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Caos Cosenza, il Pd col cerino in mano

COSENZA Chi (soprattutto i vertici del Pd calabrese) si aspettava lo scacco a Paolini è rimasto deluso. Perché, dopo una giornata di trattative febbrili – esplicite e sotto traccia – dal Nuovo cent…

Pubblicato il: 30/04/2016 – 20:45
Caos Cosenza, il Pd col cerino in mano

COSENZA Chi (soprattutto i vertici del Pd calabrese) si aspettava lo scacco a Paolini è rimasto deluso. Perché, dopo una giornata di trattative febbrili – esplicite e sotto traccia – dal Nuovo centrodestra non è arrivata alcuna adesione ai desiderata dem. Non che i Gentile e i loro luogotenenti abbiano nulla contro la candidatura di Carlo Guccione a sindaco di Cosenza. Il punto (che per il Pd è un guaio) è che, perché il progetto si concretizzi, gli alfaniani chiedono che a trovare la quadra – anche e soprattutto con il loro alleato Enzo Paolini – sia proprio il Partito democratico. «D’altra parte – è questo il ragionamento a cui aderiscono i quadri del movimento centrista – ha fatto tutto il Pd. Prima con la scelta di Presta, scavalcando ogni soluzione condivisa, poi facendoci chiaramente capire che non eravamo graditi». Il succo è chiaro: a rimettere assieme i cocci (ammesso che sia possibile) dovrà essere chi ha provocato la spaccatura, cioè i segretari provinciale e regionale Luigi Guglielmelli ed Ernesto Magorno. 
Con sfumature e condizioni al contorno differenti, la posizione di Carlo Guccione pone al Pd gli stessi problemi: il consigliere regionale è disposto a candidarsi, ma a patto che al tavolo del centrosinistra si sieda anche Enzo Paolini (che non è mai stato invitato, da quando Lucio Presta si è ritirato dalla competizione) e che il Nuovo centrodestra sia della partita. Viste sotto questa luce, l’incastro è complicatissimo e le posizioni portano dritte in fondo a un imbuto. Il cerino resta in mano al Pd, diviso tra chi è disposto a trovare una via d’uscita all’impasse e chi (Adamo&Co) ha un solo contributo al dibattito: «Tutti tranne Paolini».
È una partita a scacchi “incartata”, questa, che ha avuto in Matteo Renzi uno spettatore (non troppo) interessato in quel di Reggio Calabria.
Prima scena: un incontro a cinque, in quel di Reggio Calabria, dove il premier ha firmato il Patto con la Calabria. Ci sono Marco Minniti, Tonino Gentile, Carlo Guccione, Giovanni Bilardi ed Ernesto Magorno. I vertici del Pd ribadiscono che la loro linea, dopo una notte di passione, non è cambiata: «Intendiamo puntare su Carlo Guccione, ma dovete darci una mano». Chiedono al Nuovo centrodestra di uscire allo scoperto ufficialmente, di fare un passo in avanti con un documento ufficiale di apertura al centrosinistra a guida dem. Chiedono di traslare in terra bruzia i patti romani. D’altra parte, le condizioni che avevano creato l’incomunicabilità tra i due versanti del possibile Partito della Nazione non ci sono più. Non c’è più Lucio Presta, che non amava – ricambiato – i Gentile. Ma, come abbiamo visto, almeno fino alla tarda serata di sabato, i centristi non hanno inteso aderire alla richiesta. Gianfranco Leone e il sottosegretario allo Sviluppo economico si sono incontrati solo per confermare la linea e la scelta di campo per Paolini. Almeno fino a quando non ci sarà una concreta possibilità di riunire il centrosinistra.
Seconda scena: un gruppo più ristretto sale al terzo piano del Museo archeologico. Ci sarebbe il rinfresco allestito per salutare il primo ministro, ma tutti i pensieri (politici) sono rivolti altrove. Magorno vede Renzi, si avvicina e comunica: «Per le amministrative abbiamo messo in campo la proposta di candidare Carlo Guccione». Il premier replica: «Proseguite pure, per me va bene». Poi una stretta di mano e via verso un nuovo Patto, quello per la Sicilia. In tutto una trentina secondi. (ppp)

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