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«Francesco e Pasquale devono vivere»

LAMEZIA TERME «Francesco e Pasquale devono vivere e noi non vi lasceremo soli». A parlare è don Luigi Ciotti, presidente di Libera, all’interno dell’auditorium del Liceo Campanella a Lamezia Terme,…

Pubblicato il: 25/05/2016 – 13:35
«Francesco e Pasquale devono vivere»

LAMEZIA TERME «Francesco e Pasquale devono vivere e noi non vi lasceremo soli». A parlare è don Luigi Ciotti, presidente di Libera, all’interno dell’auditorium del Liceo Campanella a Lamezia Terme, gremito di tanti studenti, professori e gente comune. Ma le sue parole sono soprattutto per i familiari di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, i due netturbini uccisi a Lamezia il 24 maggio del ’91.
«Oggi sono qui, dopo essere stato il 23 maggio a Palermo per ricordare Falcone e il 24 in Puglia a ricordare la sua scorta – dice don Luigi –.Giorni intensi, questi, ma sono qui anche per abbracciare Eugenio, che quella mattina di venticinque anni fa riuscì a salvarsi»
«Non vi lasceremo soli – continua –, c’è bisogno di scoprire la verità e arrivare alla giustizia. Ad oggi ancora molti familiari delle vittime di mafie non la conoscono questa verità».
Giustizia, verità, ma prima di tutto conoscenza come l’unica via per poter diventare delle persone responsabili. «I dubbi sono più sani delle certezze», come ama ripetere don Ciotti. Ma anche tanta memoria, parola ripetuta più volte nel suo intenso discorso, perché «i nomi non vanno scritti solo sulle lapidi ma anche dentro di noi, affinché ci diano forza e motivazione».
Un incontro, quello di questa mattina, all’interno di una scuola come simbolo da cui poter parlare e arrivare a tutti i ragazzi della città. «A voi dico di fare memoria e incamminarvi sulla strada giusta e di lavorare e studiare onestamente perché siete voi la nostra speranza», le parole commosse di Francesco Cristiano, fratello di Pasquale. Maria, la maggiore delle figlie di Francesco, ha preferito invece raccontare la storia di suo padre e del suo collega, della sua umiltà e dell’orgoglio che mostrava nel fare quel lavoro tanto disprezzato da tutti. «Fate tesoro della loro storia e soprattutto del loro sacrificio», dice con voce tremante.
Don Ciotti, sul finire, da «amico adulto» come lui stesso si è definito, ha lasciato spazio e tempo ai ragazzi che un po’ incuriositi ed emozionati, gli hanno rivolto qualche domanda. «Continuate così, fate in modo di dire “no” a tutto ciò che è male, dal bullismo, alla corruzione, alla ‘ndrangheta. Solo così il “no” può trasformarsi in un Noi che può vincere – ha concluso don Luigi –. Il mio augurio è che voi possiate vivere la vostra vita e che non siano gli altri a viverla per voi».
Nascosti tra gli studenti, erano presenti tanti simboli della lotta alla legalità della città di Lamezia che si sono stretti intorno ai familiari di Tramonte e Cristiano: dall’imprenditore Rocco Mangiardi, a Walter Aversa, figlio del sovraintendente ucciso nel 1992 insieme alla moglie, all’ex sindaco, Gianni Speranza.
Quest’anno, in occasione del venticinquesimo anniversario, oltre all’incontro di oggi, sono state tante le iniziative in città per ricordare i due netturbini. Ieri mattina la commemorazione nell’ora esatta in cui avvenne l’agguato in cui caddero Tramonte e Cristiano, alla presenza dei familiari e dei tanti che hanno voluto ricordarli. Lunedì prossimo invece, nella prefettura di Catanzaro, il coordinamento di Libera Catanzaro, avverrà la cerimonia di premiazione della seconda edizione dei premi intitolati alle due vittime.

Adelia Pantano
redazione@corrierecal.it

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