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Sansonetti: «Bozzo accettò a malincuore quel contratto»

COSENZA «Alessandro accettò a malincuore il passaggio del contratto di lavoro da tempo indeterminato a tempo determinato». Piero Sansonetti ha descritto, in udienza, lo stato d’animo di Alessandro …

Pubblicato il: 12/05/2016 – 15:42
Sansonetti: «Bozzo accettò a malincuore quel contratto»

COSENZA «Alessandro accettò a malincuore il passaggio del contratto di lavoro da tempo indeterminato a tempo determinato». Piero Sansonetti ha descritto, in udienza, lo stato d’animo di Alessandro Bozzo, il cronista cosentino che si è tolto la vita il 15 marzo del 2013 nella sua casa di Marano Principato. L’ex direttore di “Calabria Ora”, la testata per cui il giornalista lavorava è stato sentito come testimone della difesa nel processo che si sta svolgendo nel tribunale di Cosenza. Per la morte di Bozzo il suo ex editore, Pietro Citrigno, è accusato di violenza privata. Sansonetti ha parlato dei rapporti con Bozzo che «stimava molto» e che si erano incrinati nell’ultimo periodo perché «Alessandro – ha detto in aula – non ha voluto accettare la mia proposta di nominarlo caposervizio della cronaca di Cosenza». L’ex direttore, però, sollecitato dal giudice Francesca De Vuono non ha ricordato il perché Bozzo non aveva voluto accettare quell’incarico. Rispondendo alle domande del pm Maria Francesca Cerchiara, Sansonetti ha parlato della gestione del giornale che si trovava in uno stato di crisi, situazione di cui aveva esperienza avendo già diretto quotidiani in crisi economica come l’Unità. «Ma – ha precisato l’ex direttore – la situazione dei quotidiani locali è diversa». Sansonetti ha guidato “Calabria Ora” dal 2010 fino al 2013: si fermava in Calabria per 4-5 giorni a settimana e tornava a Roma nel weekend perché lì vive la sua famiglia. Quando lui era assente, il giornale veniva guidato dal suo vicedirettore Davide Varì. «Ho sempre dato grande libertà ai giornalisti», ha ribadito Sansonetti in udienza. Poi ha parlato del famoso passaggio di società e dei contratti di lavoro trasformato – almeno per Bozzo – da contratto a tempo indeterminato a contratto a tempo determinato. Un passaggio che – secondo quanto ricostruito dalla Procura e quanto emerso dalle indagini – il cronista di Donnici definì «un’estorsione». Sansonetti ha precisato di non aver mai partecipato direttamente alle trattative ma che tutti i contratti vennero rinnovati. Però sapeva che Alessandro Bozzo non l’aveva presa bene: «Alessandro accettò a malincuore il passaggio del contratto. Non ricordo chi me lo disse: non penso direttamente lui ma nel giornale era ben noto. Dopo tutto, a nessuno può fare piacere passare da un contratto a tempo indeterminato con uno a tempo determinato». L’ex direttore parlò con Bozzo solo quando gli propose la qualifica di caposervizio e il suo rifiuto rese i rapporti un po’ tesi. Tutto ciò – dopo la tragedia – lasciò Sansonetti  ancora più amareggiato. Dopo la sua morte l’allora direttore, in accordo anche con Citrigno, incontrò la sorella del giovane cronista per chiederle di lavorare in redazione, ma lei rifiutò.
Il Tribunale ha accolto la richiesta della difesa e ha ascoltato anche il commercialista Antonio Claudio Schiavone, consulente della difesa che ha analizzato lo stato economico delle società editoriali riconducibili a Citrigno. Il commercialista ha parlato di uno stato di crisi causato anche dall’elevato costo del personale e poi dalla crisi del settore editoriale e di quello pubblicitario. «Mi sono occupato – ha detto – degli aspetti contabili della società “Paese Sera”: era in deficit patrimoniale e c’erano debiti per sette milioni di euro con elevati costi di stampa ed elevati costi del personale. Tale situazione era determinato dalla crisi del settore editoriale e di quello pubblicitario. Nella prima metà del 2012 l’editore, nonostante le cose non andassero bene ha preferito pagare prima i dipendenti e non i fornitori. Alla luce di ciò è stata necessaria una ristrutturazione aziendale con una struttura più snella. La crisi – ha ribadito il commercialista – ha investito tutti i giornali. Ho esaminato le buste paga di Bozzo e ho notato che non c’erano perdite economiche, anche se di fatto si passava da un contratto a tempo indeterminato a uno a tempo determinato». Incalzato dalle domande del legale delle parti civili, l’avvocato Nicola Rendace, il consulente ha spiegato che «in questo modo Bozzo era più facilmente licenziabile. Ma non c’era alternativa per l’azienda».
Il pm ha chiesto e ottenuto l’acquisizione del decreto che dispone il giudizio di Piero Citrigno in un altro procedimento in cui è imputato per il reato di bancarotta per il fallimento della società editoriale di “Calabria Ora”. I suoi legali, gli avvocati Salvatore Staiano e Raffaele Brescia hanno deciso di rinunciare all’esame dell’imputato, previsto per oggi. Il processo è stato aggiornato al prossimo 11 luglio quando si inizierà con la requisitoria del pm, per procedere con le arringhe difensive e la sentenza.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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