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Truffa sulle pensioni, sequestrati beni per 2,1 milioni

SIBARI La Guardia di finanza di Sibari ha eseguito oltre 242 decreti di sequestro preventivo, emessi dal Tribunale di Castrovillari, su richiesta della Procura della Repubblica, diretta dal procura…

Pubblicato il: 31/05/2016 – 9:47
Truffa sulle pensioni, sequestrati beni per 2,1 milioni

SIBARI La Guardia di finanza di Sibari ha eseguito oltre 242 decreti di sequestro preventivo, emessi dal Tribunale di Castrovillari, su richiesta della Procura della Repubblica, diretta dal procuratore capo Eugenio Facciolla, nei confronti di altrettanti indagati e indebiti beneficiari di indennità di accompagnamento e indennità previdenziali e assistenziali.
La misura cautelare, rapportata all’indebito beneficio economico ottenuto, il cui valore ammonta ad oltre 2,1 milioni di euro, ha riguardato beni mobili, immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie nella disponibilità degli indagati. Si tratta in particolare di: 120 terreni, 83 abitazioni, 2 locali commerciali, 101 autovetture, 13 motoveicoli. L’esecuzione delle misure cautelari, è stata caratterizzata da complessi accertamenti, anche di natura finanziaria-patrimoniale, che hanno consentito alle fiamme gialle di Sibari di identificare tutti gli effettivi indebiti beneficiari delle indennità; individuare i singoli beni mobili e/o immobili nonché le disponibilità finanziarie da sottoporre a sequestro. La fase esecutiva dei sequestri, espletata anche con il necessario coinvolgimento dei Reparti del Corpo territorialmente competenti, è stata caratterizzata dall’esecuzione complessiva di 149 trascrizioni alla Conservatoria dei Registri immobiliari; 74 trascrizioni al Pra; varie notifiche alla Camera di Commercio; 350 sequestri in banche e/o Poste italiane, oltre alla notifica dei provvedimenti nei confronti di ogni singolo indagato.

LE INDAGINI I finanzieri, già nello scorso mese di ottobre 2015, nell’ambito dell’operazione denominata “Easy Allowance”, avevano eseguito 11 misure cautelari personali nei confronti di persone che attraverso la commissione di una serie di delitti avevano percepito e/o consentito a terzi di percepire indebitamente le indennità pensionistiche, previdenziali e assistenziali erogate dall’Inps di Castrovillari e dall’Inail di Napoli.

TRUFFA INPS I reati perpetrati ai danni dell’Inps relativi a 615 pratiche di pensione illegittime, sono stati caratterizzati – secondo le indagini – dalla fittizia attribuzione ai soggetti indebiti beneficiari della qualità di erede dell’avente diritto, e sono stati attuati attraverso la duplicazione di una legittima e preesistente pratica di rate di pensioni maturate e non riscosse con «beneficiario ultimo artatamente dichiaratosi erede dell’avente diritto». Ma anche attraverso la creazione – ex novo – di una pratica riguardante soggetti deceduti dei quali non era stata mai accertata alcuna richiesta di invalidità civile; l’attribuzione della fittizia qualità di erede universale la predisposizione e utilizzo di falsi atti testamentari opportunamente inseriti nei relativi fascicoli cartacei; il diretto inserimento dei dati nel sistema informatico dell’Inps senza la creazione di una pratica cartacea. In tutte le condotte l’indebita erogazione delle indennità è stata ottenuta attraverso l’inserimento dei dati nel sistema telematico dell’Inps avvenuto con l’utilizzo della matricola di accesso dell’indagato principale, già responsabile dell’ufficio liquidazioni dello stesso ente pubblico, destinatario della misura personale della custodia cautelare in carcere. Le condotte truffaldine – sostengono gli inquirenti – risultano tutte precedute dalla strumentale falsificazione della documentazione attestante i requisiti legittimanti, rilevata a seguito di accertamenti condotti dai finanzieri negli uffici anagrafe dei comuni interessati. Attraverso la documentazione acquisita è stata accertata l’insussistenza dei rapporti di parentela indicati nelle istanze, nonché la falsità della certificazione prodotta a supporto. Gli accertamenti sono stati condotti anche nei distretti sanitari competenti. E attraverso l’esame dei verbali di visita medico-legale collegiale è stata appurata l’inesistenza dello stato di invalidità legittimante l’erogazione delle indennita’. Negli studi notarili e’ stata constatata l’inesistenza degli atti testamentari prodotti a corredo delle istanze di erogazione delle indennità.

TRUFFA INAIL Con riferimento, invece, alle truffe scoperte ai danni dell’Inail relative alle indennità percepite da 22 operatori marittimi, anagraficamente inesistenti, la maggior parte di esse è stata eseguita tramite la diretta immissione dei relativi dati nel sistema informatico dell’Istituto, «in assenza di qualsivoglia documentazione giustificativa». Si tratta, in tal caso, di falsi certificati medici, falsi documenti d’identità, ed estremi di conti correnti bancari on line, accesi tramite promotori finanziari autorizzati e riferiti a soggetti anagraficamente inesistenti, per la cui accensione sono stati utilizzati falsi documenti di identità. L’inserimento di tali dati nel sistema informatico dell’Inail – necessario per consentire la liquidazione delle indennità e la loro successiva erogazione a favore dei soggetti indebiti beneficiari – sarebbe stata eseguita da un dipendente dell’Istituto, già addetto all’ufficio pensioni dello stesso ente, destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari.
Di fondamentale importanza si sono rivelati i complessi e paralleli accertamenti bancari svolti dai finanzieri del gruppo di Sibari, che hanno interessato circa 500 conti correnti/libretti a risparmio/mandati di pagamento, con il conseguente interessamento di oltre 30 istituti finanziari.
L’analisi trasversale di tutta la relativa documentazione acquisita alle indagini, oltre a individuare gli effettivi indebiti beneficiari delle indennità, ha consentito, tra l’altro, di rilevare l’utilizzo da parte del presunto sodalizio di 51 c/c bancari, di fatto intestati a soggetti anagraficamente inesistenti, per incassare, veicolare e polverizzare i proventi derivanti dalle frodi, con l’intento di rendere più difficoltoso la ricostruzione dell’effettivo flusso finanziario.

IL BILANCIO DELL’INCHIESTA L’intera attività investigativa ha consentito, nel tempo, di ottenere nel complesso questi risultati: la denuncia di 12 persone tra l’altro, per i reati di associazione a delinquere e truffa; 22 soggetti (anagraficamente inesistenti), per concorso in truffa; 447 soggetti, per falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e concorso in truffa. Sono stati poi eseguito l’esecuzione: due fermi richiesti dalla Procura di Castrovillari; 11 misure cautelari personali, di cui una in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 6 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; il sequestro preventivo di beni,l del valore complessivo di circa 7 milioni di euro disposto, nel tempo, dalle Procure di Castrovillari, Cosenza, Paola e Lamezia Terme; il sequestro conservativo di beni di 4,5 milioni, disposto dalla Corte dei Conti. A conclusione dell’intera attività espletata, la Procura di Castrovillari ha esercitato l’azione penale con conseguente rinvio a giudizio di oltre 350 indagati perché ritenuti indebiti beneficiari delle indennità.

PARLA FACCIOLLA «Si tratta di un’operazione complessa e molto importante perché, grazie all’intuito della Guardia di finanza, si e’ compreso che non si era in presenza di una truffa isolata, ma di una serie articolate di truffe e di simili reati gestiti da un’organizzazione che era stata in grado di dotarsi di strumenti che le hanno consentito d’incassare, nel corso di anni, più di 4,6 milioni ai danni dello Stato». Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Eugenio Facciolla, incontrando i giornalisti per illustrare gli esiti dell’operazione “Easy Allowance 2” condotta dalla Guardia di finanza di Sibari. «Siamo riusciti – ha aggiunto il procuratore – una volta scoperto tutto il giro e tutte le attivita’ ed eseguite le misure cautelari, attraverso un lavoro davvero certosino, a recuperare, attraverso sequestri fatti in tutta Italia, più di due milioni di euro per lo Stato. Cosa, questa, molto importante perché siamo forse in presenza di uno dei pochi casi in cui si riesce n
on solo ad accertare i responsabili dei reati ma anche a recuperare o a limitare il danno prodotto alle casse dello Stato».
Per il comandante provinciale di Cosenza della Guardia di finanza, colonnello Marco Grazioli, «è stata portata alla luce una truffa estesissima che ha coinvolto centinaia di persone che hanno sottratto risorse importanti per il territorio. Siamo riusciti non solo a perseguire questo reato grave, ma soprattutto a recuperare le risorse che verranno messe di nuovo a disposizione della collettivita’ per un vero sviluppo in un’economia di piena legalità. Questo almeno e’ cio’ che ci auguriamo”.

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it

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