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Porti, Gioia sarà sede dell'Authority

ROMA Tutti commentano un decreto che pochi hanno visto; è così che nasce il solito “scandalo” in salsa calabra. Il riferimento è al decreto che ridisegna la mappa delle Autorità portuali del n…

Pubblicato il: 15/01/2016 – 17:15
Porti, Gioia sarà sede dell'Authority

ROMA Tutti commentano un decreto che pochi hanno visto; è così che nasce il solito “scandalo” in salsa calabra. Il riferimento è al decreto che ridisegna la mappa delle Autorità portuali del nostro Paese e, nel farlo, accorpa quella di Messina a quella di Gioia Tauro. Roberto Occhiuto non ha esitato: è una pernacchia al Pd calabrese e uno schiaffo a Gioia Tauro. Il consigliere regionale di Forza Italia, Mangialavori, si spinge fino a denunciare l’ «ennesimo tradimento della Calabria a opera di Renzi». Molto più prudentemente il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Campanella, Alessandro Nicolò, invita Renzi e il ministro Delrio a «fornire chiarimenti».  
Il Partito democratico calabrese tace, anche Ernesto Magorno è tra quanti non ha ancora visto il decreto Delrio, per cui nel frattempo è meglio concentrarsi sul vuoto assoluto dell’azione politica calabrese e magari chiedere lumi a Nicola Adamo, nel corso dei quotidiani incontri che con lui e con Enza Bruno Bossio tiene dentro Montecitorio.
Quanti invece, mossi da sana curiosità, una sbirciatina al decreto che ridisegna le autorità portuali l’hanno data, sono rimasti sconvolti: per la prima volta la Calabria invece di essere terra di conquista diventa fulcro e capofila. E sì, perché nel decreto è spiegato con chiarezza che è l’Autorità portuale di Messina a confluire in quella di Gioia Tauro e non già il contrario. Ovviamente da ciò discende, e anche questo è spiegato con chiarezza onde evitare qualsivoglia equivoco, che la sede della nuova macro autorità portuale è Gioia Tauro, la cui classificazione è ben più alta rispetto a Messina. Ha cercato, per la verità, di spiegarlo anche il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà che, prima di dichiarare ha preso l’aereo, è salito a Roma ed è andato a leggere la bozza del decreto sui porti. Solo dopo, avendo avuto diretta contezza del passo in avanti che Gioia Tauro va a compiere inglobando Messina (e non già il contrario), Falcomatà, come del resto la Cgil, ha dettato ai media il suo commento e il suo plauso.
Arriverà presto la controprova di quanto favorevole sia a Gioia Tauro il decreto Delrio, infatti la Regione Sicilia, chiamata a dare il suo parere, ha già fatto circolare la sua contrarietà e l’intenzione di bocciare l’annessione del porto di Messina a quello di Gioia Tauro. Questo spiega anche i mal di pancia che in queste ore manifesta un certo mondo politico-imprenditoriale e giornalistico abituato a vendere l’Area integrata dello Stretto solo nella misura in cui orienta interessi, risorse e interventi da Reggio verso Messina.
Voto contrario, dunque, annuncia la Regione Sicilia ma a Roma fanno sapere che il parere delle Regioni è indispensabile quanto non vincolante, per cui non basterà il no della Regione Sicilia a sbarrare la strada alla crescita dell’autorità portuale di Gioia Tauro. Ovviamente più difficili da spiegare, ma non tanto se si pensa alla storia dell’autolesionismo made in Calabria, restano le proteste che arrivano dai frequentatori, qualche volta abusivi, sempre più spesso lunatici, di Palazzo Campanella.

pa. po.

 

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