne incassate in appello da Giovanni Zumbo, l'”antenna” dei servizi al soldo dei clan, pizzicato a soffiare importanti informazioni all’orecchio del boss Giuseppe Pelle…

Pubblicato il: 07/01/2016 – 21:59
Condanna definitiva per la talpa dei servizi al soldo dei clan

ROMA Sono definitive le condanne incassate in appello da Giovanni Zumbo, l'”antenna” dei servizi al soldo dei clan, pizzicato a soffiare importanti informazioni all’orecchio del boss Giuseppe Pelle, Giovanni Ficara, leader di un ramo dell’omonimo clan, e il suo braccio destro Domenico Demetrio Praticò. La Cassazione ha rigettato i ricorsi presentati dai legali dei tre, rendendo definitiva la condanna a 11 anni per Zumbo e Praticò e a 8 anni per Ficara. Una sentenza che conferma in pieno l’impianto accusatorio costruito in primo grado dal pm Giovanni Musarò, che ha iniziato a svelare il volto e il ruolo di uno dei primi insospettabili colletti grigi, pizzicato a svolgere il lavoro sporco per i clan.

LA FARSA DELLE ARMI Ex “antenna” dei servizi, con un passato da assistente alle dipendenze dell’ex sottosegretario della giunta regionale Alberto Sarra, Zumbo è stato incastrato dagli investigatori per il ritrovamento di un falso arsenale il giorno della visita del presidente Napolitano a Reggio Calabria. Fu lui infatti a far ritrovare l’auto, una Fiat Marea tanto carica di armi ed esplosivi da sembrare un arsenale, con una telefonata. Una farsa, secondo gli inquirenti, che – nei piani di Zumbo e di chi come una pedina lo guidava – avrebbe dovuto rivelarsi utile per accreditarsi quale fonte affidabile presso Procura e magistrati. Un piano ben studiato cui hanno collaborato anche i due coimputati della talpa, Demetrio Domenico Praticò e il capo dell’omonimo clan, Giovanni Ficara, ma di cui ancora rimangono da chiarire le finalità strategiche di lungo periodo. Nonostante il procedimento sia approdato sostanzialmente indenne di fronte ai giudici della Cassazione , gli interrogativi che l’indagine sulla talpa ha sollevato allo stato – come lo stesso Musarò aveva sottolineato in sede di requisitoria – rimangono insoluti.

UOMO DEI SERVIZI Intercettato in casa del mammasantissima Peppe Pelle, è lo stesso Zumbo a presentarsi, spendendo una credenziale importante: la sua appartenenza ai servizi segreti, con i quali – sostiene – ha rapporti più che radicati. «Ho fatto parte di… e faccio parte tuttora di un sistema che è molto, molto più vasto di quello che (…) – racconta Zumbo, presentandosi a don Peppe Pelle – ma vi dico una cosa e ve la dico in tutta onestà: sunnu i peggio porcarusi du mundu (sono gli schifosi peggiori al mondo, ndr) e io che mi sento una persona onesta, e sono onesto, e so di essere onesto… molte volte mi trovo a sentire… a dovere fare… non a fare a fare, perché non me lo possono imporre, ma a sentire determinate porcherie che a me mi viene il freddo!».

PEZZI GROSSI E SEGRETO DI STATO Cosa abbia detto o fatto Zumbo e per conto di chi non è dato sapere, tanto meno per quale motivo i servizi segreti militari (Sismi prima, Aise poi) abbiano sentito la necessità di avere una propria base a Reggio Calabria. Ma stando a quello che l’ex amministratore di beni confiscati raccontava al boss della jonica, mentre le microspie dei Ros registravano, a trattare con lui non c’erano solo i terminali locali delle agenzie di informazione, ma «sono scese persone… pezzi grossi da Roma! Sono venuti in giacca e cravatta». Chiamati a rispondere a processo, gli allora responsabili delle agenzie di informazioni in città si sono trincerati dietro il segreto di Stato o risposte omissive e contraddittorie, in seguito smentite da altri uomini dello Stato.

INTERROGATIVI APERTI Rimane dunque ancora tutto da investigare e da chiarire l’interrogativo che i giudici hanno messo nero su bianco nel decreto di fermo: «Come Zumbo, professionista stimato, accreditato presso gli uffici giudiziari e di polizia e le agenzie di sicurezza, abbia avuto la possibilità, per un prolungato periodo di tempo e con apparente totale facilità, di conoscere nel dettaglio le più importanti e delicate indagini dell’Arma dei carabinieri; abbia poi coltivato un intenso rapporto con un esponente di rilievo delle cosche di ‘ndrangheta come Ficara Giovanni mettendosi a sua disposizione senza (apparentemente) nulla chiedere in cambio e presentandosi come collaboratore esterno dei servizi segreti?».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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