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La Regione possiede palazzi "a sua insaputa"

CATANZARO Arriva ancora una reprimenda da parte della Corte dei Conti alla Regione e a quanto è stato fatto dall’Ente dal 2009 al 2014. Questa volta, a finire nel mirino dei magistrati contabili è …

Pubblicato il: 15/01/2016 – 13:22
La Regione possiede palazzi "a sua insaputa"

CATANZARO Arriva ancora una reprimenda da parte della Corte dei Conti alla Regione e a quanto è stato fatto dall’Ente dal 2009 al 2014. Questa volta, a finire nel mirino dei magistrati contabili è la complessa situazione patrimoniale della Regione Calabria, fatta di cespiti mai censiti e pertanto difficilmente identificabili e valutabili a bilancio.
Secondo la Corte, ben il 95% dei fabbricati e il 74,5% dei terreni che compongono il patrimonio regionale non sono inventariati, nonostante nell’ultimo anno la Regione sia passata da un inventario composto da soli 200 cespiti a uno di circa 12.000. Così, nel caos contabile di svalutazioni, alienazioni e rivalutazioni dei beni immobili regionali, il saldo patrimoniale per il 2014 ha chiuso con un passivo pari oltre 3,5 miliardi di euro a causa del peggioramento della parte finanziaria dei conti.
Le vicende legate ai conti del settore Demanio e Patrimonio hanno così un serio impatto sui conti complessivi della Regione e discendono da anni di gestioni dissennate in cui il patrimonio regionale non è mai stato monitorato e inventariato. A questo si aggiunga che – rileva la Corte – su 1730 dipendenti regionali, solamente 8 sono destinati al settore Demanio e Patrimonio: facile capire come si possano ingolfare tutte le procedure relative alle migliaia di cespiti in capo alla Regione.
Negli anni, con provvedimenti che hanno prodotto pochi risultati pratici ma molti contratti di lavoro, si era dato il via alla ricognizioni dei beni regionali, ma tra procedure e gare mai concluse risalenti al 2006 e al 2008, su cui per anni si è attesa l’applicazione di alcune sentenze del Tar relativi a ricorsi sui bandi, il computo totale dei beni e la loro composizione non è mai stata portata a termine.

IL TERRENO FANTASMA Per delineare meglio la complessità della situazione patrimoniale della Regione Calabria, si può prendere ad esempio il caso di un terreno sito in località Sansinato, alle porte di Catanzaro, a meno di 3 km in linea d’aria dalla nuova sede della Cittadella regionale. Quel terreno, di cui solo oggi la Regione viene a conoscenza di esserne proprietaria, era stato acquistato per una somma di 5,3 milioni di euro nel 2005, dopo una procedura durata circa otto anni che era servita anche per confermare il carattere edificabile del terreno stesso. L’immobile, di circa 93mila metri quadrati, era stato venduto alla Regione dalla società Hermes: l’Ente aveva stabilito di costruire la Cittadella regionale proprio in quest’area, ma poi non se ne fece nulla. Ad oggi, quel terreno, a seguito delle rivalutazioni Istat, vale poco meno di 8 milioni di euro e potrebbe essere una risorsa importante proprio ora che si parla della costruzione di un nuovo ospedale a Catanzaro, ad esempio.

LA RISPOSTA DELLA REGIONE La Regione, dal canto suo, nelle controdeduzioni affidate ad una nota dello scorso 11 gennaio e ribadite in aula dal vicepresidente e assessore al Bilancio e Personale Antonio Viscomi, ha ribadito che provvederà al completamento dell’attività di ricognizione in corso dal 2015 già entro il 2016. L’analisi del vicepresidente però non si nasconde dietro le responsabilità delle precedenti amministrazioni, ma punta a superare l’impasse e rilanciare il ruolo che può assumere il patrimonio regionale nelle politiche gestionali e amministrative: «Intanto voglio ringraziare la Corte dei Conti per il lavoro di affiancamento alla Regione – ha detto Viscomi -: qualunque politica regionale credo che non possa che prendere le mosse proprio dalle relazioni della Corte dei Conti. Detto questo è chiaro che per quanto riguarda il patrimonio ci siano due problemi: il primo è relativo alla mappatura degli immobili e il secondo alla loro valorizzazione. Per quanto attiene la mappatura, la Regione ha fatto grandi passi passando dai 200 del 2008 ai 12.000 di oggi, ma non è sufficiente. C’è una difficoltà oggettiva perché il patrimonio si è stratificato negli anni, ma è necessario avere la mappatura completa. Il secondo aspetto è poi un problema più complicato: già nella seconda metà dello scorso anno abbiamo elaborato un piano di valorizzazione che focalizzasse l’attenzione sulla messa a disposizione del patrimonio per la collettività e credo che questa sia il vero valore che si può trarre dal patrimonio. In tutto questo, il problema su cui ragionare è la struttura amministrativa che gestisce il patrimonio: probabilmente bisogna studiare e introdurre il modello organizzativo di altre Regioni. Si tratta di scelte delicate che vanno ponderate prima di essere rese note».

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it

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