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Era una merceria la copertura del clan Labate

REGGIO CALABRIA Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Enrico De Rosa hanno consentito ai militari della Guardia di finanza di Reggio Calabria di ricostruire il sistema economico della cos…

Pubblicato il: 29/04/2016 – 6:06
Era una merceria la copertura del clan Labate

REGGIO CALABRIA Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Enrico De Rosa hanno consentito ai militari della Guardia di finanza di Reggio Calabria di ricostruire il sistema economico della cosca della ‘ndrangheta dei Labate. Proprio nei confronti degli esponenti della cosca, la Guardia di finanza ha eseguito un provvedimento di sequestro di beni per un valore di 33 milioni di euro. Secondo gli inquirenti il principale prestanome della cosca era Antonio Finti, titolare di una modesta merceria e deceduto nel 2014, diventato negli anni il punto di riferimento giuridico-formale del sistema economico dei Labate. 
I particolari dell’operazione della Guardia di finanza sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dal Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Paci, secondo il quale «questo è proprio uno dei casi che di solito si studiano nelle Università o tra i banchi di scuola per presentare la figura del “prestanome”, cioè del soggetto totalmente immune da qualsiasi tipo di coinvolgimento giudiziario o anche soltanto di mere frequentazioni con soggetti di dubbia reputazione che riesce a convogliare su di sé ricchezze costituite illecitamente e soprattutto a gestirle sul territorio, finendo anche per diventare un elemento di entrata lecita, o quanto meno, apparentemente lecita, per le organizzazioni criminali». 
La merceria di Finti ha fatto, sin dagli anni 80, da copertura a numerose operazioni di compravendita e trascrizioni immobiliari, i cui proventi erano a tutto vantaggio della cosca Labate. «Quello che noi abbiamo verificato – ha aggiunto Paci – è che l’attività economica reale di modeste dimensioni, appunto svolta da questo signore, in realtà non aveva alcun tipo di interferenze con le attività economiche di gran lunga ben più rilevanti dei Labate, ma i cui proventi tornavano a beneficio della cosca. Molte delle transazioni economiche riguardanti oltre cento atti di trascrizioni immobiliari sono avvenute con modalità assolutamente anomale. Stiamo approfondendo anche quest’ulteriore aspetto soprattutto per vedere dove, poi, questi soldi sono finiti». 
Sotto sequestro, tra l’altro, una serie di attività commerciali del settore del commercio e della distribuzione di carni per uso alimentare, «attraverso le quali – ha evidenziato il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, colonnello Alessandro Barbera – la cosca Labate ha esercitato una condizione di assoluto monopolio nel territorio reggino».

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