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L'Anas si autoassolve ma i conti non tornano

COSENZA Il giorno dopo che una nevicata ha trasformato in un incubo il viaggio sulla A3, non ci si può nascondere sotto la neve. La città di Cosenza si è svegliata imbiancata ma anche arrabbia…

Pubblicato il: 20/01/2016 – 12:09
L'Anas si autoassolve ma i conti non tornano

COSENZA Il giorno dopo che una nevicata ha trasformato in un incubo il viaggio sulla A3, non ci si può nascondere sotto la neve. La città di Cosenza si è svegliata imbiancata ma anche arrabbiata. L’emergenza sulla Sa-Rc sembra essere rientrata, ma in tanti hanno dormito in macchina mentre molti non dimenticano le ore infinite in carreggiata al freddo e con i cellulari scarichi. Senza tralasciare le situazioni di emergenza con donne pronte a partorire e bimbi malati bloccati in auto. I social sono affollati di messaggi di indignazione. E anche le istituzioni cominciano a farsi sentire. Solo in Calabria una nevicata – in alcuni tratti abbondante ma mai come al Brennero – può mettere in ginocchio un’autostrada. Ecco perché i vertici nazionali dell’Anas immediatamente avviano una indagine interna e commissariano la gestione calabrese. Ed ecco perché il prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, convoca d’urgenza una conferenza stampa nella sede della Prefettura per fare chiarezza, cercare di capire che cosa sia successo. L’intento non è quello di alimentare le polemiche o gettare acqua sul fuoco, ma di giocare a carte scoperte e individuare le responsabilità. Che sono, in primis, dell’Anas. Accanto al prefetto, il capo dipartimento Anas Vincenzo Marzi e il responsabile regionale della Protezione civile Carlo Tansi. Assieme a loro rappresentanti delle forze dell’ordine. Perché dopo l’incontro con la stampa è stata indetta una riunione operativa per fare un’analisi tecnica di quello che è accaduto.

VERTICE IN PREFETTURA Il prefetto Tomao mette i puntini sulle i e senza fare polemiche spiega che cosa non ha funzionato: «C’è stato un mancato spargimento di sale in tempo utile. Non c’è stata tempestività nelle operazioni e nell’applicare i codici di intervento. Non vogliamo fare polemiche – ha aggiunto – ma dare magari qualche input all’Anas. Valuteremo con attenzione quanto accaduto. E lavoreremo per il presente e non solo per il futuro. Dobbiamo, infatti, ricordare che quel tratto cosentino della autostrada è uno dei più difficili. Ecco perché intendo chiedere pannelli luminosi, potenziare la comunicazione con gli utenti e pensare a strutture da usare in situazioni di emergenza come quelle di ieri». La macchina dei soccorsi non ha funzionato. Ed emerge anche da alcune incongruenze evidenziate nella spiegazione che il capo dipartimento dell’Anas, Vincenzo Marzi, ha cercato di fornire. A suo dire, il sale è stato sparso già dalle dieci di martedì mattina e non è vero che era terminato come invece informavano ieri gli operatori Anas. «Si sono trovati in autostrada – ha detto Marzi – mezzi che non dovevano esserci. Non potevamo prevedere. Ma una nostra azione di intervento si è già avuta attorno alle dieci di martedì. Poi vi sono stati due eventi significativi di blocco. Uno spargisale non riusciva più ad andare avanti. Abbiamo usato 1300 quintali di sale e la strada poteva essere transitata. Alle 14:55 è stato decretato il codice rosso. C’è stato qualcosa che non ha funzionato e dobbiamo capire che cosa. C’è un’indagine interna».
Un intervento autoassolutorio, quello dell’Anas, che però non è riuscito a dare risposte concrete. L’ingegnere Marzi non è riuscito a fornire alla stampa – portavoce della rabbia di tanti viaggiatori – dati precisi e spiegazioni reali. Ha fornito dei dati ma non esaustivi del perché venti centimetri di neve hanno bloccato tutto. Delle responsabilità ci sono state: l’Anas nazionale ha commissariato la Calabria dopo l’emergenza di martedì. Dei mea culpa vanno fatti. Ne è convinta anche la Protezione civile regionale, che ha fatto il possibile ma non è stata messa in grado di lavorare subito. «Non c’è stata tempestività negli interventi – ha affermato il responsabile regionale Prociv Carlo Tansi –. Noi avevamo dato l’allerta meteo due giorni fa. In stretto contatto con il governatore Mario Oliverio abbiamo fatto il possibile nei limiti delle nostre competenze ma solo quando l’Anas ci ha messo nelle condizioni di lavorare».
Tansi ha poi sottolinenando la complessità della situazione ricordando la frana che nel 2009 ha interessato proprio quel tratto: «L’Anas doveva prestare maggiore attenzione in quel tratto perché c’è un pauroso restringimento. E quando la neve si scioglie il rischio frane è molto concreto». Un martedì nero da dimenticare per i viaggiatori, ma non per chi doveva semplicemente prevenire. Difficile fare una stima ma le persone rimaste bloccate sulla A3 sono state circa seimila. Tante le situazioni di emergenza per chi aveva bisogno di cure. Il 118 ha avuto difficoltà a raggiungere persone ammalate nelle zone montane. Tansi ha infatti evidenziato che delle situazioni da codice rosso ci sono state: la Protezione civile ha soccorso un dializzato che da Gimigliano doveva raggiungere l’ospedale di Catanzaro, e tre donne che dovevano partorire: una bloccata sull’autostrada, una a Mendicino e una a Trebisacce. «L’apporto delle forze dell’ordine, tutte, è stato fondamentale», ha concluso il prefetto pronto a mettersi all’opera per evitare che quello che è successo «non capiti mai più».

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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