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Urge fare chiarezza sull'intimidazione a Gratteri

Occorre fare chiarezza sul grave episodio di Messina. E occorre farla in tempi rapidi. Pochi, e giusto per non apparire presuntuosi, sono disposti a credere a una sequenza di banali equivoci o alla…

Pubblicato il: 17/01/2016 – 7:20
Urge fare chiarezza sull'intimidazione a Gratteri

Occorre fare chiarezza sul grave episodio di Messina. E occorre farla in tempi rapidi. Pochi, e giusto per non apparire presuntuosi, sono disposti a credere a una sequenza di banali equivoci o alla casualità di due ladruncoli finiti nell’appartamento sbagliato dopo avere citofonato alla persona sbagliata ed essersi presentati nel modo sbagliato: come uomini della polizia.
Chi conosce le modalità operative della ‘ndrangheta sa quanto possono essere subdoli i suoi metodi, quanto amino le intimidazioni sospese, accennate, quel giusto che basta a destabilizzare la vita delle vittime e, nel contempo, a consentire di minimizzare nelle chiacchierate dentro i palazzi.
Gli inquirenti in questi giorni hanno avvolto e riavvolto più volte il nastro con la ricostruzione dei fatti ma non c’è scampo: in mano restano poche certezze e tutte concordano nel fornire un quadro in equivoco: mercoledì 13 gennaio, qualcuno ha voluto mandare un messaggio fortemente intimidatorio al procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. L’uomo delle indagini più sofisticate; il più fiero avversario dei cartelli italo-colombiani della cocaina; l’inquirente che ha dato nomi e volti ai colletti grigi che hanno portato a livello di sistema di potere la sinergia tra ‘ndrangheta e politica.
Ma anche il magistrato controcorrente, spesso in rotta di collisione pure con il suo mondo per via della schiettezza con la quale accompagna le sue proposte e a causa di un ostinato rifiuto verso qualsiasi forma di aggregazione associazionistica interna alla magistratura.
Presentarsi a casa del figlio, citofonare spacciandosi per poliziotti, introdursi nello stabile con il viso coperto da passamontagna significa voler dire chiaro, sappiamo di tuo figlio, del fatto che studia a Messina e sappiamo dove abita e quando si trova in casa. Non serve altro. Così si fa il giusto rumore, senza esagerare che non conviene mai.
Eppure, anche se ovattato, il gesto resta assolutamente grave e inedito. Mai le cosche avevano operato con questo schema. Si sono spinte anche a pianificare omicidi eccellenti ma senza coinvolgere familiari e congiunti. Perché si va oltre in questa circostanza? Verrebbe da pensare che il gesto non è solo grave, è anche disperato.
In passato magistrati “discoli” non sono mancati ma le armi della delegittimazione, dell’isolamento, del depotenziamento per via politica sono state sufficienti a limitare i danni e andare avanti, riprendendo traffici e intrallazzi e ripopolando circoli e logge massoniche abbandonate in tutta fretta. Già la massoneria. Fa capolino in molte inchieste della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Se ne torna a parlare proprio in queste settimane per via di nuove indagini, due delle quali condotte proprio da Nicola Gratteri e Giuseppe Lombardo. E proprio Lombardo e Gratteri esattamente un anno fa erano finiti al centro di oscure minacce di morte. Un telefonista chiamava la questura per annunciare bombe contro Gratteri e Lombardo, invitando a trasferirlo subito per evitare una carneficina. Ne ha fatte dieci nel periodo tra novembre 2014 e dicembre 2015. Si dimostrava informatissimo anche sugli spostamenti dei due magistrati. Poi il 27 gennaio dello scorso anno viene preso con il telefono in mano. Si tratta di Francesco Gennaro Triolo, un oscuro commerciante di 47 anni nativo e residente a Reggio Calabria. Ha contatti con elementi di secondo piano della ‘ndrangheta reggina ma niente di particolare.
Anche in questo caso il personaggio si presta alla doppia lettura: inquietante per le informazioni che aveva e per la cadenza tutt’altro che casuale delle sue telefonate di minacce, banale per lo spessore criminale e il profilo sociale che presenta. Così resta in carcere solo qualche settimana poi viene liberato. Sa molte cose ma non ne riferisce nemmeno una. Nè potrà più farlo, visto che qualche mese più tardi viene trovato riverso a terra, nel suo appartamento, ormai privo di vita, forse stroncato da un malore. Anzi sicuramente stroncato da un malore. Altrettanto sicuramente la sua morte lascerà senza risposte gli inquietanti interrogativi aperti dalla vicenda giudiziaria che lo aveva visto protagonista.
Sì, occorre proprio fare chiarezza sul grave episodio di Messina. Specie in presenza di nuove delicate indagini e specie alla vigilia di importanti decisioni che il Consiglio superiore della magistratura dovrà prendere con riferimento alle nomine ai vertici di uffici giudiziari delicati. Tra i candidati c’è anche Nicola Gratteri.

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