«Un terzo dei dipendenti andrà in pensione», ecco come cambierà la Pubblica amministrazione
Il presidente di Aran Antonio Naddeo: «Alcune professioni saranno sostituite dall’Ai, ma non dobbiamo perdere la memoria storica dei dipendenti»

COSENZA Il Master di II livello in Organizzazione, Leadership e Gestione delle Risorse Umane è realizzato in collaborazione con l’Università della Calabria, promosso dalla Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche guidata da Vincenzo Fortunato e punta a formare studenti già in possesso di un background universitario che desiderano affinare le proprie competenze e rafforzare il proprio percorso professionale. Nel corso dell’ultima lezione, tenuta a Palazzo Sersale a Cerisano, Antonio Naddeo presidente nazionale ARAN – l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni – ha arricchito il programma formativo. Naddeo – in una intervista al Corriere della Calabria – si è soffermato sui cambiamenti nella contrattazione nazionale seguiti ai venti di guerra e all’inflazione, su quanto e come l’intelligenza artificiale stia cambiando l’organizzazione della Pubblica amministrazione e sul lavoro e sulla necessità di incentivare lo smart working.
Guerra e inflazione quanto incidono sulla contrattazione nazionale?
«Per la contrattazione del pubblico abbiamo già delle risorse finanziarie stanziate prima di questa crisi e con queste dobbiamo fare i rinnovi contrattuali 2025-2027. Abbiamo un vantaggio rispetto al passato, ma speriamo che la situazione a livello mondiale possa cambiare e soprattutto rientrare il pericolo dell’inflazione che sarebbe un problema non solo per le pubbliche amministrazioni, non solo per il pubblico impiego, ma per tutto il nostro settore, per l’economia».
Pa e innovazione tecnologica, a che punto siamo?
«La pubblica amministrazione sta cambiando, come sempre, a macchia di leopardo. Ci sono degli indici che restituiscono dati confortanti sugli effetti dell’innovazione, ma ci sono realtà dove l’inserimento dell’AI dipende essenzialmente dalla capacità delle persone ad introdurre sistemi nuovi. Alcune professioni, alcune attività, parlo per la pubblica amministrazione, saranno sicuramente sostituite dall’intelligenza artificiale, ma questo si traduce nella necessità di avere altri tipi di professionalità, ci saranno altri lavoratori e lavoratrici con competenze diverse. Potremmo approfittare del fatto che nei prossimi 5-6 anni un terzo dei dipendenti pubblici andrà in pensione, favorendo questo ricambio generazionale, potremmo in qualche modo centrare tutte le competenze proprio verso l’intelligenza artificiale».
A proposito di lavoratori in pensione, è possibile ipotizzare un reinserimento degli “over” nella Pa?
«Dovremmo cercare di stare attenti a non perdere la memoria storica delle persone che stanno uscendo dalla pubblica amministrazione. Questo è un pericolo. Più che riutilizzarle negli stessi settori, dovremmo cercare un modo per utilizzarli nel trasferimento delle competenze ai giovani, questo è un meccanismo che dobbiamo mettere a terra».
La crisi energetica ha riacceso il dibattito sul ricorso allo smart working
«Bisognerebbe spingere ancora di più verso lo smart working. Deve essere una modalità organizzativa del lavoro e per questa deve essere presa. Parlarne solo dinanzi ad una fase di emergenza, come è stato per la Pandemia, lo trovo sbagliato. Dobbiamo inserirlo nelle nostre organizzazioni per una modalità ordinaria, non per superare una situazione straordinaria. Durante la Pandemia l’obiettivo era tenere le persone a casa e in quella circostanza lo smart working divenne – per forza di cose – necessario, oggi dovrebbe ritrovare la sua vera essenza: uno strumento utile a gestire il rapporto di lavoro e l’organizzazione in un modo efficace». (f.benincasa@corrierecal.it)
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