I figli dimenticati dei femminicidi, un «registro nazionale» per garantire sostegni e tutele – VIDEO
L’incontro promosso dall’ANDE a Lamezia sulla proposta di legge firmata da Mara Carfagna: «Senza dati certi gli aiuti rischiano di non arrivare a destinazione»

LAMEZIA TERME C’è una conseguenza dei femminicidi che spesso resta ai margini del dibattito pubblico, quasi nascosta dietro l’orrore del delitto: il destino dei figli che perdono la madre e, nella maggior parte dei casi, vedono il padre diventare autore o presunto autore del crimine. Sono gli orfani di femminicidio, bambini e ragazzi travolti da una doppia ferita familiare, affettiva e sociale, per i quali le tutele previste dalla legge rischiano spesso di restare sulla carta in assenza di un censimento preciso e di una presa in carico immediata.
L’incontro a Lamezia
È attorno a questo tema che l’ANDE di Lamezia Terme ha promosso un incontro pubblico dedicato alla proposta di legge per l’istituzione di un Registro nazionale degli orfani di femminicidio, presentata da parlamentari di diversi schieramenti e con prima firmataria Mara Carfagna. Un’iniziativa che ha visto anche la presenza del sindaco, Mario Murone e in collegamento Valeria Valente, senatrice del PD, pensata per accendere i riflettori su una lacuna strutturale: senza sapere quanti siano questi minori, dove si trovino e quali siano le loro condizioni, diventa difficile garantire davvero sostegno economico, assistenza psicologica, tutela sociale e accesso ai diritti già riconosciuti dalle norme. Nel corso dell’incontro, la presidente dell’ANDE Lamezia Terme, Silvia Gulisano, e la stessa Carfagna hanno ribadito la necessità di trasformare la memoria delle vittime in responsabilità concreta verso chi resta.

«Necessario un censimento sugli orfani di femminicidio»
«Oggi non si ha un censimento definitivo su quanti siano gli orfani di femminicidio e, pertanto, risulta impossibile raggiungerli e offrire loro quelle tutele e quei supporti che lo Stato, le Regioni, i Comuni, gli assistenti sociali, i servizi sociali e le associazioni che operano sui territori possono e vogliono dare loro», spiega al Corriere della Calabria Silvia Gulisano che precisa: «L’Italia comunque è all’avanguardia sulla tematica della violenza di genere e anche per quanto riguarda gli orfani di femminicidio. Sin dal 2018 sono state previste delle tutele in loro favore. C’è qualcosa, ovviamente, che deve essere migliorato ed è stato individuato in particolare nell’istituzione del Registro. Perché, avendo un censimento serio, riuscendo quindi a ottenere il numero esatto di questi orfani di femminicidio, è chiaro che si può offrire loro e garantire loro un supporto e quegli aiuti che le norme già prevedono». Le nostre norme già prevedono, ad esempio, «contributi di carattere economico, un supporto medico e psicologico. È prevista anche la possibilità di cambiare il cognome, se corrisponde a quello del padre che è stato condannato. Così come sono state apportate modifiche al codice civile per favorire l’accesso all’eredità della madre, perché molto spesso succede che la posizione del padre condannato o indagato diventi elemento bloccante per poter accedere all’eredità», spiega ancora. «Tutto questo, ovviamente, non basta. È chiaro che le norme sono fatte anche per essere migliorate, per essere integrate. È necessario, a questo punto, procedere davvero a un censimento con l’istituzione di questo Registro nazionale, che ci consentirà non soltanto di evidenziare la dimensione del fenomeno, ma anche di acquisirne piena consapevolezza».

«Un registro nazionale degli orfani di femminicidio»
Sul piano legislativo, il cuore dell’iniziativa è affidato alla proposta di legge presentata da Mara Carfagna e sottoscritta da parlamentari di diversi schieramenti. L’obiettivo è istituire un Registro nazionale degli orfani di femminicidio, per superare l’assenza di dati certi e rendere effettivi i sostegni già previsti dalla normativa. «In questi ultimi anni – ha spiegato al Corriere della Calabria la parlamentare di Noi Moderati – il legislatore ha lavorato per garantire supporto e sostegno economico agli orfani di femminicidio, ma spesso questi aiuti non arrivano a destinazione perché non sappiamo quanti siano questi orfani, dove si trovino, quali siano le loro reali condizioni e se siano stati attivati i sostegni, anche economici, previsti dalla legge. Con questa proposta di legge miriamo a istituire un registro nazionale degli orfani di femminicidio: un elenco centralizzato e ufficiale, che metta a disposizione delle amministrazioni competenti dati aggiornati e verificabili, in modo tale da orientare le politiche pubbliche a sostegno degli orfani di femminicidio e verificarne l’effettiva attuazione. In più, questo registro consente anche di far scattare l’immediata presa in carico da parte dei servizi sociali e di mettere a disposizione degli orfani e dei loro tutori un documento unico e informativo, attraverso il quale possano prendere visione dei loro diritti e dei sostegni a cui hanno diritto, anche per superare le lungaggini burocratiche che spesso scoraggiano tutto l’iter previsto per accedere a questi sostegni».
Tutela dei minori sui social
L’incontro lametino è stato anche l’occasione per illustrare l’altro intervento normativo dedicato alla tutela dei minori dai rischi dei social network. «Prevediamo il divieto assoluto di accesso ai social per i minori al di sotto dei 13 anni, un regime speciale diversificato e protetto per i minori di età compresa tra i 13 e i 16 anni, attraverso l’attivazione di profili dedicati ai teenager, strumenti accessibili e facili di controllo parentale e la limitazione di tutte quelle funzionalità – come lo scrolling infinito, l’autoplay e le notifiche continue – che tengono soprattutto i più giovani incollati agli schermi per ore e ore, creando danni devastanti, ormai provati da una copiosa letteratura scientifica», ha concluso Carfagna. (g.curcio@corrierecal.it)
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