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CASO SCAJOLA | Le cene d'affari del calabrese che ereditò la "Balena bianca"

REGGIO CALABRIA Chi pensa che la Democrazia Cristiana sia rimasta sepolta sotto le macerie di Tangentopoli, probabilmente non ha mai frequentato certi salotti romani. Tra un bicchiere di vino e un …

Pubblicato il: 24/03/2016 – 18:32
CASO SCAJOLA | Le cene d'affari del calabrese che ereditò la "Balena bianca"

REGGIO CALABRIA Chi pensa che la Democrazia Cristiana sia rimasta sepolta sotto le macerie di Tangentopoli, probabilmente non ha mai frequentato certi salotti romani. Tra un bicchiere di vino e un commento blasè, è lì che vecchi reduci e nuove leve della Balena bianca discutono di politica e affari – che poi son la stessa cosa, dicono i più accorti – si scambiano informazioni, ricevono ospiti. Ed è proprio seguendo le tracce lasciate da ospiti ingombranti come Vincenzo Speziali e Amin Gemayel che gli investigatori della Dia sono arrivati a casa Pizza.

SEGRETI DI FAMIGLIA Originario di Sant’Eufemia d’Aspromonte ma cresciuto nel salernitano, l’ex sottosegretario all’Istruzione di nomina berlusconiana Giuseppe Pizza è personaggio sconosciuto ai più. Dopo aver guadagnato gli onori delle cronache per la lunga battaglia legale che gli ha alla fine concesso in esclusiva il marchio “Democrazia cristiana”, ufficialmente è tornato a inabissarsi nell’anonima burocrazia ministeriale, pur continuando ad aprire il proprio salotto a personaggi – politi e no – di massimo livello. Ma per alcuni, l’ex sottosegretario avrebbe optato per la riservatezza anche per evitare che qualche riflettore di troppo si occupasse dell’ingombrante fratello Massimo, meglio noto come l’agente Polifemo del famigerato Ufficio K (killer) dei servizi, finito a fare da gola profonda in due inchieste importanti, Somaliagate e Sistemi criminali, per poi riciclarsi come numero due dell’Associazione Musulmani italiani.

EMO, GUGLIELMO E GLI ALTRI Non è dato al momento sapere se Massimo Pizza si sia mai presentato alle cene del fratello ed eventualmente in quale veste, ma a casa dell’ex sottosegretario – ha svelato l’indagine Breakfast – sono passati in tanti. Dalle informative spunta il nome di Guglielmo Epifani, quello di Alessandro Forlani, il figlio dell’ex storico segretario Dc, ma anche quello di Emo Danesi, che della Balena Bianca era deputato prima di essere sospeso dal partito nei lontani anni 80 perché massone e piduista. Ed è a loro che gli investigatori sono andati a chiedere di cosa si discutesse durante quelle cene. L’ex segretario Pd sceglie di andare a casa Pizza proprio la sera della sua elezione a segretario “traghettatore” del Pd. «La casa non era di Pizza ma della sua compagna Costanza Clementi. Non ricordo se fui invitato da Pizza o dalla compagna. Conobbi Pizza nel 1975, dopodiché per circa 40 anni non l’ho più incontrato. L’ho incontrato di nuovo in occasione della cena poiché con la compagna abbiamo degli amici in comune». O meglio – ha chiarito in altra sede – l’ha incontrato quando ha iniziato a frequentare la Clementi, amica di famiglia di Epifani. In ogni caso – conferma – è vero, la sera della sua elezione, era ospite della coppia. Ma non da solo.

TÊTE-À-TÊTE CON IL PRESIDENTE Insieme al neosegretario Pd, quella sera c’erano diversi ospiti blasonati. Incluso l’ex presidente della repubblica libanese, nonché capo delle Falangi cristiano maronite Amin Gemayel. «Parlammo della situazione italiana e di quella drammatica del Libano – dice Epifani alla Dia – parlammo anche di Andreotti perché era molto conosciuto a livello internazionale». Un dato confermato anche da Emo Danesi, a quanto pare presente a quella cena, ma di cui l’ex segretario Pd non sembra avere memoria, così come non sembra ricordare o conoscere chi ha “scortato” Gemayel nel salotto buono della Dc. Si tratta di Vincenzo Speziali, l’imprenditore di origine catanzarese da più di uno indicato come proconsole del capo delle Falangi in Italia.

VISITE INTERESSATE Nipote dell’omonimo ex senatore Pdl, politicamente ha seguito le ombre dello zio, facendosi strada tra i ranghi della Democrazia cristiana prima e del Cdu di Rocco Buttoglione poi. Accanto al presidente Amin Gemayel, ci è finito invece dopo averne sposato la nipote, Joumana Rizk, e aver trasferito gran parte dei suoi interessi in Libano. «Secondo me – dice Danesi – Speziali voleva che Gemayel parlasse con Berlusconi per farsi inserire nelle liste elettorali». In realtà – e nonostante le risposte sornione Danesi sembra saperlo bene – durante quelle cene non si discuteva solo di politica. Ma anche di affari. E lui stesso, che in Libano era impegnato nella costruzione di una strada con la sua Tubosider, ha beneficiato dei contatti nati attorno a quei tavoli così riservati. Grazie a Speziali, ha conosciuto il potentissimo presidente di banca Gazprom Robert Sursock, figlio di una potente dinastia egiziano-libanese che sulla finanza ha costruito un impero. Quell’eredità l’ha portato di diritto nel consiglio di amministrazione di decine di colossi delle borse mondiali, ma Sursock non si occupa solo di finanza.

IL TORNACONTO DI SPEZIALI Le cronache lo danno interessato a un paio di progetti che tirano in ballo anche Stefano Ricucci e Sergio Billè, lo stesso “ciccione” per cui Speziali – intercettato al telefono con Scajola – giurava di aver fatto «una cosa molto più difficile». E per gli inquirenti parlava della gestione della latitanza di Marcello Dell’Utri. Un altro ospite ingombrante di area democristiana di cui l’imprenditore catanzarese – credono gli inquirenti –si è dovuto occupare. Anche di fronte alle conversazioni più limpide, Speziali ha sempre negato. Eppure proprio una serie di contatti maturati nell’entourage ex democristiano, di cui a pieno titolo fanno parte Matacena e Dell’Utri – cui più di uno dell’ambiente ha teso una mano nei momenti difficili – sembrano smentire i proclami di innocenza dell’imprenditore catanzarese. Anche perché, c’è chi inizia a scaricarlo e a svelare la contropartita incassata negli anni presumibilmente – ipotizzano inquirenti e investigatori – in cambio dei suoi servigi da “facilitatore”.

AMICI DEGLI AMICI Emo Danesi mette le mani avanti, «nel periodo del 2013 non conoscevo nessuno all’Eni. Non ho mai conosciuto Scaroni», però rivela ai magistrati, Speziali «ritengo che l’interesse lo avesse». A rivelare la strada seguita dall’imprenditore catanzarese per entrare nel cuore del colosso italiano dell’energia è Alessandro Forlani, che in sede di interrogatorio racconta: «Ricordo che una volta, non la data esatta, lo Speziali Vincenzo ha accompagnato una persona presso la sede dell’Eni qui a Roma, ma non ricordo con chi volesse farlo parlare». Forlani lo sa – spiega – perché «Speziali mi chiese il numero di mio fratello Luigi, che lavorava e tuttora lavora all’Eni negli affari societari». Ma il secondogenito del segretario Dc – riferisce il fratello – non ha per nulla gradito quella chiamata. «A mio fratello Luigi dette fastidio la telefonata fattagli da Speziali. Sono a conoscenza – mette a verbale – che mio fratello Luigi lo ha poi indirizzato agli uffici competenti».

LA PASSIONE DI SPEZIALI PER IL MADE IN ITALY Più fortuna potrebbe aver avuto con l’altro fratello di Alessandro, Marco Forlani, potente capo delle relazioni esterno in Finmeccanica, fino al siluramento voluto da Matteo Renzi. «Ho dato io a Speziali Vincenzo l’utenza telefonica di mio fratello Marco Forlani, perché lo Speziali me l’aveva chiesta – ammette Alessandro Forlani –. Ritengo che mio fratello Marco sia andato in Libano per motivi di lavoro. Non sono a conoscenza di quali precisi rapporti intercorressero tra Speziali e la Finmeccanica, anche se mio fratello Marco mi ha parlato recentemente di un contratto di consulenza dello Speziali nell’ambito del gruppo Finmeccanica, ma non so assolutamente di che tipo di lavoro si trattasse». Gli investigatori però sì.

AFFARI E POLITICA, BINARIO UNICO Sanno che si trattava di una consulenza per la Selex e pesava 100mila euro l’anno. Altri incarichi, Speziali li ha collezionati dalla Condotte, al cui presidente Duccio Astaldi ha fatto da chaperon quando si è presentato in Libano per valutare la possibilità di infilars
i nella Antelias-Ghazir, maxiprogetto della nuova autostrada libanese. Ancora, ulteriori contratti sarebbero arrivati a Speziali dalla 3T Progetti di Giorgio Casciani. Ma proprio quest’ultimo metterà nei guai il suo vecchio agente, perché è proprio Casciani a confermare – e provare carte alla mano – che Speziali usava il fax da cui è partita la lettera con cui Gemayel assicurava che avrebbe protetto Matacena in Libano. La stessa di cui ha tentato di disconoscere la paternità, bollandola come falso.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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