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La sanità non assicura più il diritto a nascere

Ha fatto bene la parlamentare Dalila Nesci del M5S a sollevare il dramma della morte di un neonato in sala parto, il secondo in poco tempo in Calabria. La parlamentare, però, nella sua interrogazio…

Pubblicato il: 29/01/2016 – 12:15

Ha fatto bene la parlamentare Dalila Nesci del M5S a sollevare il dramma della morte di un neonato in sala parto, il secondo in poco tempo in Calabria. La parlamentare, però, nella sua interrogazione, esordisce con l’affermazione : «Nascere in Calabria è diventato un rischio che è inaccettabile». Il punto è che nascere in Italia è diventato un rischio, se in una settimana durante le festività natalizie sono morte ben cinque donne con i loro neonati tutti episodi avvenuti nel nord d’Italia.
La sanità in Italia non assicura più il diritto a nascere e a partorire senza dover rischiare la vita. Forse è arrivato il momento di rivedere un sistema che, introducendo l’azienda Salute viene gestito con le regole di mercato secondo le quali contano i bilanci, il pareggio tra entrate e uscite, la produttività significa ricavi, le risorse sono determinate dalle compatibilità economiche e non dal diritto alla salute. Questo sistema avrebbe dovuto garantire il diritto costituzionale dei cittadini alla salute per tutti e con gli standard che il progresso scientifico mette a disposizione. Cosi non è più. È di ieri la denuncia dell’associazione chirurghi d’Italia sui bisturi che non tagliano, i guanti che si rompono, le valvole cardiache scadenti che vengono imposti agli ospedali perché si fanno gare al ribasso. Abbiamo scoperto le “cineserie” nella nostra sanità al posto di moderni, efficaci e di alta qualità strumenti medicali. Per anni si è gridato allo scandalo se una siringa in un Asp costava il doppio che in un’altra, oggi forse costano allo stesso modo ma magari l’ago si spezza mentre la stai facendo.
Il nostro sistema sanitario non regge più tra tagli e commissariamenti per rientrare nelle spese. Eppure i cittadini partecipano eccome con proprie risorse economiche per il suo funzionamento. L’impianto di fondo ha bisogno di essere rivisitato cominciando almeno dai punti alti di criticità: il materno infantile e il sistema dell’emergenza-urgenza. Le strutture che assicurano queste prestazioni devono essere messe da subito in condizione di evitare al massimo i possibili rischi. Andate a vedere i consultori familiari senza ecografi degni di questo nome e/o di ctg per rilevare il benessere materno-fetale, strutture fondamentali nel territorio sottovalutate e sottoutilizzate, le criticità del 118 e le drammatiche condizioni dei Pronto soccorso, non solo in Calabria, in tutta Italia.
Le ispezioni ministeriali servono a certificare l’esistente e cioè carenza drammatica di personale aggravata dalle limitazioni poste all’orario aggiuntivo e di strumenti diagnostici e terapeutici al massimo delle possibilità che il progresso scientifico ci offre. E dopo? In Italia non è garantita neppure una legge dello stato, la 194, se il 90% del personale in servizio è obiettore di coscienza e poi capita che al Cardarelli che fa interruzioni non solo per la Campania ma per gara parte del Sud succeda l’incidente irreparabile.
All’onorevole Nesci vorrei dire che le denunce servono se si trovano soluzioni. Stiamo facendo tante riforme utili all’Italia, non è arrivato il momento di ripensare la riforma della sanità? Se questo serve a salvare vite umane forse ne vale la pena.

*ginecologa Catanzaro

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