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A Gioia Tauro naufragano auto e promesse

GIOIA TAURO La grancassa mediatica aveva già diffuso le prime foto dei prototipi. Rigorosamente low cost: un’auto vagamente somigliante a una Nissan Micra e un furgoncino. Sembrava già di vede…

Pubblicato il: 22/04/2016 – 14:59
A Gioia Tauro naufragano auto e promesse

GIOIA TAURO La grancassa mediatica aveva già diffuso le prime foto dei prototipi. Rigorosamente low cost: un’auto vagamente somigliante a una Nissan Micra e un furgoncino. Sembrava già di vederli sfrecciare per le strade della Piana di Gioia Tauro. Lì dove i pezzi sarebbero arrivati per essere assemblati nei capannoni del porto. Un trionfo della tecnica. E della politica che, grazie all’accordo firmato con Lcv Capital Management (la società investitrice), avrebbe portato in Calabria 400 unità lavorative nel primo anno con un obiettivo fissato a circa 800 a regime. Sogni e magnifiche sorti e progressive dell’occupazioni sono ora (quasi) un ricordo. Stroncati da un ripensamento giunto sul traguardo, in un assolato pomeriggio romano. La Lcv non ci sta più. Si chiama fuori dall’affare del secolo. Ma a metà. Nel senso che in Calabria non se ne farà niente, mentre in Puglia si andrà avanti lo stesso. A Modugno, in provincia di Bari, avrebbero dovuto produrre le scocche; è finita che, con ogni probabilità, auto e furgoncino saranno interamente pugliesi. Ed è per questo che Michele Emiliano, governatore della Puglia, e Mario Oliverio avevano espressioni molto diverse dopo il Tavolo convocato dal ministero dello Sviluppo economico. «È un disastro», si sono lasciati sfuggire nella delegazione calabrese.

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(Il prototipo dell’auto che avrebbe dovuto essere realizzata a Gioia Tauro nei capannoni dell’ex Isotta Fraschini)

Almeno potenzialmente, lo è di sicuro. Anche sul piano dell’immagine, perché il governatore calabrese aveva investito molto sul protocollo d’intesa annunciato dieci mesi fa e improvvisamente stoppato. «Un atto importante che conclude il lavoro di questi mesi – aveva detto annunciando la chiusura dell’accordo – per realizzare un importante investimento nell’area portuale di Gioia Tauro. È un tassello che va in direzione della valorizzazione del retroporto di Gioia Tauro e del progetto di industrializzazione della nostra regione. Il nostro obiettivo è quello di intercettare investimenti per creare opportunità di crescita e di lavoro. Seguiremo con grande attenzione e con il coinvolgimento degli enti locali e delle forze sociali questo percorso». Il suo ottimismo – riferisce Pasquale Marino, segretario generale della Fiom, in un’intervista a Pianainforma.it – era cresciuto nei mesi: «Fino a una settimana fa Oliverio era in contatto con Lcv e non ci ha mai riferito di problemi». Tutte le perplessità del sindacalista si concentrano sulle ore finali, quelle che hanno preceduto il “no” degli investitori: «Mi chiedo cosa sia accaduto nelle ultime 36 ore». Il dato è chiaro: si è passati dalla volontà di far affluire milioni di euro (in tutto sarebbero stati 90) su un progetto made in Calabria alla sconsolante realtà di un investimento azzerato. «Lcv aveva creato aspettative nei lavoratori. Molti avrebbero potuto ricollocarsi, è un atto ingiusto nei confronti della Calabria, ma non può finire così: chiediamo al governo nazionale e a quello regionale di lavorare per riconvocare il Tavolo e indurre l’impresa a un ripensamento».
Gli fa eco Salvatore Barone, responsabile delle Politiche industriali della Cgil: «Lcv Capital Management ritratta gli impegni presi con il governo. Con un colpo di scena la società, che opera nella gestione di capitali attraverso fondi di investimento attivi esclusivamente sul mercato americano, ha stravolto gran parte del piano industriale già annunciato che avrebbe creato nella sua prima versione un’occupazione a oltre 1.500 lavoratori».

LA LETTERA LAST MINUTE Progetto naufragato, dunque. E dire che la delegazione arrivata a Roma dalla Calabria lo ha appreso dagli operai di Modugno. I lavoratori sapevano di una lettera, inviata con una mail last minute alle Regioni, nella quale Lcv annunciava il parziale dietrofront. Sulle prime è parsa una voce non verificata; una volta iniziata la riunione si è capito che la fuga di notizie era esatta. E alla fine del Tavolo si è capita una cosa in più: gli investitori non pensano più al progetto calabrese, anche perché – avrebbero spiegato al Tavolo – considerano troppo elevato il costo per riqualificare il capannone nel retroporto: circa 15 milioni di euro, secondo i loro tecnici. Così, quando il viceministro Teresa Bellanova ha dato appuntamento a Lcv per il prossimo 19 maggio, il commercialista del gruppo Enrico Cisnetto (che è anche un editorialista del Sole 24Ore) ha lasciato intendere che in quella data non si riparlerà del dossier calabrese. Bellanova, sollecitata da Oliverio e dall’assessore ai Trasporti Francesco Russo, non ha potuto offrire che una timida sponda: «Non posso intervenire più di tanto nelle questioni che riguardano un’azienda privata, né possiamo rinunciare all’investimento a Modugno». Da Emiliano è arrivata una sentita solidarietà. Ma le prospettive non sono rosee e rischia di sfumare anche l’investimento da 1,8 milioni messo in campo dalla Regione per riqualificare – attraverso un corso di formazione – i lavoratori di Mct.

IL PIANO INDUSTRIALE DISMESSO Per il piano industriale era previsto un finanziamento da parte di Invitalia per oltre 63 milioni di euro tra contributi agevolati e a fondo perduto, e che avrebbe occupato a regime 888 lavoratori a Gioia Tauro e 636 a Modugno, in aggiunta ai 114 previsti per la Holding facente capo alla società Tua Autowork appositamente costituita. Queste le previsioni, prima che Lcv comunicasse «in modo del tutto inusitato, il taglio definitivo dell’investimento nello stabilimento di Gioia Tauro, giustificandolo con la necessità di contenere i costi che avrebbe comportato la doppia collocazione industriale. In alternativa nessun nuovo piano è stato presentato, ma solo generiche ipotesi di decentramento della produzione in altre aziende italiane».
«Il governo – aggiunge Barone – si è limitato a prendere atto dello stravolgimento del piano, non riconoscendo più di fatto i contenuti del Protocollo d’intesa che aveva sottoscritto il 1° luglio 2015 proprio nella sede del Mise tra l’allora ministro Guidi, le Regioni Calabria e Puglia, i sindaci e le organizzazione sindacali. Si è di fronte ad una situazione paradossale poiché a seguito degli impegni presi, i dipendenti dello stabilimento calabrese avevano intrapreso corsi di riqualificazione lavorativa e per i quali la Regione ha già speso oltre 2 milioni di euro».

DIENI: «REGIONE INADEGUATA» Durissimo il commento della deputata del Movimento Cinquestelle Federica Dieni: «Nel luglio scorso il governatore Oliverio prometteva 800 posti di lavoro per Gioia Tauro: dove sono finiti ora quegli impegni? Si parlava della produzione di 20mila auto, che sarebbero state assemblate nella cittadina della Piana. Oliverio, che ha concesso il capannone della ex Isotta Fraschini, si gloriava sulla stampa di aver portato a casa un “grande progetto di reindustrializzazione”. Naturalmente il mio pensiero non può che andare ai tanti disoccupati del nostro territorio, ai lavoratori del porto, in una condizione sempre più difficile, alle loro famiglie. Non comprendo come un intervento che poteva essere un buon risultato -uno dei pochissimi- per la giunta Oliverio, non sia stato perseguito e difeso con l’attenzione necessaria. D’altra parte da 800 lavoratori a zero il salto è rilevante. Mostra soprattutto che non c’è stato alcun percorso di contrattazione e che la Regione Calabria si è dimostrata ancora una volta inadeguata. Cos’ha intenzione di fare ora Oliverio?».

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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