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Agguato a Calanna, un morto. Ferito l'ex pentito Greco

REGGIO CALABRIA È di un morto e di un ferito grave il bilancio dell’agguato avvenuto la scorsa notte a Calanna, nella periferia nord dell’hinterland di Reggio Calabria. A perdere la vita è sta…

Pubblicato il: 04/04/2016 – 6:14
Agguato a Calanna, un morto. Ferito l'ex pentito Greco

REGGIO CALABRIA È di un morto e di un ferito grave il bilancio dell’agguato avvenuto la scorsa notte a Calanna, nella periferia nord dell’hinterland di Reggio Calabria. A perdere la vita è stato Domenico Polimeni, quarantottenne con precedenti di polizia, mentre è rimasto ferito in modo grave l’ex pentito Giuseppe Greco, che si trovava insieme a Polimeni al momento dell’agguato.
 
L’AGGUATO Stando alle prime indiscrezioni, i due uomini erano su un ballatoio quando qualcuno li ha presi di mira sparando dalla strada con un fucile. Polimeni è stato ucciso da un unico colpo, che lo ha raggiunto alla colonna vertebrale, per poi trapassargli cuore e polmoni. Greco è stato invece colpito da tre proiettili che lo hanno raggiunto al volto, al torace e alla mano. Sul posto, gli uomini della Scientifica, al comando del dirigente Diego Trotta, hanno rinvenuto quattro cartucce e cinque borre di fucile calibro 12. Secondo quanto emerso dai rilievi, l’uomo – presumibilmente accompagnato da un secondo soggetto – ha atteso che i due uomini si affacciassero, nascosto fra le sterpaglie nei pressi della casa di Greco. Quando i due sono arrivati a portata di tiro, ha agito. Al momento, non è chiaro se sia poi allontanato attraverso i giardini o a bordo di un’auto.   

LE SUE DICHIARAZIONI CONTRO ZAPPALÀ Gli investigatori al momento non si sbilanciano, ma tutto lascia pensare che fosse Greco il reale bersaglio dell’agguato. Ferito in modo grave, l’uomo è stato trasportato agli ospedali Riuniti dove è ricoverato in condizioni gravi. Figlio dello storico boss di Calanna, dopo aver collezionato arresti e condanne per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e altri reati, Greco aveva deciso di pentirsi. Il precario stato di salute per lungo tempo ha reso impossibile la sua deposizione in aula, ma le dichiarazioni rese al pm Giuseppe Lombardo hanno contribuito a fare luce sugli assetti della ‘ndrangheta reggina. Anche grazie alle sue dichiarazioni, si è composto il quadro che ha portato al nuovo arresto dell’ex consigliere regionale Santi Zappalà. La sua, scriveva il gip di quell’inchiesta, è «una “voce interna” alla locale criminalità organizzata, che è pronta ad attestare come Santi Zappalà avesse proposto ai maggiorenti della “provincia” reggina di “acquistare” i loro voti».

INVERSIONE DI MARCIA Improvvisamente però Greco ha deciso di fare un passo indietro. Chiamato a deporre nel processo d’appello Cage, ha annunciato di voler interrompere il suo percorso di collaborazione e di voler uscire dal programma di protezione. Un fulmine a ciel sereno per gli inquirenti, che tuttavia sembrano escludere che l’agguato sia legato solo alla decisione del boss di collaborare, seppur per un breve periodo, con la giustizia.

«NON È UN FATTO ISOLATO» «Leggere questo episodio come un fatto isolato sarebbe un grave errore – dice il procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho –. Il tentato omicidio di Greco va inserito in un quadro più ampio». Il riferimento, spiega il procuratore, non è solo al tentato omicidio di Antonino Princi, considerato uomo della cosca Greco, il 4 febbraio inseguito da due sicari in pieno giorno, mentre stava tornando a casa per il pranzo. Braccato dai due uomini che contro di lui hanno sparato diversi colpi di pistola, il quarantacinquenne è riuscito a fuggire solo sfondando con l’auto il cancello dell’impianto di trattamento rifiuti di Sambatello, ma questo non è l’unico fatto di sangue che stia tenendo impegnati inquirenti e investigatori. La Reggio criminale, da diversi mesi, è in ebollizione.

FERMENTO CRIMINALE «Il tentato omicidio di Greco – spiega il procuratore capo della Dda – ha a che fare con gli episodi, anche di sangue, che stiamo registrando in città. A Reggio Calabria c’è un fermento criminale che non possiamo ignorare». Già dall’estate scorsa, quando i giovani rampolli del clan Tegano hanno iniziato a portare scompiglio nei locali della movida cittadina, l’aria è cambiata in città. Forse a causa di quelle scarcerazioni che hanno rimesso su piazza pezzi da novanta degli arcoti, forse per mettere in pratica quell’ordine di «sporcarsi le mani» che – intercettato dagli investigatori – il “principe” Giovanni De Stefano aveva dato, in città il volto della ‘ndrangheta si mostra di più. Si presenta senza timore sui cantieri e nei locali per chiedere ai titolari di «mettersi a posto», appare in filigrana nel rosario di omicidi, ferimenti e gambizzazioni che hanno insanguinato diversi quartieri della città. Meno di una settimana fa, l’imprenditore edile Sebastiano Morabito è stato ferito alla testa nel quartiere di Gallina da un sicario che ha tentato di ucciderlo sparando con una carabina di precisione. Un mese fa invece, nello stesso quartiere, è stato ucciso Giovanni Vilasi, imprenditore edile ritenuto vicino alla cosca Libri. Gli hanno sparato in pieno giorno, nei pressi di una scuola. Sempre a Gallina, poche settimane prima un altro imprenditore, proprietario di un supermercato, è  riuscito a sfuggire a chi lo voleva morto. Ma portano la firma di una ‘ndrangheta sempre più aggressiva e sfrontata anche attentati, intimidazioni, ordigni lasciati anche in pieno giorno di fronte ad attività commerciali, colpi di pistola contro vetrine e saracinesche. Le ‘ndrine non hanno più timore di mostrarsi. E adesso tocca agli investigatori della Mobile e magistrati della Dda cercare di comprendere il perché.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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